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Impresa

26 febbraio 2026

Engineering, sciopero degli straordinari in attesa del tavolo con l’azienda sugli esuberi

Dopo le assemblee dei lavoratori tenutesi in tutta Italia (anche a Firenze, con 490 addetti) confermato lo stato d’agitazione.

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Piena salvaguardia occupazionale per tutto il personale del gruppo, garanzie concrete sullo sviluppo industriale e sul mantenimento del perimetro aziendale, una gestione responsabile dell’impresa, orientata alla valorizzazione delle competenze e alla sostenibilità di lungo periodo: sono queste le richieste dei lavoratori di Engineering in tutta Italia, espresse nelle assemblee convocate negli ultimi giorni dopo l’annuncio da parte dell’azienda di 655 esuberi sul territorio nazionale, con Firenze (490 dipendenti) che appare fra i siti a rischio. Pur in assenza di notizie precise sulla ripartizione degli esuberi.

“Il mandato è chiaro”, affermano in una nota Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, “difendere l’occupazione, il perimetro industriale e la dignità del lavoro, respingendo ogni tentativo di scaricare sulle lavoratrici e lavoratori il costo delle scelte gestionali che non possono essere pagate da chi quotidianamente garantisce competenze e professionalità”. I lavoratori di Engineering dunque confermano lo stato di agitazione e proclamano lo sciopero di tutte le prestazioni straordinarie in tutte le aziende del gruppo. A disposizione del tavolo negoziale, attivabile in qualsiasi momento – se la trattativa con Engineering sugli esuberi non arriverà a esiti soddisfacenti -, c’è un pacchetto di 8 ore di sciopero.

“Le lavoratrici e i lavoratori delle aziende del gruppo Engineering – si legge nella nota dei sindacati -esprimono: forte preoccupazione per la tenuta industriale e finanziaria dell’impresa, gravata da un significativo indebitamento e da prospettive di potenziali vendite di assets aziendali; netta contrarietà alla dichiarazione di esuberi strutturali, ritenuta priva di adeguate giustificazioni industriali e strumentale rispetto a una riorganizzazione messa in campo. Le lavoratrici e i lavoratori non sono disponibili ad accettare che il peso di una gestione fallimentare venga scaricato su chi lavora, in primis i 655 che l’azienda avrebbe individuato come primi esuberi”. (lt)

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