A più di dieci anni dall’entrata in vigore della legge regionale 65/2014 sul governo del territorio, poi integrata col Piano di indirizzo territoriale (Pit) che ha valore di Piano paesaggistico (e dunque detta prescrizioni e vincoli), la domanda è se questi due strumenti – con cui la Regione Toscana puntava a contrastare il consumo di suolo, ridurre i tempi della pianificazione urbanistica comunale e favorire uno sviluppo sostenibile – abbiano raggiunto gli obiettivi prefissati.
Il Rapporto 2025 approvato dalla Giunta regionale
“Non ancora”, è la risposta che emerge leggendo il Rapporto 2025 sugli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica, elaborato dalla Direzione regionale Urbanistica e integrato con un approfondimento dell’Irpet. Quel Rapporto, promosso dall’Osservatorio paritetico della pianificazione e visionato al Tavolo di concertazione riunitosi il 29 luglio scorso con i rappresentanti delle istituzioni, le parti sociali, le associazioni ambientaliste, il mondo della cultura, delle università e delle professioni, è stato approvato nelle settimane scorse dalla Giunta regionale, prima di essere trasmesso al Consiglio.
Una media di 270 ettari di suolo consumato ogni anno
Innanzitutto il Rapporto indica che il consumo di suolo effettivo in Toscana non si è arrestato, anzi ha fatto un balzo significativo nel 2023, quando ha toccato il record di 337 ettari contro i 272 ettari consumati nel 2022 (nel 2021 erano stati 291 ettari, nel 2020 erano 249). La media toscana dal 2016 al 2023 è un consumo di suolo effettivo di 270 ettari all’anno “dei quali solo una piccola parte è irreversibile e riguarda edifici e infrastrutture”, precisa il Rapporto.
Il tempo tra avvio del piano strutturale e approvazione del piano operativo è 7,5 anni
In secondo luogo il Rapporto sottolinea i tempi della pianificazione urbanistica, che sono ancora lunghi: il tempo medio impiegato da un Comune tra l’avvio del piano strutturale (Ps) e l’approvazione del piano operativo (Po) resta di circa sette anni e mezzo, esattamente com’era sulla base della vecchia legge regionale 5/95, mentre la legge 1/2005 aveva contenuto leggermente i tempi medi di formazione a sette anni.
La conformazione dei piani urbanistici al Pit
Dei 273 Comuni toscani, al momento 131 hanno approvato un piano struttuale (in regime ordinario o transitorio) conforme al Piano paesaggistico regionale, mentre 132 hanno approvato un piano operativo o un regolamento urbanistico conforme al Pit-Ppr. “La metà dei piani toscani è già conformata“, sottolinea il Rapporto rilevando che sono state fatte 403 conferenze di conformazione.
Per la piena attuazione della legge 65/2014 ci vorrà però ancora del tempo. Quanto, nessuno lo sa. “A quel punto avremo una pianificazione strutturale stabile e una pianificazione operativa a decadenza quinquennale – afferma il Rapporto – sulla quale le amministrazioni potranno concentrare un agile perseguimento delle strategie, con tempi della pianificazione, per la prima volta, molto contenuti”.
Gli effetti del Piano paesaggistico sulle attività economiche
Infine il report dell’Irpet sugli effetti economici del Pit-Ppr, diretto a valutare l’andamento delle attività economiche attraverso i contratti di lavori dipendente, non rileva “tendenze peggiorative” per effetto della messa in opera dello strumento regionale di tutela paesaggistica: come dire che il Pit, con i suoi vincoli e prescrizioni che all’epoca avevano sollevato proteste (anche) delle professioni tecniche, non ha frenato l’economia toscana.
Silvia Pieraccini