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12 giugno 2026

Gioielleria e orologeria, Cassetti festeggia 100 anni a Firenze

Il gruppo oggi conta dieci boutique in Toscana, cinque delle quali affacciate direttamente su Ponte Vecchio.

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Cent’anni di storia per Cassetti, la maison orafa fondata nell’aprile del 1926 da Renzo Cassetti in Costa dei Magnoli a Firenze, e che dunque celebra nel 2026 il proprio centenario con dieci boutique in Toscana. Il traguardo sarà celebrato l’8 luglio al Teatro del Maggio Fiorentino con una serata su invito che riunirà oltre 700 ospiti tra dipendenti, partner commerciali, clienti e rappresentanti delle istituzioni. Il presidente Andrea Cassetti ha voluto consegnare la storia dell’azienda a un libro: ‘La storia della famiglia Cassetti: cento anni di storia tra arte, guerra, famiglia; dal laboratorio artigiano al simbolo del Ponte Vecchio‘.

Il gruppo Cassetti, che ha sfiorato i 38 milioni di euro di fatturato nel 2024, conta oggi dieci boutique in Toscana, tra Firenze, Prato e Forte dei Marmi, cinque delle quali affacciate direttamente su Ponte Vecchio, con headquarter in Borgo San Jacopo a Firenze, produzione interna di oggetti preziosi e un core business che abbraccia gioielleria di alta gamma e orologeria svizzera con partnership con player iconici come Rolex, Vacheron Constantin, Jaeger-LeCoultre, Pomellato, in una storia che racconta anche una capacità di intercettare mondi lontanissimi tra loro: dalla monumentale cornice in argento realizzata per Papa Pio XI alla collaborazione con Mattel per la creazione di un anello con la silhouette di Barbie.

Il filo che lega il 1926 al 2026, secondo Filippo Cassetti, nipote di Renzo e terza generazione della famiglia, è sintetizzato in tre parole che il fondatore Renzo Cassetti ha tramandato a ogni generazione: “Umiltà, sacrificio e passione. Sono valori che hanno accompagnato la nostra famiglia nei momenti più difficili e nelle sfide più ambiziose. Valori semplici, ma capaci di fare la differenza”.

Filippo Cassetti ricorda la pandemia come il momento in cui il senso più profondo dell’azienda è emerso con maggiore chiarezza. “L’azienda era chiusa, ma la nostra unica, vera preoccupazione in quel momento spettrale era per i nostri dipendenti, che per noi sono a tutti gli effetti parte della famiglia”, ha raccontato. “Abbiamo sostenuto i ragazzi dal punto di vista del salario e, alla riapertura, facevamo i turni pur di garantire il lavoro anche quando poteva entrare un solo cliente alla volta. Vedere Ponte Vecchio vuoto faceva male al cuore. Così, abbiamo deciso di regalare il nostro tempo agli altri: portavamo i nostri clienti, che noi consideriamo amici, a giro per il centro raccontando la storia di Firenze, per donare una carezza culturale in un momento così buio. Non abbiamo guardato al profitto, abbiamo guardato alle persone. Perché la nostra famiglia sono loro”. (lt)

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