Dopo l’ok della Consulta al Testo Unico della Toscana sul turismo, ora è il Tar a sorridere al Comune di Firenze sul tema degli affitti brevi: il Tribunale amministrativo regionale della Toscana ha respinto 19 ricorsi contro il regolamento comunale sulle locazioni turistiche brevi, approvato nel 2025 con l’obiettivo dichiarato di limitare l’overtourism nell’area Unesco del centro storico.
Le sentenze della prima sezione del Tar confermano il contingentamento delle unità già destinate all’affitto breve nel 2024, le autorizzazioni quinquennali, la soglia minima di 28 metri quadrati e il divieto di nuovi insediamenti residenziali a uso turistico nell’area Unesco. “La protezione dell’ambiente urbano – scrivono i magistrati – e gli obiettivi di politica sociale e culturale, insieme alla conservazione del patrimonio storico e artistico, costituiscono motivi imperativi di interesse generale che giustificano restrizioni della libertà di iniziativa economica”.
I pilastri della sentenza del Tar
I ricorsi contro il regolamento di Firenze sugli affitti turistici brevi erano stati presentati da operatori del settore, associazioni di categoria e privati cittadini. Le censure, pur variando nei dettagli da ricorso a ricorso, convergevano su alcuni nodi comuni: l’invasione di competenze legislative statali, la violazione dei principi di proporzionalità e non discriminazione sanciti dal diritto europeo, e l’irragionevolezza di misure che – a detta dei ricorrenti – penalizzerebbero i privati proprietari senza un reale beneficio per la collettività.
Il Tribunale non ha recepito queste argomentazioni, costruendo una motivazione che poggia su due pilastri fondamentali. Il primo è la sentenza 186/2025 della Corte Costituzionale che, sopravvenuta nel corso del giudizio, aveva già dichiarato infondate le questioni di legittimità sollevate dal Governo contro la legge regionale toscana 61/2024 (il Testo Unico sul Turismo), chiarendo che la disciplina delle locazioni brevi attiene prevalentemente alle materie del turismo e del governo del territorio, entrambe di competenza regionale.
Il secondo pilastro è la giurisprudenza della Corte di Giustizia Ue: la sentenza Cali Apartments del 2020 aveva già stabilito che un regime autorizzatorio per le locazioni brevi è compatibile con la Direttiva Servizi quando è giustificato da motivi imperativi di interesse generale quali la scarsità di alloggi, le tensioni sul mercato immobiliare, la tutela del patrimonio urbano, e risulta proporzionato all’obiettivo. Per i giudici amministrativi del Tar Toscana il regolamento fiorentino soddisfa tali questi requisiti: le autorizzazioni sono quinquennali (e dunque non a tempo indeterminato), i criteri sono pubblici e oggettivi, il monitoraggio è previsto per adeguare le misure nel tempo. Quanto ai requisiti tecnici, come la superficie minima di 28 mq, il Tar ha osservato che si tratta semplicemente del recepimento di standard igienico-sanitari già fissati dagli anni ’70.
Funaro entusiasta, Forza Italia guarda al Consiglio di Stato
La sindaca Sara Funaro ha definito la decisione “una vittoria” perché “viene data totalmente ragione al nostro regolamento” ribadendo “la piena legittimità del Comune a regolamentare su questa materia” e anche il diritto delle amministrazioni locali a mantenere “l’equilibrio tra la residenzialità e le politiche a favore dei residenti cittadini”. Palazzo Vecchio, ha annunciato, estenderà i limiti anche ad altre aree fuori dal centro storico: “Abbiamo detto che ovviamente aspettavamo le sentenze, i prossimi saranno i passaggi che avevamo già annunciato”, quindi in Giunta e successivamente in Consiglio comunale.
Di contro, Forza Italia ha annunciato il sostegno al ricorso al Consiglio di Stato. “Non è tartassando il comparto degli affitti brevi che si tutela il decoro”, accusano i capigruppo al Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella e al Comune di Firenze, Alberto Locchi, secondo cui “le norme comunali non tengono in nessuna considerazione il turista ‘mordi e fuggi’, che è il vero responsabile dell’overtourism”. Sul versante degli operatori del settore l’associazione Property Managers Italia ha espresso “sorpresa e amarezza” per una decisione che, secondo il presidente Lorenzo Fagnoni, rischia di ridurre l’offerta senza affrontare i problemi strutturali della casa.
Leonardo Testai