Una piantina di vite
«L’interrogativo non è se, ma quando». Non è allarmismo, ma realismo, quello di Letizia Cesani, presidente di Coldiretti Toscana. Il vino toscano è a rischio per il cambiamento climatico e le malattie a esso correlate e lo scenario a cui la presidente si riferisce è quello del 2050: senza interventi drastici, molte delle aree oggi vocate alla viticoltura d’eccellenza potrebbero non essere più in grado di ospitare i filari che hanno reso la Toscana un punto di riferimento mondiale. Ma una speranza c’è: è stata creata la prima pianta di Sangiovese in grado di resistere alla siccità e alle patologie più insidiose. Non si tratta di un vitigno geneticamente modificato, ma l’adattamento è avvenuto tramite tecnologie di evoluzione assistita (Tea).
Non chiamateli Ogm
Il settore vitivinicolo toscano si trova davanti a un bivio storico. Da un lato, il prestigio di un comparto che vale oltre un miliardo di euro; dall’altro, la minaccia di un clima che cambia rapidamente, di una crisi idrica senza precedenti e di fitopatie sempre più aggressive. La risposta a questa sfida arriva dal cuore stesso della vite: il suo dna.
Grazie alla collaborazione tra Coldiretti Toscana, Vigneto Toscana, il Crea e l’Università di Udine, è stata realizzata una pianta di Sangiovese fortemente innovativa, che segna un punto di non ritorno nella difesa dei territori. Le Tea rappresentano una leva strategica fondamentale perché permettono di intervenire in modo mirato sul dna della pianta senza introdurre materiale genetico esterno (come per gli ogm). Non si tratta di creare nuove specie o organismi alieni, ma di accelerare i processi naturali di adattamento che impiegherebbero decenni per verificarsi spontaneamente.
È un’evoluzione guidata che permette al Sangiovese, vitigno che rappresenta il 60% della superficie vitata della Toscana, di sviluppare una resistenza interna allo stress idrico e a patologie devastanti come l’oidio. Il risultato è una viticoltura più forte, capace di garantire continuità produttiva anche in condizioni climatiche estreme e di ridurre drasticamente l’uso di agrofarmaci.
L’allarme di Coldiretti: un settore a rischio
La presidente Cesani non usa mezzi termini nel descrivere la situazione attuale: «Recenti modelli climatici, sostanziati da studi e ricerche, ci mettono di fronte a uno scenario allarmante che non dobbiamo e possiamo ignorare. La viticoltura toscana sta facendo i conti in maniera sempre più frequente e pressante con gli effetti del cambiamento climatico e con una serie di malattie ad esso collegate che compromettono i raccolti e incidono sulla qualità delle produzioni».
Il rischio non è solo ambientale, ma economico. «Da qui al 2050, in molte zone della nostra regione straordinariamente vocate alla viticoltura sarà sempre più complicato coltivare la vite. Potrebbero non esserci più le condizioni ottimali che hanno permesso alla nostra regione di essere un punto di riferimento internazionale. Parliamo di un comparto che vale oltre un miliardo di euro alla produzione. Un settore vitale per tutta l’agricoltura».
L’appuntamento al Vinitaly
La pianta numero uno è attualmente in fase di crescita in vitro nei laboratori del Crea di Conegliano Veneto. Il percorso, sviluppato nell’arco di tre anni, vede la Toscana come un laboratorio all’avanguardia. Le prime applicazioni sperimentali in campo sono previste per la primavera del 2027, con l’obiettivo di mettere rapidamente a disposizione delle imprese strumenti concreti per continuare a produrre qualità, salvaguardando territorio e competitività.

I primi risultati di questa sperimentazione sono stati presentati ieri lunedì 13 aprile al Vinitaly di Verona. «Coldiretti non è rimasta a guardare», prosegue Cesani, «e due anni fa, proprio dal Vinitaly, si è fatta carico di esplorare un percorso mai intrapreso che ci ha messo sulla stessa strada dell’Università di Udine e del Crea, con il professor Velasco. Questo progetto sta vedendo ora i suoi primi frutti. Nel giro dei prossimi tre anni potremo avere la prima vendemmia di Sangiovese da una piantina coltivata con le tecnologie Tea, ponendo la Toscana al centro della ricerca enologica. Stiamo dando una chance alla nostra viticoltura, alle imprese, ai territori».
Il patto tra viticoltori, ricerca e Regione
Al tavolo dei relatori al Vinitaly, con Cesani e Angelo Corsetti, direttore di Coldiretti Toscana, c’erano – tra gli altri, anche Riccardo Velasco (direttore del Centro Ricerca Viticoltura ed Enologia Crea), Luca Nerva (ricercatore Crea Ve) e Leonardo Marras (assessore all’Economia, Attività produttive e Agricoltura della Regione Toscana). «Un plauso va a Coldiretti Toscana – afferma l’assessore – perché essere protagonisti di una ricerca così importante per il Sangiovese, che si mette al riparo dal cambiamento climatico e dalle fitopatie, è un risultato che di solito non viene attribuito a un’associazione agricola». «È evidente che noi dobbiamo essere all’avanguardia sempre, legando il futuro alla ricerca. L’innovazione passa attraverso alcune soluzioni che hanno bisogno di multidisciplinarità. E la ricerca sulle piante è una delle strategie più importanti per salvaguardare il sistema vino».
Carlo Pellegrino