Per avere risposte ci sarà da aspettare. L’incontro che si è svolto oggi, 3 marzo, tra i sindacati e il cantiere nautico The Italian Sea Group di Marina di Carrara, produttore di yacht di lusso finito in crisi finanziaria per l’emersione di extracosti sulle commesse in progress, non ha dato i risultati sperati dai rappresentanti dei 530 lavoratori.
I sindacati non sono riusciti ad avere risposte
I sindacalisti (erano presenti sia la Rsu che le segreterie dei metalmeccanici Cgil, Cisl, Uil) hanno avuto come controparte il direttore risorse umane del cantiere e alcuni avvocati che assistono l’azienda ma – secondo quanto riferito – non sono riusciti a sapere quando saranno pagate le imprese dell’indotto (che hanno un migliaio di addetti); né cosa succederà se le banche decideranno di non finanziare ulteriormente il cantiere; né dove sono finiti i 22 milioni di euro – parte dei 25 milioni iniettati nei giorni scorsi dall’azionista di maggioranza Giovanni Costantino attraverso un finanziamento-soci per salvare la società – che dovrebbero essere rimasti in cassa dopo il pagamento degli stipendi per circa tre milioni di euro.
Il 12 marzo si terrà il tavolo convocato dal prefetto
L’azienda ha rinviato i chiarimenti tra quattro settimane – il prossimo appuntamento con i sindacati è fissato il 30 marzo – quando dovrebbe essere pronta la due diligence forensic (un’analisi investigativa diretta a scovare rischi nascosti, frodi, illeciti amministrativi o reputazionali) affidata a Kpmg per accertare l’entità degli extra budget nella gestione delle commesse e le relative responsabilità. Nel frattempo, il 12 marzo, si terrà il tavolo convocato dal prefetto di Massa-Carrara con la sindaca di Carrara, i sindacati e l’azienda.
Costantino ha urlato tutta la sua rabbia
Il patron del cantiere Giovanni Costantino, che ha sommato alla carica di amministratore delegato anche quella di presidente dopo le dimissioni di Filippo Menchelli (si sono dimessi anche il vicepresidente Marco Carniani e la consigliera Laura Tadini), ha già puntato il dito su alcune “figure apicali dell’azienda” che avrebbero gonfiato, a sua insaputa, i costi delle commesse e lunedì scorso, nel corso di un incontro con i dipendenti, ha urlato tutta la sua rabbia: “L’azienda non chiude, va avanti, e questi scellerati pagheranno il conto”, ha detto annunciando “azioni nei confronti dei responsabili” e un “piano di risanamento in piena continuità“.
Non ci sarà cassa integrazione per i dipendenti Tisg
“Non ci sarà nessuna cassa integrazione e il lavoro continuerà”, ha promesso Costantino sottolineando come l’azienda stia “reimpostando tutte le funzioni tecniche, amministrative e di produzione”. Le commesse in progress sono state rallentate “perché dobbiamo completare l’approfondita analisi per capire nel dettaglio che cosa è successo”, ha gridato a perdifiato: la ripartenza avverrà “entro la fine del mese di marzo”, ha sottolineato facendo appello all’impegno dei lavoratori e ribadendo la volontà di non mollare, di perseguire i responsabili e di ripartire più forte di prima.
Alla fine della settimana si deciderà sulla composizione negoziata della crisi
Già alla fine di questa settimana è fissata però una scadenza strategica: il consiglio di amministrazione di Tisg rimasto in carica (è formato da quattro membri su sette) dovrà riferire al collegio sindacale le azioni che intende intraprendere per allontanare la situazione di insolvenza che si è delineata dopo la richiesta di pagamento arrivata nei giorni scorsi da International Factor Italia (Ifi), società di factoring del Gruppo Bnp-Paribas. La porta verso la composizione negoziata della crisi è già aperta.

Silvia Pieraccini