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14 gennaio 2026

Rigassificatore di Piombino, Snam fa la prima mossa e chiede la proroga

Mancano location alternative per far operare la nave Italis Lng: Giani e Ferrari contrari, Confindustria a favore.

Leonardo Testai
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Una mossa scontata, a sette mesi dalla scadenza dell’autorizzazione in vigore, ma lo stesso indicativa della prospettiva più accreditata per mancanza di alternative – caduta Vado Ligure, mai decollata Gioia Tauro – Snam ha avviato l’iter per la proroga dell’Autorizzazione unica che consente al rigassificatore Italis Lng di operare nel porto di Piombino. Una prima domanda presentata per ottenere i documenti utili a formulare una richiesta formale di proroga dell’autorizzazione che scadrà a luglio 2026. La notizia risveglia i fronti contrapposti, tra favorevoli (Confindustria Toscana) e contrari (le istituzioni locali).

In un contesto caratterizzato da previsioni contrastanti sul futuro della domanda di gas – che rimane pilastro essenziale del mix energetico italiano – da gennaio a ottobre del 2025, secondo i dati del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, sono transitati da Piombino 3,5 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto, (+23,9% rispetto allo stesso periodo del 2024), coprendo il 7,2% del consumo interno lordo nazionale. Una quota abbastanza vicina alla capacità massima annua della Italis Lng (5 miliardi di metri cubi), ma con il rigassificatore di Ravenna, operativo dal maggio scorso, che ancora sta ‘girando’ un po’ lontano dalla capacità massima.

Il governatore-commissario Giani schierato per il no

“Ribadisco che io sono contrario a una proroga”, ha affermato Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana e commissario governativo per il rigassificatore di Piombino. In tale veste fu lui a firmare nel 2022, nel momento di maggiore tensione per gli approvvigionamenti per lo shock causato dalla guerra in Ucraina, l’autorizzazione entrata in vigore nel luglio 2023. “Chiedo un appuntamento al ministro Pichetto Fratin – ha aggiunto – per precisare con lui l’opinione contraria e verificare qual è fino in fondo l’opinione del governo”. Con l’appello a cercare ancora nuove collocazioni per la nave.

La contrarietà di Giani, rafforzata con l’allargamento a sinistra della maggioranza che sostiene il suo secondo mandato a Palazzo Strozzi Sacrati, potrebbe spingere il governo a optare per un commissario diverso? Per il momento il governatore rimarca che le compensazioni richieste per il territorio sono state concesse solo in minima parte, e dice che la Regione esprimerebbe “sicuramente” parere contrario, nel caso in cui venisse convocata una conferenza dei servizi per il riesame dell’autorizzazione, così come previsto dal decreto legislativo 152/2006 citato nell’Autorizzazione unica originaria.

Gas e acciaio, il nodo dell’operatività del porto

Anche il sindaco di Piombino Francesco Ferrari ha ribadito il suo no: “Ci confronteremo con il Governo e con la Regione – ha dichiarato – e nel caso in cui dovesse prospettarsi una permanenza oltre i termini stabiliti, pretenderemo il pieno rispetto di tutte le autorizzazioni previste dalla legge e garanzie puntuali e verificabili sul piano della sicurezza e della tutela ambientale”. D’altro canto, ribadisce Giani, “la banchina del porto di Piombino deve servire per la reindustrializzazione, per il polo siderurgico”: il transito delle navi metaniere, che pure avviene di notte per limitare l’invadenza, limita il traffico del porto che, auspicabilmente, in un futuro relativamente prossimo dovrà supportare l’attività di Metinvest Adria (nonché di Jsw, accordo di programma permettendo).

L’incertezza sulla permanenza del rigassificatore contribuisce al rebus di Piombino: anche perché secondo quanto previsto dal Dl 50/2022 gli impianti presenti sulla banchina utilizzata oggi da Snam devono essere preservati anche in caso di trasferimento della Italis Lng, e la banchina non potrà essere usata ad altro scopo. Un problema non da poco anche perché per la realizzazione di una nuova banchina da destinare alle attività di Metinvest, come ha dichiarato nel dicembre scorso il presidente dell’Autorità portuale Davide Gariglio, i 50 milioni necessari (ancora) non ci sono.

Il sì di Confindustria: “Acceleriamo il rilancio industriale”

Se le istituzioni locali fanno muro, il mondo dell’impresa vede di buon occhio una proroga della permanenza del rigassificatore a Piombino. “Il costo dell’energia continua ad essere un problema per le imprese come per i cittadini, oggi diventa quindi fondamentale diversificare le fonti di approvvigionamento e in quest’ottica diventa importante anche la nave rigassificatrice di Piombino”, sostiene Maurizio Bigazzi, presidente di Confindustria Toscana. “Non si può quindi non accettare che con favore – sottolinea – una proroga della sua permanenza a largo del porto toscano. Del resto alcuni mesi fa abbiamo lanciato la proposta di lasciare la Italis Lng nell’attuale posizione e completare tutte quelle infrastrutture utili agli insediamenti industriali e allo sviluppo del porto, perché potrebbero essere un ulteriore acceleratore del rilancio industriale della città toscana”.

Peraltro la presenza del rigassificatore a Piombino muove un piccolo indotto legato ai servizi. Per quanto riguarda i soli servizi tecnico-nautici, nel 2024 e 2025 le attività di ormeggio relativamente alle navi che si accostano al rigassificatore sono ammontate rispettivamente a 805mila e 736mila euro, mentre per i piloti il fatturato introitato esclusivamente per i servizi del rigassificatore è stato nei due anni di 727mila e 690mila euro. Il grosso è finito nelle casse della flotta di rimorchiatori dedicata alle attività della Italis Lng, che ha introitato 10 milioni nel 2024 e 8,8 milioni nel 2025.

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Leonardo Testai

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