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Finanza

19 marzo 2026

Rialzo dei tassi e stretta del credito per le Pmi, i consorzi fidi si preparano

A Firenze la 20/a edizione di Confires si svolge fra le incertezze macroeconomiche causate dalla guerra in Medio Oriente.

Leonardo Testai
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I venti inflazionistici che si approssimano per effetto della guerra in Medio Oriente, l’aspettativa di un rialzo dei tassi d’interesse per contrastarli, il timore di una stretta del credito che penalizzerebbe il sistema produttivo, a cominciare dalle Pmi che palesano tipicamente le maggiori difficoltà nell’accesso al credito: questo lo scenario che si pone davanti ai confidi – in Toscana e non solo – che vivono a Firenze il loro momento di incontro nazionale con la 20/a edizione di Confires, l’ormai tradizionale due giorni organizzata da Res Società Benefit con l’Università di Firenze e il patrocinio della Camera di commercio di Firenze. In programma, tavole rotonde con i rappresentanti del mondo dei consorzi fidi e degli istituti di credito su temi su finanza, Pmi, intelligenza artificiale.

“I tassi saranno rialzati, vedremo di quanto e per quanto”, ammette Gianluca Puccinelli, presidente di Res, secondo cui per questo motivo “serve un rapporto diverso” fra l’impresa e il confidi. Da qui anche il titolo ‘Confidi e Banche: nuove alleanze per il credito’ dell’edizione di Confires. “Un’alleanza fra banche, imprese, confidi – sostiene Puccinelli – come collante fra le Pmi che rappresentano oltre il 90% del tessuto economico nazionale e le banche. Queste, per la diminuzione di sportelli e il contenimento dei costi, stanno dismettendo man mano il credito verso le Pmi: rimangono i confidi che con la loro rete e con le associazioni di categoria riescono a supportare l’accesso al credito delle imprese. E’ necessario cambiare approccio, da un rapporto cliente-fornitore a un’alleanza, verso un patto di responsabilità per la crescita”.

Nei confidi toscani oltre un quarto dello stock di garanzie

Oggi in Italia operano 32 confidi maggiori e 143 confidi minori da circa un milione di soci, con uno stock di garanzie totali a quota 7,1 miliardi di euro, un flusso annuo (al 2025) di 2,7 miliardi e un flusso di finanziamenti diretti di mezzo miliardo, con un miliardo di capitale libero e 1,2 miliardi di patrimonio totale per i confidi maggiori. In Toscana hanno sede cinque confidi vigilati (Italia Comfidi, Artigiancredito, Confidi Centro Nord, CentroFidi Terziario e la finanziaria regionale Fidi Toscana) con un bacino di soci-clienti di oltre 200mila imprese con sede anche fuori dai confini regionali, un capitale proprio libero di 200 milioni di euro, un flusso annuo di garanzie per oltre 700 milioni e uno stock di garanzie che si avvicina ai 2 miliardi. La Toscana è al primo posto in Italia alla pari con il Veneto per flusso annuo di garanzie verso il sistema delle Pmi.

“Per i confidi il quadro generale volge al bello – spiega Lorenzo Gai, ordinario in Economia degli Intermediari Finanziari all’Universita di Firenze -, al di là di questa contingenza del momento, sia come fondo di garanzia, sia come premio aggiuntivo che è stato previsto a carico delle banche rivolgendosi alla garanzia pubblica e ai confidi, sia con le sezioni speciali delle Regioni e la Toscana è in prima fila su questo, sia il fondo antiusura, tutto questo autorizzerebbe a pensare a spazi nuovi per la garanzia dei confidi, compreso anche l’intervento della Banca d’Italia che dovrebbe riconoscere un maggior peso a questa garanzia”.

Gai ha portato a Confires due ricerche “in ordine alla rischiosità dei portafogli dei confidi, sia lato garanzia sia lato credito diretto, e sulla capacità di recupero delle posizioni che sono andate a deterioramento, dove si vede che una pronta azione di recupero favorisce sia il rientro in bonis di posizioni che sono finite a rischio, sia una percentuale maggiore di flussi finanziari di rientro, a fronte di situazioni in cui queste invece azioni di recupero non vengono svolte con la stessa tempestività e con le stesse modalità”.

“Un supporto per le Pmi di fronte ai rischi di credit crunch”

“Da anni continuiamo a vedere nei confidi un punto cruciale nel sistema economico del Paese – dice Simone Capecchi, direttore esecutivo di Crif -, perché parla direttamente con le Pmi: ma non pensiamo a un’impresa da 25-30 dipendenti, che per il nostro tessuto è già un’azienda strutturata, pensiamo anche alla lavanderia con quattro dipendenti, dove la gestione finanziaria è affidata allo zio bravo che si è diplomato in ragioneria. C’è una fascia di Pmi che non si trovano così a loro agio con i rapidi cambiamenti del sistema bancario nazionale, e i confidi secondo noi hanno un ruolo di supporto, assistenza, vicinanza a questo mondo”. Ruolo importante oggi che “il rischio per il tessuto produttivo è il credit crunch”, sostiene Capecchi. “Aumenta la rischiosità degli attivi – sottolinea Gai -, devi pagare di più perché costa di più il funding; ma poi in generale, per l’impresa che ha maggiori oneri finanziari cresce il rischio di non essere in grado di ripagarli”.

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Leonardo Testai

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