Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps
Per anni è stata la banca da salvare, oggi è diventata la banca che tutti vogliono. Monte dei Paschi di Siena torna al centro del risiko bancario italiano dopo la proposta di aggregazione formalmente avanzata da Banco Bpm e le indiscrezioni ormai certe su una possibile controfferta che coinvolgerebbe Unipol, attraverso Bper di cui è azionista di riferimento, e Intesa Sanpaolo. Secondo fonti vicine ai dossier oggi pomeriggio, dopo la formalizzazione dell’offerta di Banco Bpm, si sono tenuti sia il cda di Unipol che quello di Intesa. Sarebbe stata concordata una proposta, che sarà annunciata prima dell’apertura dei mercati.
L’accelerazione è arrivata domenica 7 giugno, quando il consiglio di amministrazione di Banco Bpm ha approvato una proposta di fusione da sottoporre a Mps. L’obiettivo dichiarato è la creazione del secondo gruppo bancario italiano per dimensioni, alle spalle di Intesa Sanpaolo e davanti a Unicredit sul mercato domestico.
L’operazione viene presentata come una fusione tra pari, un “merger of equals” che, secondo la banca guidata da Giuseppe Castagna, rappresenta “la soluzione più coerente per allineare tutti gli azionisti su un disegno industriale comune, preservando il Dna dei due istituti e valorizzando le rispettive culture”. Un’aggregazione che tra l’altro sarebbe ben vista dall’area di governo, favorevole da sempre alla creazione di un polo alternativo a Intesa e a Unicredit, i due campioni nazionali del credito. Il senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin, presidente della commissione parlamentare sulle banche, parla di «ottima opportunità per la creazione del terzo polo bancario nazionale».
I numeri della proposta di Banco Bpm
I numeri illustrati da Banco Bpm sono di quelli destinati a pesare nelle valutazioni degli azionisti e delle autorità di vigilanza. Il nuovo gruppo avrebbe una capitalizzazione superiore ai 50 miliardi di euro, una generazione potenziale di utile netto pari a circa 6 miliardi a regime e una posizione patrimoniale ai vertici del settore, con un Cet1 ratio fully loaded attorno al 15%.
Le sinergie complessive stimate superano 1,1 miliardi di euro lordi annui: oltre 650 milioni deriverebbero dalla riduzione dei costi e circa 450 milioni dall’incremento dei ricavi. Di questi ultimi, circa 250 milioni sarebbero generati dall’integrazione delle reti commerciali e altri 200 milioni dall’ottimizzazione delle fabbriche prodotto. Banco Bpm stima inoltre una creazione di valore pari ad almeno 5,5 miliardi di euro al netto dei costi di integrazione.
La banca milanese sottolinea anche la forte complementarità territoriale dell’operazione. Il nuovo gruppo diventerebbe infatti il primo operatore per numero di filiali in Lombardia, Veneto e Toscana, rafforzando ulteriormente la propria presenza nel Centro e nel Sud Italia. In Toscana si supererebbero i limiti di concentrazione imposti dall’Antitrust, con il conseguente obbligo di vendere alcune decine di sportelli bancari.
Il cda del Monte dei Paschi e la controffensiva Intesa-Unipol
La proposta arriverà oggi lunedì 8 giugno sul tavolo del consiglio di amministrazione di Mps, già convocato per altri adempimenti societari. Una riunione che assume un significato particolare alla luce della frase pronunciata appena due settimane fa dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio al congresso della Uilca: “Tutte le strade portano a Siena”. Un’affermazione che oggi appare quasi profetica.
Ma il dossier potrebbe essere molto più complesso di una semplice fusione tra Banco Bpm e Mps. Nelle stesse ore in cui veniva formalizzata la proposta della banca milanese, si è avuta la certezza di una operazione alternativa costruita attorno a Bper, controllata da Unipol, con il sostegno di Intesa Sanpaolo. Advisor di Intesa è Jp Morgan e di Bper Unipol Rotschild.
Secondo Reuters, Intesa e Bper stavano già valutando possibili mosse su Monte dei Paschi prima dell’iniziativa di Banco Bpm, che però ha accelerato costringendo a un’immediata controproposta. Ancora più dettagliata la ricostruzione del Financial Times, secondo cui sarebbe allo studio da giorni un’operazione articolata nella quale Bper rileverebbe le attività bancarie del Monte mentre Intesa Sanpaolo acquisirebbe Mediobanca, recentemente entrata nell’orbita di Siena, ottenendo indirettamente anche la partecipazione detenuta da Piazzetta Cuccia in Generali. Al momento si tratta esclusivamente di indiscrezioni e da Intesa è arrivato soltanto un “no comment”, ma sufficienti a dimostrare come il risiko bancario italiano sia entrato in una fase di forte accelerazione. Secondo questa ipotesi le filiali di Mps finirebbero sotto il controllo di Bper, controllata da Unipol.
La questione della sede a Siena
Per Siena e per la Toscana, tuttavia, la questione non riguarda soltanto i numeri dell’operazione. Nelle ultime settimane si è aperto un dibattito sul futuro ruolo della città e sulla collocazione dei centri decisionali del gruppo che potrebbe nascere dall’aggregazione.
Consapevole di questa sensibilità, Banco Bpm ha dedicato un passaggio specifico del proprio comunicato alla governance. L’istituto afferma che l’operazione sarebbe costruita su criteri di “equilibrio e rappresentatività”, finalizzati a riflettere il contributo e le specificità delle due banche, garantendo “un adeguato coinvolgimento nei principali processi decisionali” e soprattutto la volontà di “salvaguardare le sedi storiche e il legame con i territori di riferimento”.
Un messaggio chiaramente rivolto a Siena, dove il timore è che una grande operazione di consolidamento possa spostare altrove il baricentro decisionale del futuro gruppo. Non è un tema secondario: dopo il lungo e difficile percorso di risanamento, il Monte non è più percepito come una banca da salvare ma come uno degli attori più importanti del sistema finanziario nazionale.
Il risiko è appena iniziato, le prossime ore si preannunciano come cruciali. Toccherà al cda e agli azionisti di Mps decidere quale destino scegliere per Siena. L’eventuale formalizzazione di un’offerta da parte di Intesa avrà già una conseguenza giuridica: Mps verrà sottoposta a passivity rule e non potrà avviare azioni difensive senza prima passare dall’assemblea. (cm) (notizia in aggiornamento)