20 febbraio 2026

Logo t24Il quotidiano Economico Toscano
menu
cerca
Cerca
Industria

03 dicembre 2025

Grosseto, Nuova Solmine salva Venator Italy e dà vita a un polo chimico da 300 milioni

Il piano di rilancio parte con 40 milioni, poi ci vorranno una trentina di milioni per le discariche. Istituzioni e sindacati molto soddisfatti.

Silvia PIeraccini
Lo stabilimento Venator a Scarlino (Grosseto)

Lo stabilimento Venator a Scarlino (Grosseto)

Nel 1997 Luigi Mansi, Ottorino Lolini e Giuliano Balestri rilevarono dall’Eni l’intero pacchetto azionario della Nuova Solmine di Scarlino (Grosseto), azienda leader nella produzione e commercializzazione di acido solforico, di cui erano manager. A 28 anni di distanza i tre imprenditori scommettono ancora sulla chimica di base, rilevando – o, per meglio dire, salvando – lo stabilimento Venator Italy di Scarlino, produttore di biossido di titanio che si trova proprio accanto alla loro azienda e che, dall’estate 2023, è in crisi profonda, con l’attività praticamente ferma e i 199 dipendenti col contratto di solidarietà. Venator era il principale cliente di Nuova Solmine.

In vista un accordo di programma

Un’operazione strategica, annunciata da Luigi Mansi il 2 dicembre al ministero delle Imprese e del Made in Italy, al tavolo che si è svolto alla presenza del ministro Adolfo Urso, dei sindacati e delle istituzioni locali, tutti molto soddisfatti del risultato. Nuova Solmine si è impegnata a investire e a riassumere progressivamente tutti e 199 i dipendenti Venator. Gli impegni delle parti ora andranno definiti in un accordo di programma. Per la Maremma, terra di scarsa industria, è una soluzione da incorniciare.

Luigi Mansi, Ottorino Lolini e Giuliano Balestri, azionisti di Nuova Solmine

Una “rivoluzione storica”

“Questa operazione, ancor più rilevante perché in un settore sfidante come quello della chimica, rappresenta un’occasione di concreta rinascita industriale – ha affermato Urso – seguiremo ogni passo di questo percorso con la massima attenzione, a tutela dell’occupazione e del territorio”. Mansi la definisce “una rivoluzione storica” per due motivi: Nuova Solmine, acquisendo Venator, cambierà il core business nella produzione di biossido di titanio (un pigmento bianco usato nelle vernici, plastica, carta, cosmetici, farmaci e alimenti), avendo a disposizione una delle materie prime, l’acido solforico; e creerà le condizioni per dar vita a un gruppo chimico con 350 dipendenti diretti più 200-250 nell’indotto. Oggi Nuova Solmine è parte del gruppo chimico Solmar che fattura 130 milioni e impiega 180 persone.

Dal 2 gennaio riparte una linea di produzione

Fondamentale, secondo Mansi, sarà ripartire al più presto per cogliere le opportunità di un mercato come quello del biossido di titanio che è in fase di ristrutturazione. L’ipotesi è rimettere in funzione dal 2 gennaio prossimo una delle tre linee produttive del biossido di titanio, per poi salire a due linee e produrre circa 40mila tonnellate nel 2026. A regime, tra due-tre anni, l’ex-Venator punta a produrre 60mila tonnellate con 180-200 milioni di fatturato.

Fabbisogno finanziario di 40 milioni subito, poi le discariche

Il piano industriale messo a punto da Nuova Solmine prevede un fabbisogno finanziario di circa 40 milioni di euro per ripartire. Poi serviranno una trentina di milioni per realizzare le discariche, necessarie per smaltire i “gessi rossi”, i residui di lavorazione del biossido di titanio che due anni e mezzo fa sono stati una delle cause del fermo attività. Dopo un lungo periodo di contrasti, nei mesi scorsi la Regione Toscana ha autorizzato una discarica a piè di fabbrica per i prossimi sei anni, mentre Venator ha presentato un progetto per utilizzare una cava limitrofa. Ora la palla passa ai nuovi proprietari (l’acquisizione dovrà perfezionarsi entro l’anno) che dicono: “Quando rilevammo Nuova Solmine ci avevano dato tre mesi di vita, ora cambiamo pelle e diventiamo ancora più grandi”.

Giani: “Grande impegno per una realtà così rilevante”

Dalle istituzioni sono arrivate parole di grande soddisfazione, a cominciare dal presidente della Regione, Eugenio Giani: “La Regione ha profuso un grande impegno per arrivare a una soluzione che fosse in grado di coniugare la ripresa produttiva, la salvaguardia dell’occupazione e quella ambientale. Il territorio e la comunità non potevano permettersi di perdere una realtà cosi rilevante”.

Autore:

Silvia PIeraccini

Potrebbe interessarti anche

Articoli Correlati


Industria

20 febbraio 2026

A Scarlino l’ex Venator è ripartita: produzione a regime entro fine anno

Leggi tutto
Industria

19 febbraio 2026

Ai cantieri Pim di Piombino avviata la costruzione di una nave militare

Leggi tutto
Industria

19 febbraio 2026

Sulla strada dell’accordo di programma per Jsw c’è il nodo del porto di Piombino

Leggi tutto

Hai qualche consiglio?

Scrivi alla nostra redazione

Contattaci