In Toscana così come in tutta Italia, il 2026 è l’anno decisivo per il Pnrr: da qui al 31 dicembre infatti si concentrano tutte le scadenze finali del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che in Regione ha attivato – contando anche le risorse del Pnc e del cofinanziamento, investimenti per un totale di 12,13 miliardi di euro, secondo i numeri della Regione Toscana aggiornati al 27 ottobre 2025 che rilevano 21.132 progetti finanziati. Ma c’è il rischio che non tutti riescano a vedere la luce: a fronte di un 94,2% di progetti avviati, soltanto il 62,04% di essi risulta già concluso mentre il 34,74% è ancora in fase di esecuzione e il 3,22% – oltre 600 progetti – non ha ancora chiuso la fase di stipula. E dai territori emergono segnali preoccupanti di ritardi.
Il cronoprogramma (e l’ipotesi di proroga)
Il programma del 2026 vede entro il 31 marzo la rendicontazione finale dei progetti delle istituzioni scolastiche; il 30 giugno è invece il termine ultimo per la firma degli accordi di finanziamento; poi è fissata al 31 agosto 2026 la scadenza per il completamento di tutti gli obiettivi e i target previsti dal Piano. L’ultima data utile per presentare le richieste di pagamento alla Commissione Europea è il 30 settembre: successivamente, la valutazione delle richieste da parte della Commissione sarà effettuata entro il 30 novembre, mentre entro il 31 dicembre sarà effettuato il versamento dell’ultima rata dei fondi all’Italia, conclusione formale del Pnrr.
A testimoniare come la questione sia delicata non solo in Italia, il Parlamento europeo ha approvato nel giugno scorso una risoluzione non legislativa che propone di estendere di 18 mesi, oltre il 2026, la durata del Next Generation Eu per consentire il completamento dei progetti Pnrr in fase avanzata. Fra gli europarlamentari italiani, voto favorevole dalle delegazioni di Partito Democratico, Forza Italia e Fratelli d’Italia, astensione della Lega, voto contrario di Movimento 5 Stelle, Verdi e Sinistra Italiana che hanno contestato l’apertura a utilizzare i fondi Pnrr non spesi per le nuove priorità strategiche dell’Ue, tra cui i progetti per la difesa.
La Corte dei Conti mette l’accento sulle imprese
A sollevare una certa preoccupazione fra le istituzioni locali in Toscana è stata la relazione della Corte dei Conti pubblicata nei giorni scorsi, che ha fotografato l’avanzamento dei progetti Pnrr al 28 agosto 2025, con la restituzione degli esiti dell’attività di controllo svolta dalle Sezioni regionali della Corte dei conti. Nulla di nuovo: in primo luogo, perché la sezione regionale di controllo per la Toscana aveva già affrontato – e reso pubblico – lo stato del Pnrr nella relazione al giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione relativo all’esercizio finanziario 2024, nel luglio scorso. In secondo luogo, perché la fotografia della magistratura contabile si ferma, appunto, all’anno solare 2024.
S’intende che quella foto datata mostra comunque qualche elemento di preoccupazione: la percentuale di investimenti con scadenza 2024 effettivamente conclusi risultava ferma al 37,91%, con due terzi dei progetti non ultimati ancora nelle fasi antecedenti a quella conclusiva dei lavori. Ritardi che, per la Corte dei Conti, vengono “ricondotti, per lo più, a difficoltà di reperire imprese appaltatrici disponibili ad accettare incarichi con stretti tempi di esecuzione, alla scarsità di mano d’opera e alle difficoltà che gli aumenti dei prezzi delle materie prime ha determinato nel settore degli appalti pubblici”.
