Il rendering della centrale a emissioni zero proposta a Larderello: impatto visivo minimo e niente torri
Comincia oggi una serie di servizi che prende spunto dal Manifesto per la reindustrializzazione della Toscana proposto dagli economisti Marco Buti, Alessandro Petretto e Stefano Casini Benvenuti. Il primo riguarda la geotermia come leva per la competitività del sistema produttivo toscano: una leva che è stata ben usata?
La sfida dell’energia, in Toscana e non solo, è quella con la S maiuscola. La geotermia rappresenta da oltre un secolo una delle risorse energetiche più caratteristiche della regione e potrebbe giocare un ruolo cruciale nella reindustrializzazione del territorio, con centrali a ridotto impatto ambientale (bassa o media entalpia, fino a 150 gradi). Eppure, nonostante il grande potenziale, il suo sfruttamento resta parziale. Secondo molti osservatori, la risorsa disponibile è stata utilizzata solo in parte, probabilmente meno del 50%. Il problema non è quindi la mancanza di energia nel sottosuolo, ma l’insieme di fattori economici, normativi e sociali che rendono complesso trasformarla in nuovi impianti e investimenti.
Costi elevati e ruolo degli incentivi
Costruire una centrale geotermica comporta investimenti molto significativi. I costi di ricerca, perforazione e realizzazione degli impianti sono tali che pochi operatori possono sostenerli senza forme di sostegno pubblico. Per questo, nel settore esistono incentivi statali legati alla produzione di energia rinnovabile. Tuttavia, la presenza dei contributi ha generato anche un effetto collaterale: dopo la liberalizzazione del 2011 si è assistito a una pioggia di richieste di autorizzazione per piccoli impianti, spesso da circa 5 MW, con reiniezione del fluido geotermico (il processo di restituzione al sottosuolo dell’acqua e del vapore estratti, dopo l’utilizzo energetico, chiudendo il ciclo produttivo).
La Regione Toscana ha dovuto lavorare, non sempre con facilità, per districarsi in questa giungla di richieste, perché molte domande non avevano basi industriali solide: non basta ottenere un incentivo per realizzare un progetto energetico complesso, servono capitali, competenze tecniche e una pianificazione credibile. Per questo numerose proposte non hanno superato le verifiche tecniche o amministrative.
Il ruolo storico di Enel in Toscana
Da decenni il principale operatore del settore è Enel, che gestisce tutte le centrali geotermiche della regione. Negli ultimi anni l’azienda ha avviato interventi di revamping e ammodernamento degli impianti esistenti, operazioni significative per migliorarne efficienza e sostenibilità, in un prezioso rapporto di collaborazione con la Regione e i comuni geotermici.
Il potenziale di sviluppo sarebbe stato maggiore se si fosse investito con più decisione in nuove centrali o tecnologie. Diversi progetti proposti da altri operatori non sono arrivati a conclusione.

La “legge Marras” e l’obbligo di utilizzare il calore
In Toscana, lo sviluppo della geotermia è regolato da una normativa regionale molto particolare, spesso definita dal governatore Eugenio Giani come «legge Marras», dal nome dell’assessore che la promosse, Leonardo Marras. Il principio cardine è semplice: le nuove autorizzazioni per centrali geotermoelettriche vengono concesse solo se almeno il 50% del calore residuo – quello che normalmente verrebbe disperso – viene destinato a utilizzi per il territorio.
Questo calore può essere impiegato nel teleriscaldamento per le abitazioni, in attività produttive o agricole, oppure in nuove filiere industriali legate all’energia termica. La reindustrializzazione, insomma, è una delle possibili finalità di questa legge. Chi presenta un progetto deve quindi spiegare in modo preciso che fine farà il calore prodotto dalla centrale. Se non c’è un piano credibile di utilizzo, l’autorizzazione non viene concessa.
L’obiettivo della norma era duplice: più tutela ambientale e più sviluppo economico locale. Il recupero del calore, infatti, può generare nuove attività. Un esempio spesso citato è quello dell’industria alimentare: impianti di trasformazione o stagionatura – come prosciuttifici o serre – potrebbero sfruttare l’energia termica geotermica. La legge prevedeva inoltre limiti emissivi molto più severi rispetto a quelli stabiliti dalla normativa nazionale, oltre all’introduzione di tecnologie per la cattura della CO₂.
Tante richieste, poca programmazione
Un altro problema emerso negli ultimi anni riguarda la mancanza di una pianificazione complessiva. Alla Regione Toscana sono arrivate decine di richieste di autorizzazione, spesso presentate da piccole società con capitali limitati, di poche migliaia di euro. La Regione ha dovuto confrontarsi con un settore che ha visto nascere molte realtà improvvisate, senza la solidità necessaria per realizzare impianti industriali complessi. Il risultato è stato un mosaico di proposte isolate, senza una vera strategia territoriale.
La Regione era intervenuta per mettere ordine già prima di Leonardo Marras. Ai tempi di un altro assessore maremmano (la Maremma, non casualmente, è terra di geotermia), Anna Rita Bramerini introdusse una moratoria di sei mesi per fermare temporaneamente le autorizzazioni e definire regole più chiare, oltre a un’istruttoria tecnica approfondita per valutare i progetti.
