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02 luglio 2026

Crisi della moda, i sindacati portano cinque proposte in piazza il 9 luglio a Firenze

Per Cgil, Cisl e Uil servono reshoring, filiere legali, fondi europei, credito e formazione per salvare il tessuto produttivo.

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La crisi del settore moda e le proposte per rilanciarlo entrano nella piattaforma dello sciopero generale regionale unitario dell’industria, in programma il 9 luglio a Firenze con manifestazione nel capoluogo toscano e lavoratori attesi da tutta la regione con pullman, treni e mezzi propri. Cgil, Cisl e Uil, insieme alle categorie interessate, chiedono risposte urgenti per evitare il rischio di deindustrializzazione e la perdita di lavoro qualificato in un comparto che rappresenta un patrimonio di saperi e strutture per il territorio fiorentino e regionale.

Dal 2019 a oggi, solo nella pelletteria della provincia di Firenze hanno chiuso 830 aziende, con circa 7.000 dipendenti in parte riassorbiti da altri brand. Negli ultimi due anni la cassa integrazione è aumentata del 250-260%, segnale di una sofferenza che i sindacati considerano ormai strutturale. In Toscana lavorano nella moda circa 50mila persone su un totale di 110mila addetti del settore, e la tenuta del comparto è vista come decisiva anche sul piano sociale.

I punti della piattaforma sindacale

Le organizzazioni sindacali chiedono che la Regione Toscana riconvochi il tavolo del settore, coinvolgendo anche i grandi gruppi presenti sul territorio. Cinque le proposte evidenziate: la prima richiesta è l’ancoraggio al territorio, con politiche di reshoring e il mantenimento dei volumi produttivi in Toscana, soprattutto mentre si aprono nuovi mercati come quello del Sudamerica. La seconda riguarda filiere legali, tracciabili, qualificate e sostenibili, con meno subfornitura e più controllo della legalità lungo tutta la catena produttiva.

Tra le altre priorità ci sono l’accesso al credito e i sostegni finanziari per le piccole imprese della filiera, oltre a una formazione professionale programmata insieme a brand, imprese, parti sociali e soggetto pubblico. I sindacati chiedono anche che i fondi strutturali europei destinati alle Pmi siano accompagnati da clausole occupazionali chiare e da bandi accessibili anche alle realtà artigianali più piccole. L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie, sottolineano, devono essere accompagnate da piani di riqualificazione e formazione per non trasformarsi in un fattore di riduzione dell’occupazione.

“Ci stiamo giocando un modello sociale”

Per Bernardo Marasco, segretario fiorentino della Cgil, con la crisi della moda “ci stiamo giocando non solo un modello industriale ma anche quello sociale“. Claudio Gaudio, segretario della Cisl Firenze-Prato, sostiene che “Il concetto del ‘piccolo è bello‘ oggi non funziona più” e servono aggregazione, credito e formazione. Federica Montaghi della Uil Toscana chiede un tavolo di monitoraggio con “chi prende le decisioni”, dunque anche i brand, per evitare che il confronto resti senza effetti concreti. (lt)

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