“I Comuni rispettano le scadenze, ma…”
Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani invita a vedere il bicchiere mezzo pieno: “Al massimo ci sarà il completamento dell’opera sei mesi dopo quanto era stato previsto”. Ma dai territori emergono timori più forti. “Senza un’estensione dei tempi del Pnrr molte opere strategiche per i territori toscani rischiano di rimanere incompiute, vanificando l’impegno delle amministrazioni locali e le aspettative dei cittadini”, attacca Andrea Marrucci, sindaco di San Gimignano e presidente di Ali Toscana, secondo cui quella della Corte dei Conti “è una fotografia realistica delle condizioni in cui stanno lavorando molti enti locali”, anche adesso.
Da Abbadia San Salvadore ad Asciano, dove anche un progetto targato Invitalia per la costruzione di una scuola risulta in forte ritardo, Marrucci segnala problemi in vari territori vicini al suo. Ma in tutta la regione, sostiene, “in molti casi i Comuni hanno rispettato tutte le scadenze: progettazione, gare e affidamenti sono stati portati a termine nei tempi previsti. I problemi emergono spesso nella fase esecutiva, quando imprese o consorzi non riescono a garantire quanto sottoscritto nei contratti. Questo può portare a risoluzioni, blocchi dei cantieri e al rischio concreto di perdere finanziamenti già assegnati, pur in presenza di amministrazioni adempienti”.
“Molte imprese sono arrivate al limite”
Cosa rispondono le imprese? “Quello che percepiamo – spiega Rossano Massai, presidente di Ance Toscana – è che in effetti i pagamenti del Pnrr sono molto lunghi, perché c’è una rendicontazione complicata da parte dell’ente pubblico verso il Ministero. L’iter di questa contabilità è molto lungo e poi non arrivano i pagamenti”. In conseguenza di giò, dice Massai, “molte imprese sono arrivate al limite e non riescono ad anticipare le spese per la manodopera e i materiali, perché gli Stati d’avanzamento lavori sono arretrati di diversi mesi. Il problema c’è dall’inizio, ma ora che siamo alla fine si è accentuato e alcune imprese non riescono ad andare avanti: il rischio che si fermino dei cantieri è reale”.
Una mappatura aggiornata dei progetti Pnrr impantanati in Toscana non c’è. Ma dai dati della Regione si osserva una tendenza: a essere in ritardo sull’avviamento sono soprattutto i progetti della classe d’importo più piccola, quelli cioè fino a 40mila euro, che rappresentano quasi un terzo (il 31,73%) dei progetti toscani. La quota dei progetti avviati è infatti pari al 90,5% dei progetti appartenenti a questa fascia: una quota sensibilmente inferiore rispetto a quella rilevata per le fasce superiori, dove i progetti avviati sono il 96% e oltre.
Attesa per il nuovo decreto Pnrr
Emiliano Fossi, deputato Pd e segretario Dem per la Toscana, in una interrogazione parlamentare ha chiesto al governo di “fornire un quadro aggiornato dell’avanzamento dei progetti e di indicare le iniziative necessarie, anche in sede europea, per evitare il rischio di perdita delle risorse”. Matteo Ricci, eurodeputato Pd ed ex presidente nazionale di Ali, chiede al governo e al commissario europeo Raffaele Fitto di sostenere la proroga di 18 mesi.
Da Palazzo Chigi per ora si attende il nuovo decreto Pnrr, che dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri entro fine gennaio: si prevede che entro 45 giorni gli enti attuatori dovranno aggiornare sul sistema informativo ReGis il cronoprogramma fisico, procedurale e finanziario di ciascun intervento al 31 dicembre 2025: in caso di ritardi, la Presidenza del Consiglio potrà esercitare poteri sostitutivi, e sono previste sanzioni e recupero dei fondi per le amministrazioni che non rispettano gli obiettivi. Diventa strutturale anche la conferenza dei servizi decisoria, per accelerare i tempi: durata di 30 giorni per l’emanazione dei pareri, allungata a 45 in caso di questioni legate a tutela ambientale, paesaggistico-territoriale o dei beni culturali, salute o incolumità pubblica.
Leonardo Testai