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16 ottobre 2026

Manetti: «Chi si oppone alla nuova pista di Peretola non vuole lo sviluppo»

Intervista al presidente della Camera di commercio di Firenze. “Non accetto la parola “overtourism”, il turismo serve tutto. Siamo preoccupati per l’aumento dei costi per le imprese”.

Massimo Manetti, presidente della Camera di commercio di Firenze

Massimo Manetti, presidente della Camera di commercio di Firenze

“Perchè ci sono ancora così tanti contrari? Chi si oppone alla nuova pista di Peretola non vuole lo sviluppo, non mi viene altra risposta”. Massimo Manetti, presidente della Camera di commercio di Firenze, uomo pacatissimo, si inalbera alla domanda sul fronte del no. Del resto quarant’anni dopo il primo volo di linea il Vespucci è ancora senza una pista adeguata al rango della città.

In questa intervista Manetti spazia su tutti i temi caldi di Firenze, dai disagi per i lavori per la tramvia alla polemica per l’assalto dei turisti alla città: “Overtourism è una parola che non accetto, è denigratoria. Il turismo serve tutto”.

Distretto dell’aerospazio: dopo la proposta lanciata da Francesco Macrì, presidente di Leonardo, nel corso del forum organizzato dalla Camera di commercio di Firenze, l’argomento continua a tenere banco. L’industria aerospaziale ha una lunga tradizione in Toscana, da Firenze a Livorno: perché non cogliere le opportunità per svilupparla, in una fase storica in cui la sicurezza è tornata al centro degli interessi degli Stati? 

«L’aerospazio è già una realtà industriale importante in Toscana. Penso ai quattro stabilimenti di Leonardo a Campi Bisenzio, Pisa, Montevarchi e Abbadia San Salvatore, ma anche a un ecosistema di piccole e medie imprese tecnologicamente avanzate, che occupano migliaia di lavoratori qualificati. Le recenti missioni satellitari dell’Esa, alle quali hanno contribuito tecnologie realizzate a Campi Bisenzio, dimostrano le competenze che il nostro territorio è in grado di esprimere. Nel territorio fiorentino esistono le condizioni per sviluppare ulteriormente queste attività, creando nuova occupazione qualificata. La Camera di commercio deve contribuire a dare impulso a questo segmento dell’economia». 

Il consenso sul distretto aerospaziale è pressoché unanime. Ma come si passa dalle parole ai fatti? La Camera di commercio è pronta a promuovere un tavolo operativo con aziende, imprese e istituzioni, fissando obiettivi e scadenze? 

«La Camera di commercio è espressione delle categorie economiche: se queste ce lo chiedono, siamo pronti a convocarlo». 

Quarant’anni fa l’aeroporto di Peretola conquistava definitivamente voli di linea stabili. Quarant’anni dopo non abbiamo ancora un’infrastruttura adeguata alle esigenze della città e della Toscana. Si ripete sempre che bisogna accelerare. Ma evidentemente non basta dirlo. Cosa occorre fare? 

«In questo momento occorre attendere che la giustizia si pronunci sui ricorsi contro l’allungamento della pista. La Camera di Commercio, anche come azionista di Toscana Aeroporti, sostiene il progetto e ha condiviso la decisione della società di costituirsi in giudizio. Il costo economico del mancato adeguamento è stimato da Unioncamere Toscana e Uniontrasporti in quasi 3 miliardi di euro nell’arco di 25 anni. E secondo un nostro studio, con la nuova pista il traffico potrebbe crescere dagli attuali 3,84 milioni di passeggeri annui a 5,5 milioni, con un impatto economico sul territorio che passerebbe da 350 a 500 milioni di euro l’anno». 

E se il Tar desse ragione ai ricorrenti, quale sarebbe la strada da percorrere? 

«Sono fiducioso che alla fine le ragioni della nuova pista prevarranno. In ogni caso, valuteremo con gli altri soci il da farsi». 

Perché nella Piana fiorentina c’è un’opposizione così radicata a questa infrastruttura, che peraltro ha un impatto ambientale per il quale la normativa non richiede un’autorizzazione dell’Ue? 

«Qualche idea me la sono fatta, ma alla fine la risposta non può che essere una: chi si oppone alla nuova pista non vuole lo sviluppo del territorio». 

