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24 luglio 2026

Guerra e dazi, la Camera di commercio di Firenze spinge le Pmi su rotte alternative

il presidente Manetti invita le aziende a “puntare su mercati promettenti e di prossimità come quelli europei”.

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Quasi la metà dei ricavi da esportazioni della Toscana è acquisita su mercati instabili e volatili, come l’area del Golfo, la Cina, gli Stati Uniti dei dazi: per questo motivo, con il fuoco della guerra che si riattizza in Medio Oriente, la Camera di commercio di Firenze pensa a mercati meno problematici ma con prospettive interessanti. “Nel primo trimestre di quest’anno è ad esempio diminuita la quota export verso gli Usa a vantaggio di altri mercati, vogliamo pensare che sia conseguenza anche delle azioni per riequilibrare gli sbocchi commerciali”, dice il presidente Massimo Manetti.

“Puntare su mercati europei promettenti”

“Le notizie di queste ore – osserva -, con la nuova escalation del conflitto in Medio Oriente, i blocchi navali che dallo Stretto di Hormuz sembrano estendersi al Mar Rosso, il costo del petrolio Brent che è tornato a toccare 100 dollari al barile e le nuove minacce di dazi Usa, ci impongono di aumentare l’impegno per diversificare i mercati di sbocco delle imprese fiorentine e in questa direzione ci stiamo muovendo con una serie di iniziative”. Manetti invita dunque le aziende a “puntare su mercati promettenti e di prossimità come quelli europei. Siamo impegnati a indirizzare le imprese su queste direttrici”.

Con PromoFirenze, ricorda il presidente dell’ente camerale, siamo al lavoro per accompagnare le aziende fiorentine ad eventi all’estero che spaziano da Varsavia a Taipei, oltre che su un’edizione di BuyFood che apre ai prodotti agroalimentari di qualità non solo Dop e Igp, oltre che ai birrifici artigianali. Il nostro ExportHub è sulla strada per superare nel 2026 i già importanti numeri del 2025: 991 servizi di sviluppo e promozione erogati alle imprese; 623 aziende che hanno partecipato a 7 seminari di approfondimento su Paesi, settori, progetti, aspetti fiscali e doganali, contrattualistica internazionale, eccetera; 22 collaborazioni avviate con nuovi partner esteri in Europa, Nord Africa, Medio Oriente, Asia e America. E questo solo per citare alcuni numeri che quest’anno contiamo di superare”.

Segnali di crescita dalla demografia d’impresa

E nonostante le tensioni internazionali cresce a ritmi sostenuti il numero delle imprese fiorentine, comprese quelle artigiane, con le aziende di capitali che aumentano ad un tasso superiore rispetto a quelle di tutte le altre forme giuridiche. Secondo i dati Movimprese, nel secondo trimestre del 2026 il saldo tra le nuove iscrizioni al Registro delle imprese (1.456) e le cessazioni (840) è positivo per 616 unità, uno dei più alti degli ultimi anni, e con un tasso più alto della media regionale. A livello di area metropolitana fiorentina il saldo annualizzato sugli ultimi dodici mesi si attesta a +709 imprese, il più alto riferito al periodo terminante al secondo trimestre dal 2022 ad oggi.

“Sono dati eccellenti, soprattutto se si considera che sono maturati in un periodo a forte tensione internazionale” commenta Giuseppe Salvini, segretario generale della Camera di commercio di Firenze, secondo cui “nonostante lo scenario incerto, complesso e volatile, il sistema delle imprese fiorentine mostra una grande resilienza”. Nel secondo trimestre 2026 a Firenze cresce anche il numero delle imprese artigiane (446 nuove iscrizioni e 327 cessazioni) e quello delle società di capitale con 466 iscrizioni e 160 cessazioni, dato che “conferma la tendenza delle imprese a strutturarsi in forme societarie maggiormente resilienti”, secondo Salvini. Per il resto a Firenze le società di persone crescono di una sola unità (+0,01%), quelle individuali di 305 unità (+0,65%) e quelle di altre forme di 14 (+0,18%). (lt)

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