Un visore per il tour immersivo nella Volterra che fu
La tecnologia entra nell’Acropoli di Volterra per cambiare il modo di visitare e comprendere uno dei principali patrimoni archeologici della Toscana. Il progetto Velathri Immersiva è stato sviluppato nel Parco Archeologico Enrico Fiumi con un obiettivo preciso: rendere leggibili resti, fondazioni e stratificazioni che, soprattutto per un visitatore non specialista, non consentono sempre di immaginare quale fosse l’aspetto originario dell’antica città.
La soluzione mette insieme realtà aumentata e virtuale, modellazione 3D, tour virtuali, narrazione digitale, piattaforma web e meccanismi di gioco. L’esperienza può essere vissuta direttamente nel sito archeologico, utilizzando visori e contenuti immersivi che si attivano lungo il percorso, oppure da remoto attraverso un tour virtuale interattivo. È prevista anche la possibilità di ottenere punti e riscattare premi.
Cinque tappe per ricostruire l’antica Velathri
La visita si sviluppa attraverso cinque tappe secondo una sequenza cronologica, dalle origini dell’insediamento fino alla ricostruzione dell’Acropoli nel II secolo avanti Cristo. Le tecnologie digitali permettono di sovrapporre ai resti archeologici attuali le ricostruzioni del Tempio Tardo-Arcaico, del Tempio B, del Santuario di Demetra, del Tempio A e degli spazi sacri dell’antica Velathri. Quello che sul terreno appare come un insieme di frammenti e fondazioni diventa così un racconto visivo e sonoro, con elementi ludici ed educativi.
Un capitolo specifico riguarda l’accessibilità. Nel sito pilota sono stati installati otto pannelli dotati di Qr code, progettati per rendere i contenuti fruibili da adulti, bambini e persone in sedia a rotelle. Le esperienze di realtà virtuale vengono effettuate da seduti per ragioni di sicurezza e comfort, mentre per quelle in realtà aumentata sono previsti differenti punti di attivazione.

Quattro imprese insieme al Cnr
A realizzare Velathri è stata una squadra che mette insieme competenze tecnologiche, scientifiche e imprenditoriali. Faserem, capofila del progetto, ha curato l’ideazione del percorso, la narrazione, la modellazione tridimensionale, i contenuti visuali e lo sviluppo del tour virtuale. Qbitsoft Srl ha sviluppato l’applicativo destinato ai visori di realtà aumentata e virtuale, mentre 2R Studio ha realizzato la piattaforma web, integrato il tour virtuale e progettato i flussi attraverso i quali vengono fruiti i contenuti digitali. A Stargate Consulting Srl è spettato invece il compito di affiancare i partner industriali nell’analisi dei fattori competitivi, delle possibilità di valorizzazione economica e della trasferibilità del progetto ad altri contesti.
Alla componente imprenditoriale si è affiancato il Cnr – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, che, soprattutto attraverso il contributo di Giorgio Franco Pocobelli, ha svolto attività di ricerca bibliografica e archeometrica, rilievi digitali e validazione scientifica. Il Comune di Volterra ha sostenuto fin dall’inizio l’iniziativa, collaborando al progetto e coordinandosi con la Soprintendenza.
Un modello da esportare oltre Volterra
Il progetto non punta però a fermarsi all’Acropoli di Volterra. L’idea è che la combinazione fra ricerca scientifica, ricostruzione digitale, tecnologie immersive e accessibilità possa diventare un modello replicabile in altri siti archeologici e culturali, soprattutto dove la rilevanza del patrimonio non è accompagnata da resti immediatamente comprensibili al visitatore.
«La tecnologia non sostituisce il sito archeologico, ma lo potenzia, aiutando il visitatore a immaginare ciò che oggi non è più visibile», spiega Federico Nardini, referente di Faserem. Ed è proprio sulla possibilità di trasferire l’esperienza maturata a Volterra ad altre realtà che i partner intendono adesso giocare la partita successiva. (em)
