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23 febbraio 2026

Tabarelli (Nomisma): “Per far diminuire i prezzi aumentiamo l’offerta di energia”

Intervista al presidente di Nomisma Energia: “Complessità nel decreto Bollette. E speriamo che Trump non ci tagli il gas”.

Alessandro Pattume
Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia

Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia

Troppe complicazioni dall’esito incerto, quando invece la soluzione sarebbe semplice: aumentare l’offerta di energia per farne diminuire il prezzo. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, uno dei massimi esperti nazionali del settore, parla a “T24” del Decreto Bollette licenziato dal governo la settimana scorsa.  

«I mercati devono essere semplici – dice – Se il prezzo è troppo alto, allora devi aumentare l’offerta, questo dobbiamo fare».  Ma aumentare l’offerta energetica in Italia dove le centrali a carbone sono chiuse, si litiga sulle navi rigassificatrici e non c’è traccia di nucleare all’orizzonte, appare molto complicato. 

Professor Tabarelli, lei ha detto che il Decreto Bollette non basta. Ci spiega perché? 

“Non basta perché innanzitutto i risultati non sono sicuri e perché va contro alcuni principi cardine dell’Europa, che riguardano sostanzialmente il meccanismo di commercio dei permessi di emissione, gli Ets. Si cerca giustamente di eliminare questi costi ambientali ma non possiamo farlo da soli e non possiamo farlo per un settore unico, dovremmo farlo per tutti. E poi non sappiamo quanto dureranno e non sappiamo se arriveranno finalmente ai consumatori finali. Insomma, crea alcune complicazioni. Abbiamo deciso addirittura 30 anni fa di utilizzare questi meccanismi di tassazione e adesso si vuole togliere una tassa. Chi è che non è d’accordo? È ovvio che è facile trovare consenso. Poi come viene fatto, dove, come, perché, è un po’ più complicato”. 

Chi ci rimette e chi ci guadagna davvero? 

«Questo è molto più semplice. Si vuole colpire chi fa tanti profitti con la produzione di elettricità da fonti rinnovabili. Da eolico, da fotovoltaico e soprattutto da idroelettrico. Questi profitti che stanno facendo questi produttori elettrici servono per fare abbassare le bollette di tutti gli italiani attraverso una riduzione delle tasse che poi dovremo ripagare. Allora, anche questo è condivisibile, perché quando i profitti sono troppo alti non va bene, vanno abbassati. Però d’altra parte si può anche obiettare che se vogliamo fare la transizione energetica dobbiamo dare dei soldi alle fonti rinnovabili, dobbiamo dare loro degli stimoli». 

Come valuta l’aumento dell’Irap per i produttori di energia? 
«Il rischio di scoraggiare gli investimenti c’è ma è basso perché in futuro i profitti saranno tanti e alti. Il risparmio viene stimato in tre centesimi per chilowattora. E quant’è la bolletta che paghiamo noi? Guardi, a casa, io e lei, se vogliamo stare sul semplice, paghiamo circa 30 centesimi al chilowattora. Tre su trenta è un dieci per cento. Insomma è uno sforzo notevole e bisogna vedere se funziona. Se funziona mi crea però un sacco di complicazioni con l’Europa perché non posso andare a inventarmi meccanismi nuovi sui mercati elettrici e non posso cambiare quella tassazione che dicevo prima, che poi non è proprio una tassa». 

L’Europa dovrà comunque dare il proprio benestare. 

«Esatto, potrebbe anche dire “No, non potete farlo”. È tutto da vedere. Questo, comunque, è un fatto positivo perché fa pressione sull’Unione Europea per cambiare il sistema, ma è un cambiamento che va fatto a livello europeo. Anche perché non possiamo neanche pensare di buttare via trent’anni di politiche energetiche. Noi siamo in questa situazione mica per caso, abbiamo deciso in passato, quando in Italia c’erano dei governi un po’ meno di destra. Anche questo governo ha fatto delle riforme che avevano deciso i governi precedenti sulle fonti rinnovabili. Insomma non è che si può cambiare all’improvviso». 

Cosa si dovrebbe fare allora? 

«Questo decreto introduce delle complessità che per la stragrande maggioranza degli italiani creano confusione, ma le crea anche per me che sono uno del settore. Invece i mercati devono essere semplici, come il mercato della frutta o del pesce. Se il prezzo è troppo alto, allora devi aumentare l’offerta: è questo che noi dobbiamo fare. Siamo dentro una crisi causata dalla guerra Russia-Ucraina di 4 anni fa? È venuta meno l’offerta di gas? Dobbiamo aumentare l’offerta. Guardiamo cosa fa chi ha i prezzi più bassi. C’è la Spagna che ha tante rinnovabili perché ha dei deserti dove costruire. Da noi ogni posto è un posto dove fare cultura, agricoltura di qualità o fa parte del patrimonio storico o di quello Unesco, insomma da noi è difficile. La Francia ha il nucleare, e noi abbiamo deciso di uscire. La Germania aveva il carbone e prezzi bassi, adesso ha smesso col carbone e ha prezzi alti. La Gran Bretagna ha il nucleare. La Cina usa tantissimo carbone. Negli Stati Uniti prezzi bassi e tantissima produzione di gas. Non è che bisogna inventarsi strani meccanismi attraverso i decreti. Altrimenti è come dire che si fanno magie come nel film “Fantasia”, dove l’apprendista stregone si mette lì e inventa cose. Qualcosa si può aggiustare ma alla fine si tratta sempre di tasse e di aumentare l’offerta. Noi abbiamo chiuso tutte le centrali a carbone e non riusciamo a fare le navi rigassificatrici: a Piombino litigano perché non la vogliono più. La Francia ha deciso quarant’anni fa sul nucleare: nella migliore delle ipotesi, se partissimo con le centrali nucleari adesso ci vorrebbero comunque 10-15 anni. Non ci possiamo lamentare». 

Quindi ci teniamo la situazione e cerchiamo di gestirla come possiamo.  

«E vedremo che andamento avrà il prezzo del gas e dell’elettricità con questo strano presidente americano. Dopo di che speriamo che continui a mandarci gas, perché se gli girano le scatole e smette, allora avremo un super aumento dei prezzi». 

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Alessandro Pattume

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