Il "cubo nero" che svetta sui lungarni di Firenze
Avviso i lettori: sarò polemico. La polemica non deve essere il tratto caratteristico della vita italiana, come oggi purtroppo accade. Ma a volte va usata perché è come la satira, illumina e fa capire tante cose che sono davanti ai nostri occhi ma che non vediamo.
Farò polemica su due questioni: la questione energetica e la questione… cromatica!
Ci sono dettagli illuminanti. Presi da soli non significano nulla ma inseriti in un contesto dicono tutto. E veniamo al punto.
C’è una guerra che potrebbe riprendere da un momento all’altro e che sta spingendo l’Europa a un’austerità energetica che non si vedeva da cinquant’anni. I costi dell’energia sono alle stelle, quindi l’Ue invita tutti i suoi cittadini a risparmiare adottando stili di vita meno energivori. Bon.
Si sprecano anche le raccomandazioni all’autonomia energetica, da conquistare attraverso lo sviluppo delle energie rinnovabili: l’eolico, il fotovoltaico e pure il nucleare, su cui c’era una damnatio memoriae dai tempi di Chernobyl. Tutti d’accordo, da Confindustria alla Cgil, dal governo all’opposizione: le rinnovabili sono la salvezza, e poi l’Italia non è il Paese del sole e del mare come cantava Modugno? Non sarebbe la pacchia dei pannelli solari?
Poi però succede questo. E’ un piccolo fatto che però è la spia di un problema sistemico: quando si confonde l’interesse particolare, anche dovuto, con quello generale.
Succede che, parlando dei lavori di ristrutturazione dello stadio di Firenze, e arrivati al capitolo di come si debba alimentare quest’impianto, in Commissione 5 del Comune di Firenze il direttore dei servizi tecnici del Comune Alessandro Dreoni ha raccontato che, su prescrizione della Sovrintendenza alle Belle Arti, i pannelli fotovoltaici neri previsti nel progetto originario sono diventati grigi, perché meno impattanti visivamente. Questo cambio di colore – riporta la Repubblica – comporterà un minor rendimento dell’impianto di ben il 30-40 per cento, e quindi un maggior impatto energetico della struttura, tra l’altro molto energivora.
E qui la questione cromatica diventa questione energetica.
Mentre il commissario europeo all’energia Dan Jorgensen invita ad andare più piano in autostrada, a prendere il treno anziché la macchina, a fare smart working per non consumare benzina, mentre le industrie rischiano il ko per la bolletta e l’autotrasporto minaccia di fermare l’Italia per una settimana, mentre i turisti non prenotano più i voli perché le compagnie con poco carburante hanno detto che potrebbero cancellarli, ecco, mentre accade tutto questo, un funzionario sceglie il “pantone” corretto e sbianchetta un bel po’ di megaWatt per una questione di colori su una struttura – lo stadio Franchi – che, francamente, non è il Duomo di Firenze, né ci troviamo di fronte a un altro “cubo nero” con vista dai lungarni. Sbianchetta perché lo impone un vincolo della Sovrintendenza, e magari se non lo facesse verrebbe pure indagato!
Di casi così ne accadono ogni giorno ovunque. Sommate tutti gli sprechi energetici da veti amministrativi e politici e avrete la potenza di una centrale nucleare.
Cristiano Meoni