L’impatto della guerra in Medio Oriente sull’agricoltura toscana si traduce in un aggravio economico stimato in circa 130 milioni di euro, tra aumento dei costi di produzione e contrazione dei mercati di sbocco: questo il numero posto da Coldiretti Toscana all’attenzione generale, in occasione dell’assemblea di Firenze che ha visto la mobilitazione di 4mila agricoltori, e la partecipazione del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, oltre ai vertici nazionali dell’associazione – il presidente Ettore Prandini, e il segretario generale Vincenzo Gesmundo.
Le conseguenze degli ultimi accadimenti geopolitici portano a una pressione crescente sulla sostenibilità delle imprese agricole. “Da un lato vuol dire aumento dei costi di produzione – ha osservato la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani -, penso ai carburanti, penso ai fertilizzanti, ma penso anche alla mancanza di mercati per settori come il florovivaismo che già hanno visto annullare commesse e container fermi ai porti”. Un impatto che colpisce in particolare filiere esposte all’export e alla logistica internazionale.
Sul fronte europeo, sottolinea Cesani, la mobilitazione del settore ha consentito di recuperare risorse rilevanti. “Grazie a questa mobilitazione forte e permanente – ha detto – siamo riusciti per la Toscana a recuperare oltre 500 milioni di euro. Sono 35.000 le aziende che beneficiano dei contributi della Pac in un momento in cui i costi di produzione, di stabilità geopolitica creano davvero dei problemi importantissimi per le nostre imprese: è una boccata d’ossigeno alla quale non possiamo rinunciare”.
L’analisi dei costi della guerra sull’agricoltura evidenzia un incremento diffuso lungo tutta la filiera. Secondo le stime del centro studi Divulga, l’aumento dei fattori produttivi legato al conflitto arriva fino a 200 euro per ettaro, con rincari superiori al 30% rispetto al periodo precedente. Nel dettaglio, i costi crescono fino a 205 euro per ettaro negli uliveti, tra 65 e 80 euro per i cereali, con picchi fino a 200 euro per il mais, e incidono anche sulla zootecnia: produrre una tonnellata di latte costa 40 euro in più, mentre nel comparto suinicolo l’incremento è di circa 25 euro per capo. A trainare i rincari sono soprattutto energia e fertilizzanti. Il prezzo dell’urea, complice la chiusura dello stretto di Hormuz, ha raggiunto 815 euro a tonnellata, in aumento del 40% in un mese, mentre il gasolio agricolo è passato da circa 0,85 a 1,38 euro al litro.
Dinamiche che, secondo Prandini, riflettono una crisi strutturale: “Siamo arrivati a toccare delle punte del più 70% sul tema del gasolio agricolo”, ha detto, sottolineando la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento europee: “In uno scenario di carattere geopolitico assolutamente incerto, noi non possiamo essere sistematicamente ricattati da altri paesi”. Da qui la richiesta di interventi straordinari a livello Ue, sul modello delle misure adottate durante la pandemia. “Servono risorse straordinarie a sostegno dei settori produttivi: vale per l’agricoltura, vale per qualsiasi altro comparto”, ha ribadito Prandini, indicando tra le misure prioritarie l’estensione del credito d’imposta sul gasolio agricolo.
Sul fronte nazionale, il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha ricordato gli interventi già attivati a fronte dello scoppio della guerra in Medio Oriente: “L’Italia è l’unica nazione che mantiene forti le agevolazioni sul gasolio agricolo – ha detto -, oltre un miliardo e mezzo destinato alla garanzia per gli agricoltori di continuare ad avere un costo del gasolio accessibile nonostante gli aumenti”, annunciando “ulteriori interventi che ci saranno anche nelle prossime ore”.
Leonardo Testai