Il viadotto Docciola sulla Firenze-Siena: i lavori dovrebbero essere vicini al termine
Dopo anni di buio, si comincia finalmente a intravedere la luce lungo il raccordo autostradale Siena-Firenze. Cinquantotto chilometri di passione, pazienza e code infinite per gli automobilisti toscani che ogni giorno vivono l’Autopalio come una prova di resistenza. Oggi, però, lo scenario si arricchisce di novità sostanziali che segnano il passo più concreto verso la normalizzazione degli ultimi anni. La notizia più attesa riguarda il nodo più critico dell’intera tratta, lo snodo-imbuto alle porte di Firenze che per anni ha soffocato il traffico in un unico cantiere. Il viadotto Falciani è stato finalmente riaperto. La struttura formava un blocco unico con il vicino viadotto Docciola — un asse di lavori ininterrotto che teneva sotto scacco il tratto a San Casciano Val di Pesa tra il km 47,6 e il km 51 — costringendo i veicoli a estenuanti deviazioni a doppio senso di marcia su un’unica corsia. Questo fondamentale sdoppiamento dei cantieri è il punto di partenza per restituire serenità a chi viaggia in direzione del capoluogo regionale.
Il traguardo estivo: obiettivo Ferragosto
Se il Falciani respira, sul viadotto Docciola i motori dei mezzi di cantiere continuano a girare a pieno ritmo. Si tratta di interventi complessi e strutturali: sul Docciola si lavora infatti dal lontano 2021, mentre sul Falciani i lavori erano iniziati nel 2023. Anas conferma che qui l’intervento terminerà entro l’estate. Più nello specifico, l’obiettivo non troppo velato dei tecnici è quello di completare e smantellare le ultime barriere prima di Ferragosto, regalando un rientro dalle vacanze più sereno.
Gli altri interventi
Per non gravare ulteriormente su un flusso diurno già pesantemente penalizzato, Anas ha avviato in questi giorni un piano di manutenzione programmata esclusivamente notturna. Gli interventi prevedono la posa degli attenuatori d’urto di ultima generazione sulle barriere ad angolo posizionate negli svincoli. I cantieri notturni coinvolgono complessivamente 11 svincoli distribuiti lungo la tratta: 4 in direzione Siena e 7 in direzione Firenze, riducendo l’impatto sul traffico dei pendolari.
Nuovo fronte a San Donato: parte il viadotto Fillinelle
La mappa dei cantieri della Siena-Firenze è però destinata a ridisegnarsi a breve. Se da una parte si chiude, dall’altra è imminente l’avvio dei lavori pesanti in corrispondenza del viadotto Fillinelle, situato nella delicata zona di San Donato (tra il km 36,7 e il km 37,4). In quel punto gli automobilisti convivono ormai da anni con un restringimento di carreggiata diventato quasi parte del paesaggio. L’opera servirà a risanare la struttura in modo definitivo, eliminando quella strettoia cronica.
La partita dei viadotti è d’altronde il fulcro del piano di ammodernamento dell’Autopalio, un’arteria concepita e realizzata a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Nata in un’epoca in cui i volumi di traffico e i carichi dei mezzi pesanti erano una frazione di quelli odierni, la superstrada risente strutturalmente dei suoi sessant’anni di età. Il monitoraggio sulle statali è diventato stringente, ancor più dopo la tragedia del Ponte Morandi: le strutture in calcestruzzo erano giunte alla fine del proprio ciclo vitale, rendendo il risanamento profondo un obbligo per la sicurezza.

Investimenti e disagi
Dal 2021 a oggi, le risorse messe in campo sono ammontate a circa 23 milioni di euro concentrati su quattro viadotti principali (Molinuzzo, Fillinelle, Docciola e Falciani). Questo sforzo ha dovuto fare i conti con ritardi e disagi, sollevando le proteste dei sindaci del Chianti, della Val d’Elsa e della Val di Pesa, i portavoce dell’esasperazione del territorio. La fine del cantiere Falciani e la vicina conclusione del Docciola rappresentano la chiusura della prima macro-fase. Successivamente verranno ultimati i lavori sul Molinuzzo e il citato Fillinelle, completando la seconda tranche di un piano che ha già visto rinascere i viadotti Terme e Bandini.
Asfalto e barriere salvavita
La rivoluzione della Siena-Firenze non passa solo dai piloni. Anas ha affrontato il problema storico delle buche con un risanamento profondo della pavimentazione su circa 25 chilometri (quasi metà del tracciato). Insieme all’asfalto drenante, la novità più impattante è la sostituzione dello spartitraffico centrale con la nuova barriera in calcestruzzo Ndba (National Dynamic Barrier Anas), alta 1,20 metri e progettata per contenere gli urti dei mezzi pesanti.

Carlo Pellegrino