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07 maggio 2026

In Toscana un polo energetico nazionale per favorire la reindustrializzazione

Gli economisti autori del Manifesto sollecitano la politica a usare bene la risorsa delle rinnovabili: “Lo shock di Hormuz mette a nudo le nostre debolezze”.

Marco Buti, Stefano Casini Benvenuti e Alessandro Petretto

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La torre di un impianto geotermico a Larderello

La torre di un impianto geotermico a Larderello

Nel nostro Manifesto sulla sfida della reindustrializzazione presentato nel settembre scorso, indicavamo come la crisi del modello produttivo della Toscana venisse da lontano, con fondamenta strutturali che solo una politica di lungo respiro operante sia sul fronte della domanda che dell’offerta avrebbe potuto affrontare. Identificavamo inoltre i dazi di Trump come il rischio di accelerazione della crisi vista l’esposizione dell’economia della nostra regione al mercato statunitense. Il “colpo di grazia” rischia di originare sempre dagli Stati Uniti, ma attraverso lo shock energetico provocato dalla guerra in Medio Oriente.

Un miliardo di costi energetici in più per la Toscana

La Toscana risente in modo particolare della crisi a causa della sua struttura produttiva, fortemente orientata al manifatturiero energivoro e all’export. Il caro bollette regionale porterà un aggravio dei costi energetici di oltre 1 miliardo di euro rispetto al 2025. A livello industriale, i settori già in sofferenza saranno impattati in modo esponenziale: il sistema moda (inclusa la pelletteria), già in contrazione negli ultimi due anni soffrirà per l’aumento dei costi logistici e di produzione; i distretti del cartario (Lucca), del vetro (Empoli) e dell’acciaio (Piombino), che sono particolarmente energivori, vedranno i margini erosi dai costi dell’energia. Anche il turismo, con l’aumento dei costi dei trasporti e la riduzione del potere d’acquisto, soffrirà per la probabile frenata della spesa dei visitatori stranieri.

Hormuz, quindi, rende ancora più evidente la vulnerabilità strutturale della nostra economia, sottolineando ancora una volta la necessità di investimenti finalizzati a garantire una maggiore autonomia; un’esigenza questa che rischia però di confliggere con le richieste volte ad utilizzare i fondi pubblici per misure tampone per far fronte ai maggiori costi che in questo momento gravano su imprese e famiglie: esigenze immediate che devono essere soddisfatte senza distogliere risorse agli interventi più strutturali di cui il nostro sistema economico ha assoluto bisogno.

Una crisi che impatta sul modello basato sull’export

Vale infatti la pena di ricordare che, nella divisione internazionale del lavoro, l’Italia – e la Toscana in particolare – si è specializzata nella produzione di beni -spesso di elevata qualità- la cui domanda ha però un’elasticità, sia al prezzo che al reddito, molto alta, mentre deve importare beni -ed in particolare alcune materie prime- a domanda estremamente rigida: capita quindi che, in questo nuovo contesto, caratterizzato dall’impennata dei prezzi delle materie prime, non si riesca a contrarre le importazioni, mentre le esportazioni -sottoposte come sono alla doppia pressione dell’aumento dei costi energetici e dell’introduzione dei dazi- rischiano di trovarsi di fronte a crescenti difficoltà.

Tutto ciò impone di rivedere l’impostazione della nostra politica economica che, aderendo ad una visione dello sviluppo di tipo export-led, è tradizionalmente orientata a sostenere le esportazioni. Si pone in particolare la necessità di fare attenzione anche alla possibilità di sostituire alcune delle nostre importazioni.

Più coraggio sulle energie rinnovabili

In questo ambito il tema energetico è ovviamente centrale: dipendere in larga misura dall’estero per le forniture energetiche ci rende estremamente vulnerabili. Se, nelle precedenti crisi energetiche -quando il prezzo del petrolio era salito alle stelle- la risposta era stata quella di introdurre nuove tecnologie a risparmio energetico, oggi la risposta non può che essere quella di inoltrarci con maggiore coraggio nella adozione di fonti alternative, seguendo le indicazioni del “green deal” troppo spesso trattate come ideologiche (ma chi ha avuto più coraggio, oggi paga meno l’energia).

Non vi è dubbio che su questo fronte esista una grande opportunità per la Toscana, la quale si trova in una situazione di vantaggio disponendo di una fonte energia rinnovabile e continua qual è quella geotermica, il cui sfruttamento rende già ora la Toscana la regione in cui l’incidenza delle fonti rinnovabili è tra le più alte del paese, nonostante il modesto ricorso alle altre fonti. Esistono tuttavia altri ulteriori margini di sviluppo, come mostrato nell’articolo del 23 marzo scorso su T24 che sottolineava gli ostacoli da veti e burocrazia. Inoltre, di più si può sulle altri rinnovabili, vista la disponibilità di spazi e di condizioni climatiche favorevoli sia al solare che all’eolico (e non mancano già significative esperienze di idroelettrico).

Un polo energetico di rilevanza nazionale

La Toscana potrebbe godere di un mix di fonti energetiche alternative unico in grado anche di garantire quella continuità che eolico e solare da soli non sono sempre in grado di fornire. Vi sarebbe, in altre parole, un terreno fertile per la costruzione di un polo energetico di primaria importanza a livello nazionale in grado di mettere assieme fonti diverse, potendo anche sfruttare la presenza di importanti centri di ricerca al fine di valutare la possibilità di soluzioni nuove da adattare alle specificità del nostro sistema produttivo.

Si dovrebbe sperimentare su questo fronte una nuova impostazione della politica industriale che, partendo dalla maggiore valorizzazione delle risorse del territorio, può fornire un contributo a quella politica di distruzione creatrice richiamata nel nostro manifesto e che richiede, in questo particolare momento della nostra storia, un forte impegno verso azioni volte alla creazione di nuovi spazi produttivi, visto che la distruzione procede spontaneamente a spasso spedito.

L’appello ai decisori politici: partiamo da tre priorità

In conclusione, la politica economica ad ogni livello istituzionale (nazionale, comunitario, ma anche regionale) deve superare la “sindrome della paralisi strutturale”: non agisce in tempi “normali” perché non ne percepisce l’urgenza e si concentra sulle misure tampone quando la crisi colpisce. Come dicevamo nel nostro Manifesto, bisogna allungare l’orizzonte sia dei decisori politici che degli stakeholders economici e sociali. Si scelgano tre priorità sulla reindustrializzazione e si investa lì il capitale politico – poco o tanto – che ancora esiste.

Marco Buti, Stefano Casini Benvenuti e Alessandro Petretto sono gli autori del Manifesto per la reindustrializzazione della Toscana

Autore:

Marco Buti, Stefano Casini Benvenuti e Alessandro Petretto

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