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03 febbraio 2026

Tari sempre più cara, la Uil Toscana chiede impianti (anche termovalorizzatori)

Pisa è la città capoluogo con la tariffa più alta d’Italia, e Pistoia è terza: l’importo è aumentato ovunque dal 2020.

Leonardo Testai
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A Pisa le famiglie pagano la Tari più cara d’Italia, e Pistoia la segue sul podio come terza città capoluogo dove il bollettino è più salato: lo studio nazionale della Uil rivela che 8 capoluoghi di provincia su dieci, in Toscana, hanno una tariffa sui rifiuti più alta della media nazionale rilevata, prendendo come riferimento una famiglia di 4 persone in un’abitazione da 80 mq. Il sindacato, a livello regionale, chiede dunque di potenziare la dotazione impiantistica sul territorio, anche facendo ricorso ai termovalorizzatori – strumento tabù, per la Regione, ma caldeggiato dal versante dei Comuni – nell’ottica della chiusura del ciclo.

I numeri dei rifiuti: Siena la più conveniente in Toscana

Come detto, Pisa ha l’indesiderato primato della Tari più alta del Paese con 650 euro medi l’anno a nucleo, mentre Pistoia si ferma, diciamo così, a 524 euro: numeri assai superiori alla media nazionale di 350 euro a famiglia calcolata dalla Uil, mentre soltanto Firenze (332 euro) e Siena (259 euro) si collocano sotto questa media. “Questi importi, che stanno aumentando in quasi tutta la regione, sono sempre meno sostenibili per le famiglie già provate da un potere d’acquisto che cala sempre di più”, lamenta Paolo Fantappiè, segretario generale della Uil Toscana.

Così come rilevato a livello nazionale, quasi tutti i capoluoghi toscani mostrano una crescita marcata della Tari nel quinquennio: Pisa da 408 a 650 euro (con un +9,32% solo tra 2024 e 2025), Pistoia da 368 a 524 euro (+3,99% nell’ultimo anno), Livorno da 351 a 435 euro (+9,93%), Lucca da 283 a 364 euro (+4,48%), Prato da 304 a 395 euro (+8,81%), Grosseto da 383 a 453 euro (+5,30%), Arezzo da 306 a 434 euro (+4,14%), Massa da 390 a 438 euro (+3,62), Siena da 251 a 259 euro (+13,54% sul 2024 dopo alcuni anni di valori più bassi, Firenze da 249 a 332 euro (+1,68%).

“La tariffa puntuale non diventi un alibi”

Per il segretario confederale nazionale della Uil Santo Biondo “anche strumenti potenzialmente equi come la Tarip”, ossia la tariffa puntuale, “ispirata al principio ‘chi inquina paga’, rischiano di trasformarsi solo in un ulteriore aggravio per i cittadini. La tariffazione puntuale non può diventare un alibi per trasferire sui cittadini le responsabilità di inefficienze strutturali che spettano alle amministrazioni e ai gestori del servizio. Inoltre, l’estensione della raccolta differenziata e del porta a porta, senza investimenti in impianti, mezzi, personale e organizzazione rischia, di produrre disservizi, conflitti sociali e penalizzazioni economiche per i lavoratori del settore”.

“Troppi rifiuti fuori regione, ci vogliono impianti”

Fantappiè punta a sua volta il dito contro una gestione nient’affatto ottimale del ciclo dei rifiuti in Toscana: “Ancora troppi rifiuti vanno fuori regione – osserva -, con la naturale conseguenza dell’aumento dei costi di trasporto. E’ evidente che gli attuali impianti di smaltimento e riciclo non sono sufficienti a soddisfare le esigenze della Toscana”. Per questo, a suo parere, “serve velocizzare la costruzione degli impianti previsti dal piano d’ambito regionale, integrandolo con la costruzione di termovalorizzatori che siano in grado di gestire e ridurre gli scarti ed i rifiuti non riciclabili. Ricordiamoci che le nostre discariche non sono più in grado di accogliere nuovi rifiuti, pertanto è necessario trovare delle soluzioni immediate”.

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Leonardo Testai

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