La coabitazione fra Jsw e Metinvest a Piombino non riguarderà soltanto l’area siderurgica ex Lucchini, ma anche il porto: e proprio questa incognita, secondo quanto emerso dall’ultimo incontro dei sindacati con i rappresentanti di Jsw, frena la firma dell’accordo di programma relativo al gruppo Jindal, dopo la firma dell’accordo Metinvest avvenuta ormai mesi fa. Giovedì 19 febbraio diventa dunque un’altra giornata di attesa – in questo caso, dell’ennesimo incontro presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy – mentre un problema tecnico come il cedimento del sottoforno del treno rotaie mette in allarme i sindacati anche dal punto di vista della tenuta dello stabilimento.
Le dichiarazioni di Macelloni (Fiom)
“Jsw dichiara che è prontissima anche domani a firmare l’accordo di programma, ma che la difficoltà nasce dall’area portuale, ovvero dalla banchina, perché quella che era stata promessa a Metinvest nel suo accordo di programma lo Stato e l’Autorità portuale non hanno i soldi per farla“, rivela Mauro Macelloni, sindacalista Fiom. “La soluzione diventa utilizzare la banchina esistente – dice -, che ha una parte a spiovente nel mare che oggi non è utilizzabile perché ci va fatto un importante intervento di manutenzione, e la parte a terra. Allora, Metinvest chiede che nell’accordo di programma di Jsw le venga data la parte che va a mare, e la stessa Metinvest farà gli investimenti necessari per poterla utilizzare. Jsw dice che un pezzo di quella banchina deve invece rimanere a suo uso, perché altrimenti non scaricherebbero le navi: e questo sembra che rallenti l’accordo di programma”.
Da Jsw a Magona, lo stallo della siderurgia
Una soluzione al tema della banchina, dunque, potrebbe essere necessaria per uscire dallo stallo attuale, nel quale il Comune non procede alla variante urbanistica senza che con l’accordo di programma Jsw si assuma i suoi obblighi ambientali, economici e occupazionali, e Jsw senza la variante non procede al revamping del treno rotaie per il quale ha già acquistato e portato a Piombino materiali per oltre 50 milioni di euro. “Ci sono un po’ di problemi”, ammette il sindaco Francesco Ferrari. “Confido però – aggiunge – che, attraverso la professionalità e la collaborazione degli enti pubblici tutti si possa arrivare a sottoscrivere un accordo di programma veloce che dia le stesse garanzie del precedente”. Ferrari ha spiegato che il Comune sta trattando “per arretrare sempre più le aree industriali rispetto alla città, forti anche del fatto che il territorio che fino ad oggi l’industria piombinese ha occupato era di gran lunga superiore rispetto a quello che effettivamente serviva”.
Magona, a rischio la convocazione del 25 febbraio
Ma è tutta la siderurgia piombinese a essere ferma. “Stiamo aspettando il 25 la convocazione al Ministero – osserva Macelloni -, ma Liberty Magona è un’azienda che è fallita e a cui il giudice non ha ancora concesso la Cnc, è ancora nella fase di domanda aperta e questo blocca l’ingresso di Trasteel. Non c’è ancora l’atto del giudice che l’approva, siamo ancora nella fase precedente. E questi ritardi, secondo noi, vengono dal fatto che Liberty non riesce a dare quelle garanzie che il giudice per approvare la Cnc ha chiesto. Il rischio è che se non si va a un’amministrazione straordinaria, come avevamo chiesto noi sindacati, è che si possano allungare i tempi, ma Liberty non ha più tempo perché già questo mese i lavoratori hanno riscosso il 50% di stipendio, e se continua a non lavorare per il prossimo mese il rischio è che rimaniamo a zero”.
Il punto anche in commissione al Senato
La situazione di Piombino è stata anche al centro di una seduta della IX commissione del Senato per le aree di crisi industriale complesse. “Sono passati ben 13 anni dal riconoscimento di Piombino come area di crisi industriale complessa – ha detto Lorenzo Fusco (Uilm) – Onestamente però, tranne questa definizione e tranne l’utilizzo sempre più diffuso di ammortizzatori sociali, non si sono viste azioni concrete per riqualificare questo territorio”, “l’unico risultato concreto è che siamo passati da oltre 2.400 lavoratori diretti a circa 1.300. Zero bonifiche, zero investimenti”.
L’allarme, a giudizio di Fusco, è soprattutto per la Magona, “da anni ostaggio del gruppo Liberty – aggiunge Fusco – Ci aspettiamo il 25 febbraio, quando ci sarà il prossimo incontro al Ministero, di avere certezze sul passaggio al gruppo Trasteel”. Sul tema il presidente della delegazione livornese di Confindustria Toscana Centro e costa, Piero Neri, ha mostrato un cauto ottimismo: “E’ uno stabilimento che ha sempre goduto di ottima salute e di richieste di mercato. Quindi mi auguro che anche questa crisi finanziaria che attanaglia lo stabilimento possa essere risolta”.
Leonardo Testai