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22 settembre 2026

Rinnovabili, la Toscana triplichi le installazioni: mettiamo insieme capitali pubblici e privati

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Mauro Romanelli, presidente dell’associazione Ecolobby. Che critica la legge proposta dalla Regione.

Mauro Romanelli (*)
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Riceviamo questo intervento da Mauro Romanelli, presidente dell’associazione Ecolobby e promotore dell’appello sulle rinnovabili ai leader del “Campo largo”.

La fotografia al 31 agosto 2026 vede la Toscana ancora a 3.256 MW dal target 2030, con 307 MW di ritardo sulla tabella di marcia ministeriale (peggio di noi solo Calabria e Sardegna). Sono 3.256 MW da installare in 52 mesi: gli ultimi quattro mesi del 2026 e i 48 mesi del quadriennio 2027-2030. Significa circa 62,5 MW al mese, 750 MW all’anno. Peccato che nell’ultimo anno la Toscana di MW ne abbia installati solo 266. Un terzo del ritmo necessario.

Sì, signore e signori, avete capito: dobbiamo triplicare il tasso di installazione di pale eoliche e pannelli fotovoltaici in Toscana. E non è che dobbiamo farlo solo per i prossimi quattro anni. Dobbiamo farlo per i prossimi venticinque, fino al 2050 almeno. Perché, se non lo si fosse capito, quel 51% che il presidente Giani vanta di energia elettrica già oggi prodotta da fonti rinnovabili in Toscana è il 51% di un fabbisogno elettrico che però dovrà triplicare o quadruplicare, perché dobbiamo ancora elettrificare tutti i trasporti, l’industria e il riscaldamento.

Non siamo al 51% del percorso, caro Presidente, cari Consiglieri: siamo al 15%, se va bene. Questo abbiamo detto, come Ecolobby, all’audizione delle commissioni seconda e quarta del Consiglio regionale. Non stiamo facendo una passeggiata di salute. Stiamo sostituendo il sistema del gas, del carbone e del petrolio, che ha dato un benessere mai visto negli ultimi due secoli a otto miliardi di persone, ma che adesso non è più sostenibile. Non possiamo pensare di sostituirlo con due piccoli pannelli dove non ci disturbano. Dobbiamo essere disposti a uscire, come si dice, dalla nostra zona di comfort, e neppure di poco. Servono grandi impianti eolici sui crinali e in mare, e grandi distese di pannelli sui campi, cominciando dalle tante aree incolte e comunque praticando l’integrazione con la produzione agricola grazie all’agrivoltaico.

Non c’è un Paese al mondo che non stia facendo grande fotovoltaico a terra e grande eolico sui crinali e in mare: dobbiamo farlo pure noi. Velocemente, anche, perché il costo dell’energia più alto d’Europa rischia di cancellare l’industria e la manifattura, e migliaia di posti di lavoro, come hanno capito benissimo sindacati e Confindustria, le cui parole sono state altrettanto chiare delle nostre.

Prendiamo il toro per le corna, quindi: mettiamo in campo il capitale pubblico e le aziende partecipate, che divengano realizzatrici e/o socie dei grandi impianti, o destinatarie di accordi di PPA (cessione dell’energia a prezzo fisso e stabile). Poniamoci l’obiettivo di lanciare dei bond toscani, un’operazione di finanziamento pubblico della transizione, rendendo i cittadini soci e compartecipi del cambiamento che andiamo a creare. La Toscana non può essere quella che emerge da questa legge: una regione impaurita, che si difende dal futuro. Che pone vincoli e paletti, molti dei quali molto probabilmente illegittimi e già bocciati sonoramente altrove: presentatore del progetto agrivoltaico, fasce di rispetto che riducono le già pochissime aree idonee, piani obbligatori non previsti dalla norma nazionale, limiti di potenza, la volontà di ridefinire l’agrivoltaico quando esiste già una definizione nazionale, l’1% di nuove aree idonee anziché il 3%, e via elencando.

Con la chicca finale: all’articolo 9, parlando del monitoraggio sull’efficacia della legge, ci si premura di precisare che si farà prevalentemente (leggi: soltanto) sul fotovoltaico. L’eolico no, quello la Toscana non lo monitora. Se non lo installiamo, faremo finta di niente e speriamo non se ne accorga nessuno.

(*) Presidente dell’associazione Ecolobby e promotore dell’appello sulle rinnovabili al Campo largo

Autore:

Mauro Romanelli (*)

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