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27 febbraio 2026

The Italian Sea Group, dimissioni (e battaglia) al vertice. Il cantiere si ferma: le aziende dell’indotto chiedono la Cig

Lasciano il presidente, il vicepresidente e una consigliera. Rimpallo di responsabilità. I sindacati vogliono sapere dove sono finiti 22 milioni di euro.

Silvia Pieraccini
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Sale la preoccupazione di lavoratori, sindacati e istituzioni per la situazione del cantiere nautico The Italian Sea Group (Tisg) di Marina di Carrara – produttore di yacht di lusso con i marchi Admiral, Tecnomar, Perini Navi, Picchiotti, Nca Refit e Celi 1920, 500 dipendenti diretti e circa 1.500 nell’indotto, quotato in Borsa – che, da un giorno all’altro, è passato dallo sfoggio di ordini e trattative per la vendita di grandi barche, al mancato pagamento di stipendi e contributi ai dipendenti e di forniture alle aziende dell’indotto. Il motivo? L’azienda punta il dito sull'”emersione di extra budget nella maggioranza delle commesse in progress“.

I 25 milioni messi da Costantino non hanno calmato le acque

La decisione dell’amministratore delegato e azionista di controllo, Giovanni Costantino, di prestare alla società 25 milioni di euro fino al 2032 (con la garanzia che, prima della restituzione, dovranno essere pagate le rate del finanziamento da 115 milioni concesso dalle banche nel giugno 2025) e di avviare un audit indipendente sulla gestione delle commesse non è servita a calmare le acque. Parte dei soldi iniettati nel cantiere sono stati utilizzati per pagare i dipendenti, ma le aziende dell’indotto sono rimaste a bocca asciutta.

Si dimettono presidente, vicepresidente e consigliera

E oggi, 26 febbraio, il presidente di Tisg, Filippo Menchelli (amministratore esecutivo) e il vicepresidente Marco Carniani (amministratore non esecutivo) si sono dimessi, seguiti dalla consigliera indipendente Laura Angela Tadini (amministratore non esecutivo). I tre dimissionari hanno spiegato in una nota le ragioni del gesto: divergenza di vedute col resto del consiglio di amministrazione sulla nomina del nuovo “datore di lavoro” (in sostituzione di Menchelli) è la motivazione di Tadini; tutela della propria onorabilità e professionalità la motivazione di Menchelli e Carniani, che hanno contestato la ricostruzione di Costantino sulla situazione finanziaria della società e la decisione di avvalersi di un audit indipendente per verificare le condotte dei dimissionari, replicando che “intendono verificare autonomamente la corretta gestione della società negli ultimi anni da parte dell’amministratore delegato”. La battaglia sulle responsabilità sembra appena cominciata.

Nel cda restano quattro membri

A questo punto il cda – originariamente composto da sette membri – resta formato da quattro: Giovanni Costantino (presidente e ad), il figlio Gianmaria Costantino (amministratore), Antonella Alfonsi (amministratore indipendente) e Fulvia Tesio (amministratore indipendente).

Le aziende dell’indotto chiedono la cassa integrazione

Affossato dalle dimissioni di tre amministratori e dalla “guerra” di tutti contro tutti, ieri il titolo Tisg ha perso l’8,39%, chiudendo a 2,02 euro. Le (ulteriori) brutte notizie, come spiega Umberto Faita della Fiom-Cgil di Massa-Carrara, sono tre: 1) altri manager di Tisg avrebbero lasciato in queste ore il cantiere nautico; 2) le aziende dell’indotto, che non hanno ancora ricevuto il pagamento delle fatture scadute il 31 dicembre 2025, stanno chiedendo la cassa integrazione per i propri dipendenti, a partire dalle due più grandi, Isolmarine che ha 220 dipendenti e Crm che ne ha 155; 3) il cantiere di Marina di Carrara ha già fermato le lavorazioni, visto che le aziende dell’indotto hanno incrociato le braccia. La prospettiva temuta dai sindacati è che, nell’incontro con l’azienda fissato per martedì 3 marzo, Tisg chieda ai propri dipendenti di smaltire ferie e permessi.

Dove sono finite le risorse messe da Costantino?

Una delle questioni più scottanti che i sindacati vogliono chiarire nell’incontro del 3 marzo sarà dove sono finite le risorse messe pochi giorni fa nella società da Costantino dopo che sono stati pagati stipendi e contributi, che valgono 3-3,5 milioni di euro: perché con i 21,5-22 milioni restanti non sono stati pagati i fornitori? Dove sono quei soldi? Per la più grande industria della provincia di Massa-Carrara si apre una fase delicata.

Confermato l’obiettivo di 350-370 milioni di ricavi 2025

Nei primi nove mesi del 2025 i ricavi di Tisg sono stati 262,3 milioni (-10,2% rispetto ai primi nove mesi 2024) con ebitda di 42,6 milioni (-15%) e un’incidenza sui ricavi del 16,2% (rispetto al 17,2%). L’utile netto è stato di 16,6 milioni (-56%), la posizione finanziaria netta pari a -70,6 milioni (rispetto a -12 milioni di dicembre 2024). Il portafoglio ordini è pari a 1,15 miliardi al 30 settembre 2025. La società ha confermato le previsioni per il 2025 (il progetto di bilancio sarà approvato dal cda il 25 marzo prossimo): ricavi pari a 350-370 milioni di euro e un ebitda margin tra il 16,5% e il 17%.

Autore:

Silvia Pieraccini

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