Ha l’aspetto di un piccolo caso politico, quello del conto delle risorse necessarie per la realizzazione della Darsena Europa del porto di Livorno e delle sue opere complementari. Con circa 130 milioni di euro di risorse pubbliche ancora mancanti, come va dicendo da alcuni mesi il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno settentrionale, Davide Gariglio: rimarrebbero fuori il consolidamento della seconda vasca di colmata, il collegamento stradale della Fi-Pi-Li, e il prolungamento del passante ferroviario per il trasbordo anche via ferro dei container. Con possibili novità a breve per le ultime due opere.
A riaccendere la bagarre è stato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che in un’intervista al Tirreno ha chiesto al governo di stanziare i 130 milioni per le opere complementari, paventando il rischio che l’interesse dei due soggetti privati in lizza per la gestione del terminal – da un lato il raggruppamento con Msc, Neri e Lorenzini, e dall’altro Grimaldi – possa evaporare in caso contrario. “Il Governo ha già fatto la sua parte e le risorse statali per le opere di competenza sono state garantite, senza mai voltare le spalle a Livorno”, ha però replicato il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi.
Il nodo dei progetti ancora da presentare
Chi ha ragione? Il quadro economico della Darsena Europa, per quel che concerne le opere appaltate e per cui i lavori sono in corso, è arrivato a superare i 550 milioni di euro per l’incremento dei costi delle materie prime e la necessità di rispettare le prescrizioni in materia ambientale. Tanto che, oltre ai finanziamenti dello Stato e a quelli della Regione – 200 milioni di euro per ciascuno – l’Autorità ha dovuto ricorrere anche a un finanziamento di 90 milioni accordato dalla Bei, in aggiunta al mutuo già acceso con la Cdp. Secondo il cronoprogramma, entro giugno 2027 si avrà il consolidamento della prima vasca, mentre entro ottobre 2030 termineranno i lavori di dragaggio e di realizzazione delle dighe foranee.
Per chiedere a Roma gli altri 130 milioni stimati – circa 50 per il consolidamento della seconda vasca di colmata, 60 per la rete stradale e 20 per la ferrovia – c’è bisogno dei relativi progetti e dunque di una quantificazione precisa dei costi. Da qui la richiesta, avanzata nei mesi scorsi da Gariglio, di far partire quanto prima i progetti di fattibilità tecnico-economica per le opere complementari. Una richiesta avanzata al commissario straordinario per la Darsena Europa, ovvero l’ex presidente dell’Autorità portuale Luciano Guerrieri. Il quale è ancora formalmente in carica, perché il suo successore designato (il prefetto di Livorno Giancarlo Dionisi) non è ancora stato reso effettivo. Ma si dice che potrebbe essere proprio Dionisi ad affidare ad Anas, entro la fine di gennaio, gli studi di fattibilità tecnico-economici per il progetto del raccordo stradale, dopo la firma di una convenzione tra gli enti coinvolti; stessi studi, ma riguardanti il raccordo ferroviario, dovrebbero essere affidati a Rfi.
L’incognita della riforma con Porti d’Italia Spa
Giani, dal canto suo, non demorde. “Visto che il porto è nell’area demaniale – ha dichiarato, dopo la risposta di Rixi -, io mi aspetto che per rispetto a questo impegno così forte, che ci rende i maggiori promotori da un punto di vista delle risorse per il nuovo porto di Livorno, lo Stato abbia quantomeno il rispetto di produrre una procedura di project financing, che magari crei risorse da parte di privati interessati per completare la banchina, almeno questo lo faccia”.
In realtà Roma, nell’ultimo periodo, è stata impegnata anche nella gestazione della riforma, voluta da Rixi e dal ministro Matteo Salvini, che conferirebbe la gestione operativa, gli investimenti e la pianificazione strategica dei porti italiani a una nuova società chiamata Porti d’Italia Spa. Tra le sue funzioni rientrerebbero la realizzazione di darsene, banchine, canali, dragaggi e dighe foranee e dragaggi, con la possibilità di progettare, appaltare e collaudare direttamente le opere portuali strategiche, lasciando alle Adsp la realizzazione dei piani regolatori. La riforma è stata approvata in Consiglio dei Ministri il 22 dicembre, e ora la palla passa al Parlamento. Con molti dubbi ancora sul futuro delle opere commissariate, come la Darsena Europa.
Leonardo Testai