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27 aprile 2026

La filiera del restauro ha bisogno di giovani: l’appello dalla Mostra dell’artigianato di Firenze

In partenza un’analisi sulla domanda di lavoro per il settore. Obiettivo estendere alla Toscana il progetto fiorentino.

Leonardo Testai
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Un intero padiglione della Fortezza da Basso con gli stand di una quindicina di imprese, il grande spazio riservato al ministero della Cultura, salette incontri, uno speaker corner per brevi dimostrazioni promozionali di imprese che espongono i loro prodotti per il restauro, e un angolo allestito a laboratorio con giovani restauratori all’opera: è l’offerta di ‘Firenze città del restauro’ alla Mostra internazionale dell’Artigianato (Mida) di Firenze, organizzata da Camera di commercio e PromoFirenze, quest’anno in collaborazione con la decima edizione del Salone dell’arte e del restauro di Firenze.

“Abbiamo prodotto uno sforzo organizzativo straordinario – spiega Massimo Manetti, presidente della Camera di commercio di Firenze – per offrire al pubblico un evento di assoluta eccellenza dedicato ad uno dei settori nevralgici, tipici ed economicamente trainanti del territorio fiorentino, un settore che a Firenze è rappresentato da oltre 200 aziende che coinvolgono altre 1.500 imprese della fornitura”. Le sfide per il settore sono tante, “tra cui quella del ricambio generazionale, del trasferimento del know how e della formazione, tema a cui saranno dedicati alcuni dei nove meeting previsti dal programma”, aggiunge il segretario generale Giuseppe Salvini.

E’ in partenza un’analisi sulla domanda di lavoro

Si va dal focus sulle opportunità di lavoro qualificato offerto dai nuovi corsi di formazione per diventare tecnico del restauro, alla prima edizione del Premio che assegna un riconoscimento alle imprese che si sono distinte nelle attività di conservazione del patrimonio d’arte del territorio. Più in generale, “abbiamo messo insieme un progetto pluriennale che vuole valorizzare tutta la filiera di questo territorio che è fondamentale a livello nazionale, occupa un numero di addetti che con la filiera sono oltre 7mila”, ha ricordato Susanna Bianchi, coordinatrice del progetto ‘Firenze città del restauro’, con un gruppo di lavoro che vede la partecipazione di Cna Firenze, Confartigianato Firenze, Legacoop Toscana, Confindustria Centro e Costa, Ance Centro e Costa.

“Il progetto Firenze città del restauro ha fatto già un’analisi sull’offerta formativa, ora si prepara a analizzare la domanda, e dall’analisi della domanda scaturirà anche la futura esigenza di personale per il settore”, ha evidenziato Bianchi, secondo cui il settore “almeno in questi anni ha avuto una grande domanda di occupazione”, e dunque “il tema del reperimento di professionalità e anche manodopera di supporto ai cantieri di restauro, quindi restauratori, tecnici del restauro, ma anche appunto manodopera di supporto, è fondamentale”, come è fondamentale “attrarre i giovani”. In questo senso, ha aggiunto, “riusciamo ad avere un apporto dalla Regione Toscana che finanzia quattro programmi formativi attuati dalle agenzie formative riconosciute del territorio che sono appunto per le varie figure di tecnico del restauro”.

“Ora estendiamo il progetto a tutta la regione”

A giudizio di Salvini “ora la nostra ambizione deve essere quella di estendere a tutta la regione questa esperienza nata e cresciuta a Firenze”, intendimento peraltro non nuovo. Del resto “la filiera dei beni culturali rappresenta il 5,4% del Pil regionale”, ha sottolineato il presidente regionale di Unioncamere Massimo Guasconi, evidenziando che “la domanda è sostenuta anche grazie all’intervento delle Fondazioni”. Luigi Salvadori, consigliere delegato per i Progetti speciali di Confindustria Toscana Centro e Costa, ha rimarcato “la vicinanza di Confindustria fin dall’inizio dell’operazione” e “l’importanza dell’unione fra categorie diverse come segnale distintivo in questo momento di grande incertezza”.

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Leonardo Testai

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