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14 marzo 2026

Rigassificatore di Piombino senza contropartite, quando la politica sbaglia tutto

Il commento del direttore. Giani non aveva le carte, Ferrari nemmeno. E alla fine il governo ha deciso. La nave rimane ma niente compensazioni.

Cristiano Meoni
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Non so dove si è sbagliato, quando si è sbagliato, chi ha sbagliato. Ma di certo si è sbagliato. E ho qualche indizio, qualche sospetto. 

Piombino si terrà ancora il rigassificatore, ma non avrà niente in cambio di quello che aveva richiesto (leggi “compensazioni”). Il copione era scritto e il teatrino ha funzionato per qualche anno finché il Dl Infrastrutture, ieri l’altro, ha fatto calare il sipario. 

La nave rigassificatrice Italis potrà operare anche ad autorizzazione scaduta finchè non ci sarà il rinnovo, per chissà quanti altri anni. E’ una questione di sicurezza nazionale, in forma di sicurezza energetica: un timbro che chiude la discussione prima ancora di aprirla. 

Quando non si hanno le carte giuste in mano, si può anche bluffare ma prima o poi il bluff viene scoperto. E, come direbbe Trump, Giani non aveva le carte, Ferrari non aveva le carte, il governo invece le aveva, eccome: una decretazione d’emergenza, ma anche la revoca del commissario riottoso (Eugenio Giani) e la nomina di un commissario accondiscendente per ottenere per vie ordinarie la permanenza della nave a banchina. Circola la voce che il governo potrebbe nominare persino il sindaco di Piombino, ma difficilmente lui accetterà dato che ha ribadito la propria ferma contrarietà all’impianto.

Ecco, di fronte a questo evidente squilibrio di possibilità tra favorevoli e contrari al rigassificatore, si è scelto l’approccio ideologico anziché quello pragmatico. Il “no” doveva essere un mezzo, non un fine. Un mezzo per ottenere le dovute contropartite per un territorio generoso e piegato da decenni di disillusioni.  

Il presidente della Regione Eugenio Giani ha ricordato che, se l’autorizzazione è da considerarsi prorogata, sono da considerarsi tuttora valide anche le dieci “compensazioni” del Memorandum allegato. Peccato che il Memorandum, così come è stato lasciato, pare non avere forza giuridica, è una lettera d’intenti: non è stato tradotto cioè in atti amministrativi attuativi, vincolanti e finanziati. E peraltro, in alcune sue parti, suona anche beffardo: quando ad esempio tenta di vendere il completamento della strada 398, atteso a Piombino da 30 anni, come un atto di generosità. Dei dieci punti, anche volendo essere buoni, otto sono al palo. 

E’ dilettantesco pensare di gestire dentro un perimetro solo territoriale questioni globali, le cui leve sono a Roma, Washington, Teheran: chi si azzarderebbe oggi, in Italia, a dire che non abbiamo bisogno di rigassificatori, con il petrolio a 100 dollari al barile e la minaccia incombente di un’austerità energetica? 

Era meglio mettersi intorno a un tavolo, in quella calda estate del 2022, ma non attovagliati al buffet: al tavolo a scrivere “nero su bianco” contropartite verosimili, a verificarle, a firmarle, a finanziarle, come fu fatto tra il 2008 e il 2010 per il rigassificatore offshore di Livorno, dove le compensazioni le hanno viste davvero.  

Bisognava partire dal “no” per dire “sì”, e farlo pesare, ed essere tenaci nella trattativa con Snam e Governo, ed essere uniti oltre le opposte coloriture politiche. Sapendo che – quanto alla provvisorietà dell’impianto – come osservò icastico Giuseppe Prezzolini “in Italia niente è più definitivo del provvisorio”. 

Si scelse però la strada più semplicistica: quella del “no” assoluto (Ferrari) e del “no” flessibile (Giani), e poi si vedrà. Il gioco del cerino è finito, e il cerino è rimasto in mano a Piombino. 

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Cristiano Meoni

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