L’attuale fase storica, costellata di guerre, dazi e oscillazioni delle materie prime, non favorisce certo gli investimenti diretti esteri (Ide), che negli ultimi anni nel mondo sono cresciuti poco e più lentamente del Pil e del commercio, e che nel 2025 hanno segnato una ripresa dovuta solo ai flussi finanziari, non agli investimenti produttivi. Peraltro gli Ide sono sempre più concentrati in pochi Paesi (Usa, Cina+Hong Kong, Singapore, Lussemburgo e Canada) e in pochi settori (nuove tecnologie, intelligenza artificiale, transizione energetica, manifattura avanzata).
Appello agli investitori esteri: rivolgetevi a Invest in Tuscany
In questo scenario – descritto da Massimo Meloni, responsabile della sezione Policy Research della Conferenza delle Nazioni Unite su commercio e sviluppo, al meeting annuale di Invest in Tuscany, l’ufficio della Regione Toscana che si occupa di attrazione degli investimenti esteri – la Toscana cerca di rafforzare gli storici legami con le società a controllo estero presenti sul territorio e di assisterle sia nei casi di sviluppo, che in quelli critici (le vicende di Bekaert, Gkn e Beko aspettano ancora una soluzione). “Facciamo appello a tutti i gruppi a capitale estero: rivolgetevi a noi per qualsiasi esigenza”, ha detto alla platea di investitori Paolo Tedeschi, direttore Competitività territoriale della Regione Toscana, che con Filippo Giabbani, dirigente del settore Attrazione investimenti, supporta le aziende internazionali. Lo stesso appello è stato rivolto dal presidente della Regione, Eugenio Giani.
Le società a controllo estero fatturano 43 miliardi di euro
In Toscana oggi sono presenti 1.400 società a controllo estero con 3.600 stabilimenti e 101mila addetti, che fatturano 43,4 miliardi, di cui 20 miliardi generati dalla manifattura, secondo i dati presentati da The European House-Ambrosetti che da quattro anni ha costituito, su incarico della Regione, una community che si riunisce periodicamente per analizzare l’andamento e le esigenze degli investitori esteri. Il primo Paese per presenza di multinazionali in Toscana resta la Francia, seguita da Usa e Germania.
Dal 2019 a oggi la Toscana ha attratto 12 miliardi di euro di investimenti
Dal pre-Covid a oggi (2019-2025) la Toscana ha attratto – secondo i dati Invest in Tuscany – 303 operazioni di investimento estero (202 greenfield, 101 acquisizioni), per un valore di circa 12 miliardi di euro, con la creazione di oltre 15mila posti di lavoro, posizionandosi al quarto posto in Italia per attrazione di investimenti esteri greenfield e al sesto posto per operazioni M&A (fonte: banca dati Moody’s).
Gsk (vaccini) sta investendo 300 milioni nel campus di Siena
Tra le ultime operazioni realizzate c’è quella di Gsk, multinazionale britannica dei vaccini che a Siena ha sia un centro ricerca e sviluppo con 700 addetti che un polo produttivo (a Rosia, a 15 chilometri dal capoluogo) con 1.500 dipendenti e che, dopo l’uscita incentivata di 257 addetti, ora sta investendo 300 milioni di euro – come ha spiegato Andrea D’Amato, direttore del sito di Rosia di Gsk Italia – per realizzare, tra l’altro, una nuova linea di infialamento che raddoppierà la capacità produttiva da 60 a 130 milioni di vaccini all’anno e un impianto fotovoltaico che coprirà il 5% del fabbisogno elettrico dello stabilimento. “In questo modo lo stabilimento di Rosia è diventato sempre più attrattivo – ha detto D’Amato – al punto che da qui partirà il lancio di nuovi vaccini del gruppo”.
Kme (laminati in rame) raddoppia l’impianto fotovoltaico a Fornaci di Barga
Investe in un maxi impianto fotovoltaico anche la Kme di Fornaci di Barga (Lucca), leader europeo nei laminati di rame con 200mila tonnellate prodotte all’anno nei 10 stabilimenti in Italia e in Germania, dove la holding ha sede anche se, come ha spiegato il ceo Claudio Pinassi, “l’azienda è italianissima, anzi una delle più toscane che esistono” perché è nata dall’evoluzione della Smi (è quotata alla Borsa di Milano). A Fornaci di Barga Kme sta allargando un impianto fotovoltaico che copre 45mila metri quadrati fino a 70mila metri quadrati, in modo che possa garantire il 25% del fabbisogno elettrico della fabbrica. “Siamo concentrati sulla transizione energetica e vediamo il futuro roseo – ha sottolineato l’ad – a Fornaci abbiamo puntato sull’uso del rottame di rame come materia prima e siamo passati dal quasi-pareggio a una forte redditività mantenendo l’occupazione. Certo, abbiamo due criticità: la volatilità del prezzo del rame, su cui poco possiamo incidere, e le infrastrutture, visto che c’è una sola strada a due corsie e noi movimentiamo su gomma 120mila tonnellate l’anno di materia prima”.
Metinvest Adria (acciaio) progetta la nuova acciaieria da 3,5 miliardi di euro
Ma l’investimento più corposo in programma in Toscana – il più grande mai realizzato in un’unica soluzione – è l’acciaieria che intende costruire a Piombino la joint venture Metinvest Adria, formata dal gruppo ucraino Metinvest (che ha perso, distrutta dalla guerra in Ucraina, 12 milioni di tonnellate di capacità produttiva di acciaio) e il gruppo tecnologico friulano Danieli. Il progetto vale quasi 3,5 miliardi di euro e s’intreccia col futuro dell’acciaieria esistente Jsw Steel Italy (la ex-Lucchini), che dovrà cedere una parte dei terreni, delle aree demaniali e della banchina. Gli accordi non sono ancora definiti al 100% ma “la situazione di crisi della siderurgia che c’è a Piombino potrebbe diventare un’opportunità per noi”, ha spiegato l’ad di Metinvest Adria, Luca Villa, riferendosi ai circa 800 lavoratori di Jsw che potrebbero passare (almeno in parte) alla nuova acciaieria. “Stiamo definendo le trattative con le banche per il finanziamento”, ha aggiunto Villa.
Patto pubblico-privato per aumentare gli investimenti esteri
“Per attrarre investimenti esteri bisogna rafforzare ulteriormente il partenariato tra pubblico e privato – ha spiegato Paolo Ruggeri, coordinatore della commissione Multinazionali di Confindustria Toscana – e potremmo pensare di reinventare alcune produzioni inserendo nuove tecnologie, in particolare nelle filiere, e magari di fare reshoring riportando qui produzioni che erano finite all’estero”.
L’importanza dei rapporti umani
“Gli investimenti non vanno mai dati per scontati – ha concluso Tedeschi – e anche i rapporti umani sono fondamentali, soprattutto quando le multinazionali devono essere accompagnate alla riconversione industriale”.
Silvia Pieraccini