Quarantanove emissioni in quattordici anni: un dato decisamente contenuto, quasi marginale, se confrontato con i numeri di regioni come Lombardia e Veneto. Fino a oggi il mercato dei minibond in Toscana ha viaggiato a marce ridotte, frenato da barriere all’ingresso e da una diffidenza diffusa tra le imprese più piccole verso lo strumento obbligazionario. Tuttavia, i dati più recenti mostrano i primi segnali di un’inversione di tendenza: la metà delle 49 emissioni complessive è stata realizzata negli ultimi 18 mesi, in cui ha preso forma una sorta di “modello toscano” dei minibond, fondato sulla collaborazione tra pubblico e privato.
L’accelerazione dei minibond toscani è stata al centro di un convegno promosso a Firenze da Artigiancredito, che è parte di quella filiera pubblico-privata. Il riferimento non è il modello della Cdp, basato su emissioni fino a 10 milioni di euro e garanzie pubbliche al 100% a prima richiesta, bensì la realtà delle Pmi del territorio. E per rendere i minibond accessibili anche per operazioni di taglio ridotto – il taglio medio registrato da Artigiancredito è di circa 650.000 euro – la Regione Toscana è intervenuta direttamente per abbattere i costi di struttura con una misura ad hoc che prevede un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese di emissione (fino a 25.000 euro), il rimborso del 100% delle commissioni di garanzia (fino a 30.000 euro) e una controgaranzia del Fondo Centrale di Garanzia al 50% sulle emissioni.
“Abbiamo 5-6 operazioni in corso”
Questo schema pubblico-privato poggia su una filiera di soggetti locali. Artigiancredito ha già accompagnato 25 aziende in questo percorso, sottoscrivendo direttamente 8 operazioni. Fidi Toscana opera invece con un quadruplice ruolo: garante accreditato (previa rigorosa valutazione del merito creditizio), selezionatore (originator) delle imprese, facilitatore burocratico per l’accesso ai bandi e potenziale coinvestitore. Al network si unisce la Federazione Toscana delle Banche di Credito Cooperativo, che al convegno, per bocca del direttore Alessandro Moretti, si è detta pronta a investire risorse proprie per sostenere le emissioni delle Pmi del territorio.
“Abbiamo circa 5-6 operazioni in corso già oggi, quindi è evidente che la macchina si è messa in moto e sta accelerando, sono convinto che a fine 2026 saranno veramente numeri importanti”, spiega Fabio Petri, presidente di Artigiancredito, osservando che la Regione “ha fatto uno sforzo importante”, sia sull’abbattimento dei costi di accesso sia su quello delle garanzie. Il minibond, secondo Petri, “non è uno strumento per tutte le stagioni”, ma rappresenta uno strumento complementare alla finanza bancaria, capace di offrire un’alternativa in un contesto di mercato e normativo sempre più complesso.
La Regione tornerà alla carica per il 100% di Sici
“Questo approccio è la benzina che farà decollare il tessuto economico toscano”, sostiene Leonardo Frigiolini, fondatore e presidente di Frigiolini & Partners Merchant e amministratore delegato di Fundera, piattaforma fintech autorizzata al collocamento di strumenti finanziari di debito ed equity. Secondo Frigiolini, il mercato dei minibond rappresenta “un secondo pozzo” di finanziamento per le imprese, potenzialmente più ricco del tradizionale credito bancario, ma richiede un’attività di accompagnamento delle aziende lungo tutto il percorso di emissione.
Per strutturare ulteriormente l’intervento regionale, l’assessore all’Economia Leonardo Marras ha ribadito la volontà di acquisire Sici (Sviluppo Imprese Centro Italia) entro la fine dell’anno, portando a termine un progetto già impostato da tempo ma arenatosi. Un’operazione che, ha spiegato l’assessore, consentirà di affiancare ai 5 milioni di euro già stanziati ulteriori risorse regionali, da destinare alla sottoscrizione dei minibond attraverso Sici, con l’obiettivo di consolidare un vero e proprio mercato dei capitali di prossimità per le Pmi toscane.
Leonardo Testai
