Rifornimento di un mezzo pesante
Gli americani parlano di “rockets and feathers”, di “razzi” e di “piume”, per dire che in alcuni momenti i prezzi di un prodotto salgono alla velocità dei razzi e scendono a quella delle piume. Aumenti immediati, riduzioni graduali, e su questa diversa progressione temporale si gioca per fare margini lungo la filiera del petrolio nei momenti in cui il mercato ha uno scossone, come quello attuale, dovuto alla guerra contro l’Iran.
Che in questi giorni di caro petrolio (ieri + 14% il Wti, + 8% il Brent) vi sia un po’ di speculazione alla pompa del carburante non è populismo a la carté, è quello che mostrano molte indagini indipendenti (come quella dell’economista britannico Matthew S. Lewis) che hanno esaminato i margini lordi (prezzo alla pompa senza tasse meno il prezzo del carburante raffinato all’ingrosso) del prezzo del carburante nei periodi “rockets and feathers”. Che sono molto più alti che nei momenti in cui la situazione del mercato è statica. Ai tempi del Covid, quando la benzina sfiorò i 2,3 euro al litro, il margine lordo aumentò tantissimo.
Chi paga il caro petrolio
Se si vendono benzina e gasolio a prezzi nuovi e più costosi e si è comprato settimane o mesi addietro a prezzi vecchi e meno cari si realizza un margine. Le compagnie petrolifere obiettano che se vendessero il carburante al vecchio prezzo, dovendo rifare le scorte a un prezzo nuovo e più caro, quel margine si azzererebbe o diventerebbe negativo. Dal loro punto di vista il prezzo deve sempre riflettere il valore corrente della merce, non quanto è costata: succede così in molti mercati delle materie prime.
Ma in questo modo trasferiscono il problema all’anello finale della catena, il consumatore: sarà lui, rifornendosi al prezzo più alto, ad anticipare alla compagnia i soldi per comprare al valore nuovo.
Un danno al sistema economico
Il ragionamento del “prezzo di sostituzione” – così è chiamato in economia – ha una sua logica e avrebbe anche una sua giustificazione se venisse applicato sempre, cioè sia quando i prezzi salgono che quando scendono. Ma non succede così. Se il costo del barile invece che schizzare in alto crolla, i listini si adeguano molto meno velocemente e in questo sfasamento temporale si creano degli extra-margini. Il caro-carburante si scarica sui trasporti e quindi sui prezzi al consumo dei prodotti, andando a incidere sull’inflazione e dunque sul ciclo economico. E l’80 per cento dei costi dovuti al doppio binario dei “razzi” e delle “piume” non viene subìto dal cittadino-automobilista, ma dal sistema economico complessivo.
Le scorte comprate a vecchi prezzi
La filiera dei carburanti non lavora “just in time”. Normalmente esistono scorte a vari livelli (nelle raffinerie, nei depositi costieri, nei serbatoi dei distributori) che complessivamente possono coprire diverse settimane di consumo, e in alcuni casi anche di più. Inoltre in Europa esiste l’obbligo legale di scorte strategiche per almeno 90 giorni di consumo. Questo significa che molto carburante venduto oggi è stato prodotto o acquistato quando i prezzi erano diversi e, nel caso di oggi, più bassi anche del 20%.
Non interessa, qui, fare polemica, ma un sistema produttivo che ha fatto dei costi energetici un cavallo di battaglia dovrebbe occuparsi anche di questa asimmetria del mercato.
Cristiano Meoni