Il nodo delle comunità locali
Accanto agli aspetti economici e normativi, c’è poi il tema forse più delicato: il rapporto con i territori. In diverse aree della Toscana, i progetti geotermici hanno incontrato una forte opposizione da parte di cittadini e amministrazioni locali. Il caso della centrale prevista a Magliano in Toscana, in provincia di Grosseto è emblematico: nonostante il procedimento avanzato, il promotore non ha proseguito a causa delle resistenze sul territorio.
Le preoccupazioni riguardano soprattutto l’impatto ambientale, i possibili effetti sulla salute e la sicurezza del territorio. Queste tensioni sociali rappresentano spesso uno dei principali ostacoli alla realizzazione di nuovi impianti.
Le tecnologie a zero emissioni
Nonostante le difficoltà, alcune aziende continuano a investire nella geotermia con modelli tecnologici innovativi. Tra queste c’è Graziella Green Power, società aretina appartenente al Gruppo Graziella, realtà imprenditoriale con oltre 200 milioni di euro di fatturato e più di 100 milioni di patrimonio netto.
Il gruppo opera in diversi settori – dall’oro alla moda, fino al turismo e alle energie rinnovabili – e negli ultimi anni ha promosso la nascita della Rete Geotermica Toscana, un network di imprese e operatori del settore con l’obiettivo di sviluppare tecnologie innovative e facilitare il dialogo con le istituzioni. Il modello proposto dalla società punta su centrali geotermiche a reiniezione totale, considerate a impatto zero.
In questo sistema, il fluido geotermico estratto dal sottosuolo, dopo aver prodotto energia elettrica, viene completamente reiniettato nel terreno senza emissioni in atmosfera. Gli impianti, inoltre, sono progettati senza torri evaporative e con un impatto visivo ridotto.
I progetti in corso di Graziella Green Power
Il piano industriale 2023-2027 di Graziella Green Power prevede la realizzazione di due centrali geotermiche per una potenza complessiva di 15 MW. Come spiega Fausto Batini, direttore tecnico di Magma Energy Italia – società controllata dal gruppo – gli impianti in fase di autorizzazione seguono proprio questo modello tecnologico: «Si tratta di centrali a zero emissioni – spiega – molto diverse dagli impianti tradizionali. Tutti i fluidi geotermici vengono reimmessi nel sottosuolo e non c’è rilascio in atmosfera». Uno dei progetti riguarda l’area di Larderello, con impianti previsti in zone adiacenti a quelle già utilizzate storicamente.
Il no del Comune di Castelnuovo Val di Cecina
Il “progetto geotermico Castelnuovo”, in particolare, ha aperto un nuovo fronte di scontro istituzionale. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha autorizzato un permesso di ricerca geotermica nel territorio comunale di Castelnuovo Val di Cecina, con l’intesa della Regione Toscana. Alla conferenza dei servizi avevano partecipato anche i comuni interessati.
Ma l’amministrazione comunale di Castelnuovo ha deciso di opporsi alla costruzione della centrale da 5 MW. Con una delibera approvata prima di Natale, il sindaco Alberto Ferrini ha avviato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, contestando la legittimità del decreto ministeriale. Secondo il Comune, il progetto potrebbe avere potenziali effetti negativi sulla salute, sulla sicurezza e sull’ambiente del territorio. Per sostenere la battaglia legale, l’amministrazione ha incaricato due avvocati specializzati in diritto ambientale, con una spesa complessiva superiore ai 43 mila euro.

Un altro progetto a Castelnuovo Val di Cecina fermo da anni
Il gruppo ha proposto un altro progetto regionale a ciclo binario, sempre nel comune di Castelnuovo Val di Cecina, in località Qualtra. «Si tratta – ricorda Batini – di una centrale geotermica da 10 MW netti, progettata per lo sfruttamento del fluido geotermico con totale reimmissione dei fluidi, senza emissioni in atmosfera. L’interlocuzione con la Regione Toscana va avanti da anni».
Già nel 2019 la Regione Toscana aveva annunciato la conferenza dei servizi relativa alla Via per la realizzazione dell’impianto, con un sostanziale via libera.
Il rischio di perdere gli incentivi del Gse
Dal punto di vista degli operatori industriali, però, i ritardi autorizzativi possono avere conseguenze pesanti. Batini ricorda che «il gruppo ha già investito 10 milioni di euro nelle attività preliminari e teme di perdere gli incentivi assegnati dal Gestore dei servizi energetici (Gse) se i tempi dovessero allungarsi troppo. I ricorsi ci mettono in difficoltà – afferma – perché rischiamo di perdere gli incentivi e di compromettere investimenti già programmati».
Nonostante le difficoltà, l’azienda assicura di voler andare avanti con i progetti: «È una priorità del nostro presidente – conclude l’ingegnere – valuteremo se tutelarci nelle sedi opportune».
Le tecnologie pulite per la svolta
La geotermia resta dunque una delle grandi opportunità energetiche della Toscana, ma il suo sviluppo è tutt’altro che semplice. Tra costi elevati, regole stringenti, burocrazia asfissiante, opposizioni locali e altri ostacoli, la strada per nuove centrali appare lunga. Allo stesso tempo, tecnologie più pulite e modelli di utilizzo del calore potrebbero rendere questa risorsa sempre più compatibile con i territori.
La sfida, nei prossimi anni, sarà trovare un equilibrio tra sviluppo energetico, tutela ambientale e consenso delle comunità locali. In gioco non c’è solo il futuro della geotermia, ma anche il ruolo della Toscana nella transizione energetica italiana. (1-continua)
Carlo Pellegrino