La guerra in Medio Oriente e il rischio di una crisi nello stretto di Hormuz stanno riportando al centro un tema che per troppo tempo la Toscana ha considerato secondario: l’energia. O meglio, la sua fragilità energetica.
Secondo le stime pubblicate da T24 in un intervento firmato da Marco Buti, Stefano Casini Benvenuti e Alessandro Petretto – i tre economisti promotori del Manifesto per la reindustrializzazione della Toscana – il nuovo shock energetico potrebbe costare alla Toscana oltre un miliardo di euro in più rispetto al 2025. A essere colpita sarebbero soprattutto i settori cruciali dell’economia regionale: moda, carta, vetro, siderurgia, meccanica, cioè proprio quei settori energivori che già soffrono il rallentamento internazionale e la pressione dei dazi.
Ma il problema non è soltanto l’aumento delle bollette. È il fatto che la Toscana continua a vivere l’energia come un’emergenza mentre dovrebbe trattarla come una risorsa strategica.
I dati rilanciati da Confindustria e approfonditi nell’articolo a fianco mostrano infatti che la Toscana è oggi la terza regione italiana più in ritardo sugli obiettivi di sviluppo delle energie rinnovabili previsti dal decreto Aree idonee: meno 225 megawatt rispetto alla traiettoria fissata. Eppure l’Italia, nel complesso, sta rispettando gli obiettivi nazionali.
Questo significa che il problema non è soltanto a Roma. È anche la difficoltà toscana a trasformare la transizione energetica in una vera politica industriale.
Ed è un paradosso notevole. Perché poche regioni possiedono le potenzialità della Toscana: tutto quello che anche altre regioni possono vantare (solare, eolico, ricerca universitaria, competenze tecnologiche, distretti industriali) più la geotermia. Che offre qualcosa che molte altre rinnovabili non garantiscono: la continuità produttiva. Con le nuove tecnologie della bassa entalpia, poi, l’impatto ambientale è molto contenuto.
La sensazione, invece, è che prevalgano ancora lentezze autorizzative, conflitti territoriali e una cultura della conservazione che finisce per bloccare tutto. Le rinnovabili vengono sostenute in teoria e ostacolate nella pratica.
Eppure la questione ormai non è più soltanto ambientale. È economica, industriale e perfino geopolitica. In un mondo segnato da guerre, dazi e instabilità, l’autonomia energetica diventa un fattore di competitività. Per questo la vera domanda non è se la Toscana debba accelerare sulle rinnovabili, ma se voglia continuare a subire le crisi energetiche globali oppure provare finalmente a trasformare l’energia da vulnerabilità strutturale a grande leva di reindustrializzazione.
Cristiano Meoni