La Camera di commercio ha consegnato al Comune uno studio sulla logistica del centro storico di Firenze. Sono passati sei mesi: quanto di quelle proposte è stato effettivamente recepito? 

«Lo studio commissionato a Uniontrasporti ha individuato alcune criticità: scarsità delle aree di carico e scarico, frammentazione delle consegne, rigidità degli orari di accesso alla Ztl e sovrapposizione dei flussi di traffico. Le proposte comprendono la prenotazione digitale degli stalli, una revisione delle regole di accesso alla Ztl, la creazione di micro-hub logistici e incentivi alla ciclologistica. Il documento è stato consegnato al Comune per contribuire alla stesura del Piano urbano della logistica sostenibile. Sei mesi, in parte estivi, sono pochi per un intervento di questa portata. Un primo risultato è l’avvio della sperimentazione del mini-hub in piazza Ghiberti». 

Veniamo alla situazione dell’economia fiorentina: ci sono dati in chiaroscuro. Più scuro che chiaro. 

«I dati del primo semestre sono migliori delle attese. La previsione di crescita del Pil fiorentino per il 2026 è stata rivista dallo 0,5% allo 0,8%. Anche l’export tiene, dopo un 2025 eccezionale. Ma è un equilibrio fragile. La principale minaccia è l’aumento dei costi energetici, soprattutto del gas. Le imprese temono forti rincari dei costi produttivi, con conseguenze sulla competitività e sui prezzi al consumo». 

Tra l’altro, il vostro ultimo rapporto prevede una crescita di appena lo 0,3% nel 2027. Siamo praticamente alla stagnazione. 

«Appunto. Il dato, molto prudente, è dovuto alla grande incertezza sui costi legata alla crisi internazionale. Temiamo che si ripercuotano sulla crescita del nostro territorio». 

Lei condivide i timori per il rischio di deindustrializzazione della Toscana? 

«Sì, la Camera di commercio condivide anche le azioni per la reindustrializzazione ed è disponibile a dare il proprio contributo». 

Ma servirebbero poche iniziative pilota mirate. Invece anche la Camera di commercio interviene con bandi in molteplici direzioni. Ma così non si disperdono le risorse? 

«Noi siamo un ente di rappresentanza e dobbiamo rappresentare tutti, anche le piccole imprese che hanno bisogno di contributi su esigenze specifiche. Peraltro, non abbiamo nemmeno le disponibilità economiche per sostenere un piano strategico. Individuiamo le necessità e diamo una risposta. Tutti i bandi per contributi a fondo perduto dell’ultimo anno sono andati esauriti: evidentemente abbiamo lavorato bene». 

A suo parere, come è amministrata Firenze? Di cosa ha bisogno oggi la città? 

«Le nuove linee della tramvia sono opere importanti, destinate a migliorare la mobilità e l’immagine della città. Quando la rete sarà a regime credo che contribuirà a un giudizio positivo sull’amministrazione. È necessario accelerare la conclusione dei lavori. La giunta deve però impegnarsi anche su altri fronti: nuovi alloggi a prezzi accessibili, infrastrutture e logistica». 

Ma c’è qualcosa che si sarebbe potuto fare meglio? 

«Se ho una critica da fare, riguarda il modo in cui è stata comunicata l’importanza dei lavori per la tramvia, che adesso stanno creando disagi ai cittadini. Mi spiego meglio: oggi si vede solo la parte negativa, i disagi, e non quella positiva che verrà, un sistema di trasporti degno di una metropoli europea. Si doveva fare meglio». 

Come si immagina Firenze tra dieci anni? 

«Me la immagino come una metropoli europea, integrata con l’area metropolitana e collegata con il resto della regione da infrastrutture all’altezza». 

Oggi, però, secondo alcuni è una città che sta morendo di overtourism, eccesso di turismo… 

«“Overtourism” è una parola che non accetto, denigratoria per un settore, il turismo, che ha piena dignità economica. Il turismo serve tutto. Ma soprattutto credo che Firenze debba puntare sugli eventi culturali. Non a caso sosteniamo Palazzo Strozzi, che ha ospitato due mostre dai grandi numeri: Rothko, con 301.370 visitatori, di cui 200.000 venuti appositamente a Firenze per la mostra, e Beato Angelico, con 250.000 visitatori. Se dovessi indicare una strada per coniugare turismo, cultura ed economia, ecco, questa sarebbe la migliore. Ma non parlatemi di “troppi” turisti”». 

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