Il polo geotermico di Larderello
Secondo Irpet l’impennata dei costi energetici, causata dalla guerra in Medio Oriente, mette in pericolo 117mila lavoratori occupati in aziende a forte consumo energetico, e per il presidente della Regione Eugenio Giani il conflitto minaccia 15mila imprese. Ma la Regione può fare (o avrebbe potuto fare) più di quanto già fa per alleviare questo rischio a fronte di costi energetici che non da oggi gravano sul sistema della produzione di beni e servizi? La risposta viene dal Nord d’Italia.
Lo scorso mese di febbraio la Regione Lombardia ha rinnovato la concessione dello sfruttamento idroelettrico alle società private A2A ed Edison. Lo ha fatto in base ad un accordo che impone alle due compagnie di cedere a prezzo calmierato il 15% della loro produzione idroelettrica alle aziende energivore lombarde. Un aiuto concreto all’industria locale.
Le ricadute dell’accordo con Enel Green Power
Qui, in Toscana, “l’oro energetico” si chiama geotermia, l’energia ricavata dal calore grazie ad un’intuizione che Piero Ginori Conti ebbe nel 1904 e che in nessun’altra parte d’Italia si coltiva in tanta quantità, soprattutto tra Monte Amiata e zona di Larderello. Si pensi che la geotermia prodotta in Toscana basterebbe oggi a soddisfare il 34% del fabbisogno elettrico della Toscana, presto il 40% e in futuro il 60%.
Di tutta questa ricchezza usufruisce Enel Green Power, società del gruppo Enel, che a febbraio del 2025 ha ottenuto la proroga di otto concessioni per sfruttare fino al 20246 la coltivazione geotermica che rende 6 miliardi di KWh all’anno.
Cosa dà in cambio Enel Green Power? Quasi tre miliardi di investimenti, per l’esattezza 2.988 milioni di euro, per la gran parte destinati all’ammodernamento, all’efficientamento e alla sicurezza degli impianti che l’azienda impiega nell’attività geotermica. Solo una parte minoritaria, 400 milioni di euro, vanno ai territori dei 16 comuni dove si coltiva la geotermia per opere stradali, infrastrutturali e di teleriscaldamento che fa risparmiare il 50% della bollette alle famiglie e l’80% alle imprese. In tutto 13.000 utenti. Non molti.
Il modello lombardo e un possibile test a Piombino
Il modello lombardo indica un’altra strada per sfruttare al meglio una ricchezza energetica di valore inferiore a quella toscana: meno benefici, sconti più bassi in bolletta, ma allargati oltre le zone di produzione della geotermia e diffusi su tutto il territorio regionale per dare un contributo sostanziale alla competitività delle aziende toscane che pagano conti insostenibili.
Potrebbe essere un modello da applicare anche al rigassificatore di Piombino di Snam, che occupa il molo livornese e ha una capacità di 5 miliardi di metri cubi all’anno di gas pari all’8% del fabbisogno nazionale. Cosa pretendere in cambio? Opere compensative per il territorio, d’accordo, di cui peraltro finora non si è riusciti ad ottenere la realizzazione, ma anche l’impegno di Snam a cedere parte del gas a prezzo calmierato all’industria toscana.
La Toscana, insomma, è un grande bacino energetico e uno snodo fondamentale di approvvigionamento, ma tanta ricchezza sfiora soltanto le famiglie e il tessuto imprenditoriale. Cambiare registro? Ne va dei bilanci delle famiglie e della sopravvivenza delle aziende.
Maurizio Bologni