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04 febbraio 2026

Rapporto Ires-Cgil, pochi investimenti produttivi e sviluppo fermo da 15 anni

Negli ultimi anni dinamica più debole della media italiana: e secondo i ricercatori il Pil regionale 2025 si ferma al +0,3%.

Leonardo Testai

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Una regione con pochi investimenti produttivi, dove prosegue la ‘terziarizzazione debole’ basata sui servizi a basso valore aggiunto, e dove ci sono sì isole di relativa prosperità, ma in un mare di stagnazione: è la Toscana fotografata dal rapporto Ires redatto per la Cgil regionale, che mostra come dopo il rimbalzo post-pandemico la crescita del Pil si sia affievolita, con un +0,3% stimato per il 2025. Un quadro preoccupante, con 20mila posti di lavoro a rischio in prospettiva secondo l’istituto di ricerca.

“Il Pil reale della Toscana nel 2025 – accusa il sindacato – è solo lievemente superiore a quello del 2007 e del 2019, a dimostrazione di uno sviluppo fermo da oltre quindici anni e di un processo di deindustrializzazione ormai evidente”. Per Maurizio Brotini, presidente di Ires Toscana, “senza un cambiamento del modello di sviluppo, che presupponga la centralità della manifattura, il rifiuto dell’economia di guerra e dell’aumento delle spese per gli armamenti, la riapertura di canali diplomatici ed economici con i Brics, specie sulla questione energetica, il rischio è una stagnazione di lungo periodo. Siamo dentro una trasformazione che ha i caratteri della crisi”.

Investimenti 2025: Toscana +0,7%, Italia +2,4%

“Uno degli elementi più critici messi in luce dallo studio – spiega Andrea Cagioni, ricercatore di Ires Toscana – è il crollo degli investimenti. Negli ultimi cinque anni la Toscana registra una dinamica degli investimenti fissi lordi costantemente inferiore o al massimo allineata a quella nazionale, con un divario particolarmente marcato nel biennio 2022-2023. Anche per il 2025 la crescita stimata degli investimenti regionali (+0,7%) resta ben al di sotto della media italiana (+2,4%), alimentando un circolo vizioso fatto di bassa produttività, scarsi investimenti e salari deboli”.

I mancati investimenti, secondo Ires, non sono figli della crisi. “C’è una ricerca che stiamo facendo e pubblicheremo fra un po’ – afferma Brotini -, perché c’è una vulgata che dice che durante la crisi stanno tutti male. Ci sono stati dati Mediobanca, dati Banca d’Italia, e noi stiamo facendo uno studio su quanti profitti sono stati fatti negli ultimi anni dalle imprese manifatturiere toscane, perché sono stati fatti profitti significativi. Il problema è che non sono andati in investimenti produttivi e non sono andati in salari: sono andati in dividendi per gli azionisti e sono andati in investimenti finanziari”.

Il potere d’acquisto recupera (in parte)

Dal punto di vista dell’occupazione, lo studio Ires conferma il decremento della base manifatturiera e l’aumento della cassa integrazione. Nei primi nove mesi del 2025 le ore complessive di Cig aumentano infatti del 29% rispetto al 2024, trainate dalla cassa integrazione straordinaria (+99,6%), segnale di crisi aziendali profonde e non di semplici difficoltà congiunturali. Oltre il 90% delle ore di Cig si concentra nell’industria. A livello settoriale, le stime del valore aggiunto prevedono un’accentuazione della crisi nella manifattura, da -0,1% nel 2024 a -0,3% nel 2025; si prevede una crescita sostenuta solo per le costruzioni (+1,8%), trainata dall’aumento degli occupati e dagli investimenti pubblici residui nell’ambito del Pnrr, mentre il valore aggiunto in agricoltura (+0,3%) e servizi (+0,5%) aumenta in misura contenuta.

Nel 2025 è proseguito il parziale recupero del potere d’acquisto dei lavoratori: a fronte di un tasso d’inflazione regionale dell’1,4%, l’aumento medio stimato delle retribuzioni lorde è superiore sia nel settore privato (+3,2%) che nel pubblico (+2,0%). Tuttavia, dal 2019 a oggi, la perdita salariale complessiva nel confronto con l’inflazione è del -7,2% per i dipendenti pubblici e del -5,2% per la forza lavoro nel settore privato. Si conferma, secondo la Cgil, un dualismo salariale strutturale livellato complessivamente verso il basso: da un lato industria ad alta specializzazione e terziario avanzato, con salari e stabilità relativamente più elevati; dall’altro, terziario arretrato, commercio, logistica e costruzioni, con retribuzioni medio-basse, discontinuità occupazionale e minore tutela.

“La Regione ci aiuti nelle nostre rivendicazioni”

“I dati Ires ci dicono una cosa molto chiara – afferma Rossano Rossi, segretario generale della Cgil Toscana -: non basta creare occupazione se il lavoro è povero, precario e sottopagato. In Toscana i salari non hanno recuperato quanto perso negli anni dell’inflazione e il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori resta fortemente penalizzato. Intanto crollano gli investimenti e la manifattura tradizionale è in piena crisi, mentre si continua a puntare su un modello di sviluppo che non redistribuisce ricchezza. Il Governo deve capire che servono politiche industriali vere, investimenti, contrattazione e qualità del lavoro. Gli imprenditori investano e non puntino sulla rendita. Senza una svolta, rischiamo di lasciare indietro intere generazioni”.

Tante volte,osserva Rossi, “sollecitiamo la Regione perché riteniamo possa svolgere un ruolo importante. In questa partita può essere il supporto delle rivendicazioni, perché non ha gli strumenti economici per intervenire in maniera preponderante su questi argomenti. Però se con noi condivide un appello al governo per delle politiche industriali migliori, questo è positivo: se con noi si fa promotrice verso gli imprenditori toscani di una scelta di sviluppo legata anche a investimenti concreti, a innovazione, tecnologia e quant’altro, anche questo è importante, combattendo il costo del lavoro al ribasso che invece sta prendendo campo nella nostra regione”.

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Leonardo Testai

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