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08 gennaio 2026

Il mercato del lavoro rallenta in Toscana: l’industria tiene a fatica, la moda in crisi pesa

Nel terzo trimestre 2025 Irpet calcola un -3,3% per gli avviamenti e il Made in Italy perde l’1,5% degli addetti. Cresce la Cigs.

Leonardo Testai

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Nel terzo trimestre 2025 il mercato del lavoro in Toscana è entrato in una fase di rallentamento più evidente sul fronte dei flussi, mentre tiene ancora lo stock degli occupati dipendenti e peggiorano alcuni indicatori strutturali. E’ il quadro che emerge dall’ultima nota Flash Lavoro dell’Irpet, che fotografa una congiuntura segnata da segnali contrastanti, con elementi di preoccupazione già evidenziati nella nota congiunturale di fine anno dell’istituto di ricerca, basata sui dati dei primi nove mesi del 2025.

Tra luglio e settembre dell’anno appena concluso gli avviamenti al lavoro in Toscana scendono a 191.373 unità, 6.500 in meno rispetto allo stesso periodo del 2024, pari a un calo del 3,3%. La flessione è concentrata nei mesi centrali dell’estate: a luglio gli avviamenti diminuiscono del 5,2% su base annua e ad agosto del 6,5%, mentre settembre mostra un andamento più stabile. La riduzione interessa entrambi i generi in misura pressoché identica, con un -3,3% per le donne e un -3,2% per gli uomini, e tutte le classi di età, con una contrazione più accentuata tra i lavoratori tra 45 e 54 anni (-5,4%).

Sul versante occupazionale, gli addetti dipendenti risultano comunque in aumento di circa 25mila unità rispetto al terzo trimestre 2024, pari a una crescita dell’1,6%. L’incremento è sostenuto dal lavoro stabile, che cresce del 2,4%, mentre i rapporti a termine segnano una lieve flessione dello 0,5%. Più marcato il calo dell’apprendistato, che registra una riduzione dell’11,1%, corrispondente a circa 6mila addetti in meno.

Il sistema moda continua a perdere addetti

A livello settoriale, il saldo complessivo resta positivo in tutti i macro-comparti. L’agricoltura cresce dell’1,9%, le costruzioni del 3,8%, l’industria dello 0,3% e il terziario dell’1,9%. All’interno dell’industria, tuttavia, prosegue la crisi del manifatturiero Made in Italy, che perde complessivamente l’1,5% degli addetti su base annua. Tutte le lavorazioni della moda risultano in contrazione: la pelletteria arretra del 4,7%, le calzature del 3,8%, il tessile del 2,4%, la concia dell’1,3%, l’abbigliamento dell’1,0% e l’oreficeria dell’1,4%. In controtendenza alcuni comparti industriali, con la farmaceutica in crescita del 3,3%, le macchine e apparecchi del 3,2% e i mezzi di trasporto del 2,7%, sostenuti in particolare dalla cantieristica navale. Nel terziario continua la crescita dei servizi turistici, con un aumento degli addetti del 2,6%.

La dinamica territoriale degli avviamenti al lavoro è negativa nella maggior parte delle province della Toscana. Le riduzioni più consistenti si registrano a Massa Carrara (-8,4%), Siena (-6,5%), Pistoia (-5,3%) e nella Città metropolitana di Firenze (-4,9%). Prato rappresenta l’eccezione, con un aumento del 6,3% nel trimestre. A livello di sistemi locali del lavoro, le aree a forte specializzazione in pelle, concia e calzature mostrano segnali di difficoltà: San Miniato registra una variazione degli addetti pari a -0,5% e Piancastagnaio a -1,3%.

Segnali di peggioramento per la disoccupazione (e la Cigs)

Il peggioramento del quadro congiunturale si riflette sugli indicatori di disoccupazione. Tra luglio e settembre 2025 i disoccupati stimati salgono a 73mila unitità, contro i 52mila dello stesso trimestre 2024. Il tasso di disoccupazione passa così dal 3,0% al 4,2%, con un valore del 3,9% per gli uomini e del 5,0% per le donne. L’aumento non è però confermato dalle iscrizioni ai Centri per l’impiego, che risultano in calo del 3,7% su base annua, elemento che secondo l’Irpet potrebbe indicare effetti di variabilità campionaria nelle stime Istat.

Il tasso di disoccupazione toscano resta comunque inferiore alla media nazionale, pari al 5,6%, e leggermente superiore a quella del Centro-Nord, pari al 4,0%. Nel complesso, gli occupati tra 15 e 64 anni scendono a 1.678mila unità, con una riduzione dello 0,6% rispetto al terzo trimestre 2024. Il tasso di occupazione regionale arretra dal 71,9% al 70,8%, con una diminuzione di un punto percentuale per gli uomini, dal 78,1% al 77,1%, e di 1,1 punti per le donne, dal 65,7% al 64,6%.

Sul fronte degli ammortizzatori sociali, il ricorso complessivo alla cassa integrazione nel terzo trimestre 2025 resta vicino ai livelli dell’anno precedente, ma cambia in modo significativo la composizione. Le ore di cassa integrazione ordinaria diminuiscono del 22,9%, mentre quelle di cassa integrazione straordinaria raddoppiano. Nei primi nove mesi dell’anno le ore di cassa integrazione straordinaria passano da 5,6 a 13,8 milioni. Di queste, 5,35 milioni si concentrano nei settori della pelle, del cuoio e delle calzature e 3,55 milioni nella meccanica, a conferma della forte esposizione di queste filiere alla crisi.

Servizi per gli svantaggiati, più di 3mila beneficiari dal 2018

Accanto all’analisi congiunturale del mercato del lavoro, l’Irpet ha dedicato un approfondimento alla misura regionale dei Servizi di accompagnamento al lavoro per persone svantaggiate, finanziata dal Por Fse 2014-2020: dal 2018 il programma ha coinvolto complessivamente 3.240 beneficiari sull’intero territorio della Toscana, con un budget di 7,8 milioni di euro ripartito tra le diverse zone-distretto. I destinatari sono disoccupati o inoccupati in carico ai servizi sociali, con fragilità socioeconomiche e familiari marcate, esclusi i percettori di misure nazionali di contrasto alla povertà e le persone già seguite da altri strumenti regionali.

Secondo l’analisi qualitativa condotta su 26 progetti, integrata da interviste a sei esperienze territoriali, la misura ha prodotto esiti non solo occupazionali ma anche in termini di riattivazione, autonomia e rafforzamento delle competenze socio-relazionali, contribuendo al consolidamento delle reti pubblico-private. Tra le criticità emergono l’impatto della pandemia, l’incompatibilità con il Reddito di Cittadinanza, la bassa competitività delle indennità di tirocinio e la discontinuità dei cicli di finanziamento. Le indicazioni finali puntano a rendere più stabili e intensivi i percorsi di accompagnamento al lavoro per le persone più vulnerabili, riducendo la frammentarietà degli interventi e rafforzando l’integrazione tra politiche sociali e del lavoro.

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Leonardo Testai

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