Ancora nessuna novità dal punto di vista formale nella partita del futuro di Banca Mps, oggetto del desiderio sia per Intesa Sanpaolo (che ha lanciato un’Opas) sia per Banco Bpm (che ha avanzato una proposta di fusione). Rocca Salimbeni, dopo la seduta del consiglio d’amministrazione riunitosi per deliberare sull’avanzamento dell’integrazione di Mediobanca – cosa che ha fatto, approvando il progetto di riordino -, spiega che “procedono, inoltre, con il supporto degli advisor, le attività di analisi e valutazione preliminare della proposta di potenziale operazione di aggregazione da parte di Banco Bpm e dell’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio notificata da Intesa Sanpaolo“.
Appuntamento a luglio per una valutazione delle proposte
Una prima, vera valutazione delle due proposte potrebbe essere formulata a luglio, quando il Cda di Banca Mps, che è assistita in questa fase dagli advisor Ubs e Bofa, si riunirà nuovamente. In questa situazione di bonaccia, il weekend è stato dominato dai retroscena: per il Corriere della Sera l’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio e il suo omologo di Banco Bpm Giuseppe Castagna potrebbero aver formalizzato un accordo di riservatezza per negoziare l’ipotetica fusione tra i due istituti, mentre ancora non trovano conferme le voci di un possibile interessamento di UniCredit al dossier. Intesa Sanpaolo, dal canto suo, non vuol perdere tempo: entro fine del mese presenterà il documento dell’offerta alla Consob, chiedendo al contempo le autorizzazioni a Bankitalia, Bce, Palazzo Chigi per il golden power e a Ivass per l’acquisizione indiretta di una quota in Generali.
La settimana scorsa era stato invece il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ad agitare le acque, evocando il ricorso alla Golden Power dicendo che se il governo sarà neutrale sull’Opas di Intesa Sanpaolo, “in astratto può anche capitare di dover valutare se in quelle condizioni ci sono delle prescrizioni da fare”, e che la questione si può presentare anche tra banche italiane “qualora venga messa in discussione la sicurezza nazionale“. Un assist a Banco Bpm, che però ha ormai come azionisti di riferimento i francesi di Credit Agricole? Di sicuro lo coglie chi sui territori teme che l’esito dell’Opas di Intesa sia l’addio ai centri decisionali sul territorio senese: “E’ dovere delle istituzioni locali – attacca Italia Viva senese – difendere gli interessi del territorio con determinazione, chiedendo al Governo di esercitare pienamente gli strumenti a disposizione, incluso il Golden Power, quando in gioco ci sono lavoro, servizi, identità e futuro“.
Avanti con l’integrazione di Mediobanca
I Cda di Mps, Mediobanca Premier e Banca Widiba hanno approvato all’unanimità il progetto di scissione mediante scorporo di Banca Mps a favore di Mediobanca Premier, e il progetto di scissione parziale di quest’ultima a favore di Widiba. Un progetto che prevede, oltre alla fusione per incorporazione di Mediobanca in Banca Mps, l’assegnazione delle attività di corporate & investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta, ivi incluse le branch estere di Mediobanca, in favore di una società non quotata posseduta al 100% da Banca Mps, che assumerà la denominazione di Mediobanca Spa, a favore della quale è altresì previsto il trasferimento della partecipazione del 13% in Generali; l’integrazione delle reti di consulenti finanziari di Mediobanca Premier e Banca Widiba. Il tutto sarà sottoposto all’approvazione dell’assemblea degli azionisti subordinatamente all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni da parte delle competenti Autorità. Il perfezionamento delle operazioni di riorganizzazione societaria è previsto entro il quarto trimestre di quest’anno. (lt)
Leonardo Testai