Nel 2025 la metà delle imprese manifatturiere in Toscana non ha effettuato investimenti, in un contesto di incertezza che gli ultimi scossoni della politica economica Usa – dopo la bocciatura dei dazi di Trump da parte della Corte suprema – non aiutano affatto a mitigare. Lo rivela un’indagine effettuata dall’Irpet, parte del rapporto annuale dell’istituto che cerca di fotografare lo stato dell’economia regionale. Un’economia in fase di stagnazione: sebbene la stima sul Pil 2025 (+0,8%) sia migliore sia del +0,6% medio nazionale sia del +0,3% stimato nelle scorse settimane da Ires Toscana, nemmeno nel 2026 si uscirà dall’ambito degli zeri virgola, con un +0,7% pari al dato italiano.
La quota delle imprese in Toscana che hanno dichiarato di aver rinunciato agli investimenti nel 2025 risulta più elevata nel comparto moda (55%) rispetto al resto del manifatturiero (48%). “La composizione degli investimenti – si legge nel rapporto – suggerisce che le imprese si siano concentrate soprattutto su interventi di adeguamento e rafforzamento delle condizioni operative, in un contesto caratterizzato da elevata incertezza, più che su strategie di espansione della capacità produttiva”. Per il 2026 prevale l’aspettativa di stabilità degli investimenti, ma nella moda la quota di imprese che prevede una loro riduzione (25%) risulta più elevata rispetto all’analoga quota attribuibile al manifatturiero non moda (12%). E molte imprese dichiarano di non essere in grado di formulare una previsione, a conferma di una visibilità ancora ridotta sulle prospettive di breve e medio periodo.
I dazi sono ancora un’incognita
Se l’instabilità e l’incertezza sono nemiche degli investimenti, così come la forte pressione esercitata dai costi di produzione e dalla debolezza della domanda, anche una notizia apparentemente positiva come il pronunciamento della Corte suprema Usa sui dazi non fa (ancora) stappare lo champagne in Toscana. “E’ uno scenario di caos, da un giorno all’altro cambiano i riferimenti che abbiamo di fronte”, sottolinea Nicola Sciclone, direttore dell’Irpet, secondo cui “le dinamiche dell’export sono positive per la Toscana fino al terzo trimestre del 2025, ma naturalmente si scontano alcuni effetti di contabilizzazione legate anche a rimodulazioni nellacatena del valore di alcune grandi imprese multinazionali nel comparto farmaceutico, e si sconta anche in questo buon andamento anche un tentativo di accelerare le vendite rispetto all’applicazione dei dazi”.
Dunque, avverte Sciclone, “dobbiamo aspettare le prossime statistiche per fare un bilancio più complessivo, naturalmente questo quadro di assoluta tensione e incertezza, ribaltato da questa sentenza, alimenta uno scenario complessivo che naturalmente non rappresenta un impulso alla accelerazione del ciclo economico perché ovviamente fa aleggiare sulle prospettive della domanda internazionale pesanti elementi di incertezza”. Anche se, precisa il direttore dell’Irpet, “il superamento della politica protezionistica attuata dal governo americano è un dato che va accolto con speranza”.
Per Giani è un bicchiere mezzo pieno
La rosa di analisi dell’Irpet, che riprende studi già effettuati dall’istituto in ambiti dalla produzione industriale all’occupazione, dall’export al turismo, spinge comunque a una certa positività il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, malgrado i dati sugli investimenti: “Una lettura generale – sostiene – mostra senza dubbio luci e ombre, ma vorrei cogliere soprattutto i segnali incoraggianti. Come l’inversione di tendenza mostrata dal settore della moda, con segnali di vitalità e, speriamo, di rilancio. Oppure l’export: al totale nazionale la Toscana contribuisce per il 14%, in uno scenario internazionale molto complicato. E infine il mercato del lavoro: la disoccupazione non supera il 4%. Possiamo sicuramente discutere della qualità del lavoro stesso, ma questo è un altro dato positivo”.
Il perimetro della reindustrializzazione
Sullo sfondo c’è il tema della reindustrializzazione, che secondo Sciclone va posto “in una dimensione corretta, che è quella di un processo inevitabile di crescita del peso del terziario che è comune a tutte le economie occidentali più sviluppate. E’ importante mantenere un cuore pulsante della manifattura perché è lì che abbiamo le innovazioni più importanti, i salari più alti e l’impiego di lavoratori a più alta qualificazione. Il manifatturiero dà un importante contributo alla creazione di valore aggiunto”.
Anche Leonardo Marras, assessore regionale all’economia, avverte: “Questo processo di terziarizzazione è in corso storicamente da tanto tempo in tutta questa parte di mondo, pensare di ritornare a condizioni diverse è forse sbagliato”, per cui “l’idea di resistere e di contrastare il declino industriale è importantissima, è necessaria, è indispensabile perché il nostro paese continua ad avere un processo di benessere soltanto se continua ad avere un rilievo e un primato nelle produzioni di beni di consumo”, tuttavia un altro discorso è “invertire una tendenza rispetto alla quale forse la forza pubblica non è sufficiente a determinare un fenomeno diverso”. E quindi “!la contrapposizione tra servizi, in modo particolare il turismo, e l’industria, secondo Marras “non ha molto senso”.
La sfida, a fronte del quadro geopolitico, “è quella di ridurre per quanto possibile un eccesso di dipendenza a monte nell’importazione di materie prime e di beni intermedi”, sostiene Sciclone, secondo cui “dobbiamo essere bravi a fare import substitution, e quindi sostituirlo con produzioni territorialmente concentrate, se non in Toscana quantomeno in Italia o dentro l’Europa, diciamo, soprattutto rispetto a mercati che possono essere più pericolosi perché soggetti a tensioni geopolitiche. Lo abbiamo imparato tutte le volte che in questi ultimi mesi e anni guerre e vicende varie hanno bloccato le catene di fornitura”. E c’è da “potenziare il livello degli scambi commerciali dentro l’Europa – conclude il direttore dell’Irpet -, perché ovviamente una quota importante di export verso alcuni paesi che naturalmente è soggetta a una maggiore vulnerabilità: Cina, Russia e altri paesi in via di sviluppo”.