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19 gennaio 2026

Tessuti, filati, moda junior: tra Milano e Firenze al via le fiere che fanno sperare nella ripresa

Quasi 130 aziende del distretto tessile pratese presentano le nuove collezioni. A rischio la filiera dei filati e la fiera Pitti BImbo.

Silvia Pieraccini
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Invertire la tendenza, tornare a crescere, riconquistare mercati: è l’obiettivo di tre comparti importanti per l’economia toscana come i tessuti, i filati e la moda junior, che in questi giorni sono in mostra ai saloni Milano Unica (20-22 gennaio, Fiera Milano-Rho), Pitti Filati (21-23 gennaio, Firenze-Fortezza da Basso) e Pitti Bimbo (21-22 gennaio, Firenze-Fortezza da Basso).

A Milano Unica 95 produttori pratesi di tessuti

A Milano Unica – anticipata per evitare la concomitanza con le Olimpiadi invernali Milano-Cortina – partecipano 95 aziende di tessuti del distretto pratese (stesso numero di un anno fa), che presentano le collezioni per la primavera-estate 2027. Il 2025 appena concluso è andato un po’ meglio del 2024, anche se il settore non è tornato a brillare: nei primi nove mesi la produzione pratese di tessuti ha segnato +1,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (stime Confindustria Toscana Nord), con l’export dei tessuti trama-ordito per abbigliamento che è cresciuto del +3,3% in valore. I mercati esteri in aumento sono Spagna, Germania, Romania, Marocco, Francia e Regno Unito, mentre cala l’export verso gli Usa.

Una piattaforma digitale per migliorare la tracciabilità

Per spingere la ripresa, ora Prato punta sulla piattaforma digitale Didip, in via di realizzazione grazie ai 10 milioni di euro destinati al distretto pratese dal Governo Draghi, che servirà per gestire i dati della filiera e migliorare la tracciabilità e la rendicontazione Esg. “Didip consentirà processi ottimizzati, più facili e veloci – afferma Giovanni Gramigni, coordinatore dei produttori di tessuti di Confindustria Toscana Nord -agevolando in maniera decisiva la tracciabilità delle lavorazioni. Produrre tessuti di qualità è oggi difficile, a causa della domanda imprevedibile, della frammentazione degli ordini, della richiesta di un servizio estremamente veloce, di vincoli normativi europei talvolta penalizzanti; produrli in Italia, poi, è ancora più arduo a causa di gap importanti come quello dei costi energetici”.

Accordo Ue-Mercosur apre spiragli per l’abbigliamento fatto con tessuti pratesi

E’ un “problema serio per la nostra competitività, in un mondo in cui il fattore prezzo pesa moltissimo anche sui semilavorati di gamma elevata“, aggiunge Gramigni. I dazi introdotti dagli Usa non hanno certo aiutato; ora uno spiraglio arriva dal trattato di libero scambio firmato sabato scorso tra Ue e Mercosur: “I mercati sudamericani possono diventare rilevanti, non tanto direttamente per i nostri tessuti quanto per un incremento di domanda di abbigliamento di livello coerente con le produzioni pratesi”.

A Pitti Filati 30 produttori pratesi di filati per maglieria

Si scaldano i motori anche per il Pitti Filati, cui partecipano 30 produttori di filati pratesi – un terzo di quelli in fiera – che presentano le collezioni per la maglieria della primavera-estate 2027. Il segmento è in contrazione dal 2023, e anche nei primi nove mesi del 2025 la produzione pratese ha segnato -2,6% e l’export -7,6% (il primo mercato estero di filati per maglieria è la Germania). “Ma il clima di fiducia dei produttori di filati dà segnali di miglioramento – afferma Confindustria Toscana Nord – nonostante il problema dei dazi statunitensi e una situazione valutaria che non favorisce le esportazioni dai paesi euro”.

La tenuta della filiera pratese dei filati è a rischio

E’ preoccupato per la tenuta della filiera – penalizzata dai costi energetici, dall’aumento del prezzo delle materie prime, dalla stagnazione dei consumi – Gabriele Innocenti, coordinatore dei filatori in Confindustria Toscana Nord: “Occorre che vi sia una presa di coscienza degli squilibri che minacciano un sistema produttivo reso fragile da scossoni come la pandemia e da tanti fattori di destabilizzazione – afferma -. Il problema di una più equa distribuzione del valore lungo la filiera della moda nella sua interezza rimane un nodo in gran parte irrisolto, ma deve essere una priorità assoluta, alla quale sono legati direttamente o indirettamente anche temi cruciali come la trasparenza e la legalità”.

Al Pitti Bimbo diminuiscono le aziende

Se volessimo fare una classifica di chi soffre di più la crisi di mercato, in testa ci sarebbero i produttori italiani di moda junior, in particolare quelli che non hanno un grande brand del lusso o una catena di negozi stile Zara e H&M. La crisi si riflette inevitabilmente sul salone Pitti Bimbo – che in questa edizione si tiene nelle stesse date e nella stessa sede del Pitti Filati – che vede dimagrire i partecipanti a quota 100 marchi, per il 65% esteri. E’ una crisi che va avanti da tempo, e non accenna a fermarsi.

L’industria italiana della moda junior cala del 3,2% nel 2025

Per l’industria tricolore della moda bimbo il 2025 ha segnato una ulteriore flessione di fatturato e export pari al 3,2% (stime Confindustria Moda). Il saldo commerciale è peggiorato, superando -1,1 miliardi. Il settore conta anche in Toscana aziende importanti come le aretine Miniconf, che al Pitti Bimbo festeggerà i 35 anni del suo marchio Sarabanda (ma possiede anche iDo e produce su licenza le linee bimbo Ducati e Roy Roger’s); Monnalisa, che in questa edizione non parteciperà al Pitti Bimbo; Artcrafts International, produttore di Colors of California e Canadian e distributore di marchi come Crocs, Mou, Teva, HeyDude, storico partecipante dei saloni del Pitti. Sempre dalla Toscana arrivano alla fiera piccoli brand come Montereggi Kid che fa capo a Confezioni Orfatti srl di Limite sull’Arno (Firenze).

Autore:

Silvia Pieraccini

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