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21 ottobre 2026

Il modello Scandicci per rigenerare Firenze: a confronto gli eredi del progetto Rogers

Il 26 ottobre alla Palazzina Reale di Firenze il confronto con Ivan Harbour ed Ernesto Bartolini sull’esperienza del Centro Civico di Scandicci. Al centro del dibattito il partenariato pubblico-privato, la qualità architettonica e le prospettive di rigenerazione urbana dell’area metropolitana.

Il Centro civico di Scandicci progettato da Richard Rogers

Il Centro civico di Scandicci progettato da Richard Rogers

Può l’esperienza urbanistica di Scandicci diventare un modello per la rigenerazione dell’area metropolitana fiorentina? È la domanda al centro dell’incontro in programma lunedì 26 ottobre, alle 17, alla Palazzina Reale di Firenze, in piazza della Stazione – organizzato da Firenze Domani insieme all’Ordine e Fondazione Architetti Firenze e alla Fondazione Giovanni Michelucci – dedicato al progetto con cui l’architetto britannico Richard Rogers ha contribuito a ridisegnare il centro della città alle porte di Firenze.

A confrontarsi saranno Ivan Harbour, senior partner di Rogers Stirk Harbour + Partners (RSHP), lo studio fondato da Rogers, ed Ernesto Bartolini, nipote dell’architetto e direttore di Habita Studio, che ha collaborato alla realizzazione del progetto come partner locale.

L’appuntamento, nell’ambito dell’iniziativa Costruire lo spazio comune, intende riportare al centro della discussione il rapporto tra qualità architettonica, investimenti e partenariato pubblico-privato, partendo da un’esperienza che ha modificato profondamente l’assetto urbano di Scandicci.

Dal progetto del 2003 al nuovo Centro Civico

La storia comincia nel 2003, quando a Rogers viene affidato il compito di immaginare una nuova identità urbana per Scandicci, fino ad allora percepita soprattutto come città satellite di Firenze. L’obiettivo era creare un centro riconoscibile e autonomo, capace di integrare abitazioni, attività economiche, servizi pubblici, cultura e mobilità. Il primo risultato concreto del masterplan è stato il Centro Civico, inaugurato nel 2013, con piazza Resistenza, l’auditorium, spazi commerciali, uffici e residenze, in stretta relazione con la linea tramviaria che collega Scandicci a Firenze.

L’intervento ha interessato un’area di circa 26mila metri quadrati, con un investimento di 33,8 milioni di euro, realizzato attraverso un’operazione di partenariato pubblico-privato. Ha anche rappresentato un tentativo di costruire una nuova centralità urbana, facendo convivere funzioni pubbliche e private in uno spazio progettato per essere vissuto durante l’intera giornata.

Il partenariato pubblico-privato e le sfide dell’area metropolitana

Proprio il modello di realizzazione sarà uno dei temi dell’incontro. L’esperienza di Scandicci offre infatti lo spunto per discutere come amministrazioni pubbliche, progettisti e investitori privati possano collaborare alla trasformazione delle città, conciliando sostenibilità economica, qualità degli spazi e interesse collettivo.

Il tema riguarda da vicino l’intera area metropolitana fiorentina, alle prese con la necessità di recuperare spazi urbani, migliorare i collegamenti e costruire nuove centralità al di fuori del capoluogo.

A Scandicci, del resto, il disegno originario di Rogers resta un riferimento anche per le successive trasformazioni urbanistiche. Il completamento del masterplan è ancora una questione aperta: negli anni sono state previste ulteriori operazioni immobiliari e interventi lungo l’asse della tramvia, mentre piazza Resistenza presenta aspetti sui quali l’amministrazione comunale ha manifestato la necessità di intervenire. Il confronto con Harbour e Bartolini sarà dunque anche un’occasione per riflettere sui risultati e sui limiti di un progetto avviato oltre vent’anni fa e sulle condizioni necessarie per trasferirne l’esperienza ad altri contesti urbani. (redcm)

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