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Industria

04 febbraio 2026

In Toscana 22 tavoli di crisi aperti

La mappa delle vertenze tracciata dal consigliere del presidente della Regione Valerio Fabiani

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Venator, G-Logistic, Beko, Magona: sono solo alcuni dei 22 tavoli di crisi aperti presso la Regione, di cui si è parlato oggi, mercoledì 4 febbraio, durante un’audizione in commissione Sviluppo economico e rurale della regione Toscana presieduta da Brenda Barnini (Pd). A fare il punto è stato il consigliere del presidente della Giunta Valerio Fabiani. 

“La prima categoria è quella delle crisi aziendali risolte totalmente e con soluzioni occupazionali almeno parziali – ha detto Fabiani – Questi casi dall’inizio della scorsa legislatura sono stati 61, riguardando potenzialmente 7mila 832 lavoratori. C’è poi la categoria delle crisi aziendali in transizione, perché allude a un processo in movimento, casi in cui la crisi non può essere definita chiusa in un senso o nell’altro, in cui c’è una possibilità di ripartenza, ma non è ancora pienamente maturata. Ad oggi si è trattato di 7 casi che hanno riguardato 726 posti di lavoro. Poi ci sono le crisi con un tavolo aperto, al momento sono 22 con 4mila 884 lavoratori inizialmente coinvolti. A queste va aggiunto il comparto della moda, un fenomeno tutto toscano, che ha richiesto da parte della Regione un duplice lavoro per fronteggiare la slavina con la quale ci misuriamo. Di questo numero fanno parte soltanto alcune imprese del comparto, quelle che hanno chiesto l’attivazione del tavolo istituzionale e politico che presiedo, ma poi c’è tutta una casistica che la Regione ha seguito attraverso il tavolo amministrativo che fa sempre riferimento all’Unità di crisi, dove si è fatto un lavoro soprattutto di ingegneria di ammortizzatori sociali per mettere in sicurezza le aziende e i relativi posti di lavoro”. 

I posti di lavoro persi e quelli a rischio

Ci sono infine le vertenze, dove non c’è stato un processo di reindustrializzazione, che ha prodotto una nuova vita industriale di un’azienda o di un’unità produttiva, ma dove è rimasto l’impegno da parte di Regione Toscana al fianco dei lavoratori in esubero. “Un impegno – ha detto Fabiani – attraverso i centri per l’impiego e altri strumenti che usiamo per dare un paracadute e una tutela a queste persone e aiutarle nella ricollocazione. Si tratta di 11 casi e 364 posti di lavoro. C’è infine la categoria dei tavoli di monitoraggio. Con l’attività che è tesa soprattutto alla prevenzione, con le aziende che non sono classicamente in crisi e magari non hanno aperte procedure di licenziamento collettivo, ma in cui per vari motivi, congiunturali o di mercato, vi è una preoccupazione che merita attenzione da parte della Regione l’attivazione di un tavolo di monitoraggio. L’ultimo numero riguarda specificatamente il settore della moda che al momento conta a livello regionale 73 casi complessivi che noi monitoriamo o accompagniamo. Attualmente ci sono 12 di aziende che sono in cassa per cessazione, purtroppo con una prospettiva di chiusura e dove è possibile con la proprietà, un commissario o un advisor si tenta una reindustrializzazione per quanto faticosa. Vi sono poi – ha aggiunto Fabiani – 8 casi in cui le aziende sono ancora attive, ma c’è stato un licenziamento collettivo, con un esubero parziale da gestire, riducendo il numero degli addetti e poi ci sono 53 casi in cui aziende attive, si fa abbondantemente ricorso ad ammortizzatori sociali, ci sono ancora dei margini, e quasi tutte utilizzano il contratto di solidarietà”. 

Dalla Venator alla Magona, quattro casi-modello

Il consigliere del presidente della Giunta sui tavoli di crisi aziendali ha poi portato quattro esempi. Il primo caso risolto è quello del settore chimico e della Venator di Scarlino in provincia di Grosseto dove sono stati salvati 250 posti di lavoro grazie anche alla disponibilità del Governo ad aprire un tavolo nonostante la mancanza di alcuni requisiti e dove si sono costruiti i presupposti anche per un rilancio. “L’accordo di programma a cui stiamo lavorando – ha detto Fabiani – non è stato solo un salvataggio, ma una vera operazione industriale di ricostruzione di un pezzo importante dell’industria chimica italiana. C’è poi il caso della G-Logistic di Montelupo Fiorentino, con 80 lavoratori della logistica a servizio dei grandi brand della moda. Per la contrazione dei numeri è stato chiuso il sito di Montelupo con effetti negativi anche sull’altro sito gestito a Sesto Fiorentino. Dopo avere messo a disposizione tutti i nostri strumenti, grazie a un lavoro di squadra, siamo riusciti ad interagire con l’azienda appaltatrice e i brand che li portavano i volumi. Non solo sono arrivati volumi che hanno permesso all’azienda di non chiudere, ma iniziato inevitabilmente il processo di fallimento, l’azienda appaltatrice è intervenuta reinternalizzando tutti i lavoratori”. 

Sulle crisi aperte “siamo impegnati su tanti fronti e consideriamo una crisi aperta anche quella della Beko di Siena, e sarà tale fino a quando non ci sarà un soggetto reindustrializzatore che darà una certezza ai lavoratori rimasti. Intanto noi stiamo adempiendo agli impegni che ci siamo assunti nella formazione. Gli accordi di progetto che stanno partendo in queste ore, sono progetti formativi che si strutturano direttamente nel tavolo di crisi non solo con le aziende, ma anche con i sindacati e i comuni”. 

Tra i casi citati dal consigliere Fabiani, il polo siderurgico di Piombino “su cui pensiamo che i due progetti industriali che insistono sull’area possano andare di pari passo”, tra le sorvegliate speciali c’è la Magona con l’intenzione della Liberty di metterla in vendita, c’è il caso della Panelba di Portoferraio, molti casi poi interessano il settore della moda e su tutti è motivo di ansia quello della Frosini di Signa con 90 posti di lavoro a rischio e dove un incendio ha complicato le cose con l’ammortizzatore sociale bloccato perché il verbale dei vigili è ancora in procura. 

 Tra i casi monitorati il più importante è quello della Pierburg di Livorno, azienda di componentistica per le automobili dove sono state selezionate due offerte vincolanti per la vendita e l’accordo con il soggetto più convincente dovrebbe avvenire nei prossimi giorni. 

“E proprio nell’automotive c’è un ruolo attivo delle Istituzioni – ha rimarcato Fabiani – non solo con il monitoraggio, ma vorrei segnalare una cosa inedita fatta, abbiamo provato a stipulare con le grandi aziende della componentistica presenti in Toscana accordi o protocolli di impresa per prevenire situazioni di crisi. Lo abbiamo con la Pierburg, ma anche con la ex Vitesco, favorendo l’arrivo di una nuova proprietà, che ha dato una certezza a quel sito, e con più fatica si è provato a farlo con Magna e la fatica ha prodotto accordo diverso da altri, sottoscritto dal ministero competente e dalla Regione”. 

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