Il Comune di Piombino non ha cambiato idea e posizione sul rigassificatore Italis Lng di Snam, che è operativo in porto dal 2023: nell’ambito della procedura di Valutazione di impatto ambientale istruita dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, il Nucleo tecnico di valutazione del Comune di Piombino ha espresso formalmente un parere negativo di compatibilità ambientale e urbanistica che è stato trasmesso a Roma. Il verdetto, formulato al termine della seduta coordinata dal presidente Luca Favali con i tecnici Michela Carletti e Stefano Vivarelli, ha recepito e confermato i giudizi contrari espressi dal sindaco Francesco Ferrari e dai dirigenti dei settori Lavori pubblici e Programmazione territoriale.
“Per l’ingresso nella rete Snam servirebbe una variante”
Al centro della bocciatura, secondo quanto si legge nelle 557 pagine prodotte dall’amministrazione piombinese, ci sono difformità con la pianificazione comunale. In particolare, l’impianto terminale Pidi n.2 – Pde, ossia l’interconnessione a terra e il punto di ingresso nella rete di trasporto nazionale di Snam per il gas rigassificato da Italis, così come il sistema di correzione dell’indice di Wobbe (necessario per allineare le caratteristiche chimico-fisiche del gas rigassificato agli standard della rete italiana) in località Vignarca ricadono in un’area agricola.
Ragione per cui, secondo il Comune, per consentire l’insediamento di una simile infrastruttura industriale occorrerebbe una variante urbanistica, con un iter che richiederebbe una conferenza di copianificazione regionale in base alla legge Marson, indagini geologico-tecniche e una Valutazione ambientale strategica con Valutazione di incidenza ambientale vista l’immediata adiacenza alla Riserva naturale provinciale Padule Orti-Bottagone ed all’area ex Anpil della Sterpaia.
Si teme una forte riduzione del traffico commerciale
L’istruttoria tecnica contesta duramente anche il profilo della temporaneità e le garanzie economiche dell’intervento. A fronte di un ormeggio temporaneo in banchina ipotizzato per non oltre tre anni, la prospettiva di un esercizio della nave da 22 a 25 anni a parere del Comune determina un impatto paesaggistico e strutturale permanente sulla costa, privo di adeguate misure di mitigazione. A ciò si aggiunge, secondo il parere depositato, l’assenza di idonee garanzie finanziarie tramite polizza fideiussoria necessarie a coprire i costi di dismissione completa dell’opera e di ripristino agronomico e ambientale dei luoghi, al termine della vita utile del rigassificatore. E anche sotto il profilo della sicurezza e della gestione portuale i tecnici evidenziano criticità per un impianto classificato quale stabilimento a rischio di incidente rilevante di soglia superiore.
Per quel che concerne l’operatività del porto, il Comune paventa una forte riduzione del traffico commerciale: durante le operazioni di rifornimento di Gnl da nave metaniera (stimate in circa 1.600 ore all’anno), è vietata la presenza di altre navi o personale non addetto, imponendo una drastica riduzione del traffico delle navi mercantili (bulk carrier) e vincoli restrittivi all’accessibilità del porto. La presenza della metaniera affiancata alla Fsru, secondo i tecnici, riduce lo spazio acqueo a tal punto che le navi cargo in transito rischiano l’incaglio sui bassi fondali o passaggi a distanze di sicurezza estremamente ridotte (meno di 10–12 metri). (lt)
