Un intreccio sempre più stretto tra economia legale e circuiti illeciti, con segnali di crescita dei reati in alcuni segmenti (riciclaggio, droga, reati ambientali, lavoro), e nuove sinergie criminali fra criminalità italiana tradizionale e straniera: è la Toscana economica vista da Palazzo di Giustizia, secondo i dati – e le chiavi di lettura – della relazione pronunciata da Ettore Squillace Greco, procuratore generale della Corte d’Appello di Firenze, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario. Un quadro che vede Toscana contemporaneamente crocevia e luogo di approdo di investimenti illeciti, attraverso il traffico di droga che passa dal porto di Livorno, i casi di riciclaggio immobiliare, e le attività economiche ‘pulite’ soltanto in superficie.
“L’azione di contrasto ai reati economici – ha affermato il procuratore -, all’evasione fiscale, alle frodi, più in generale all’economia sommersa, va sviluppata anche attraverso indagini finanziarie da svolgere, quando è necessario, anche in ambito internazionale. E il logico corollario di questa azione di contrasto è il conseguimento di un altro obiettivo che a mio giudizio è essenziale, che è quello di una migliore sistematicità nella effettiva acquisizione allo Stato dei profitti illeciti che sono stati accertati: mi riferisco, tanto per essere chiaro, alla confisca dei beni, e anche in questa direzione come Procura Generale fiorentina per quanto possibile abbiamo cercato di incentivare la nostra azione, raggiungendo qualche risultato che in qualche misura possiamo anche ritenere confortante. Abbiamo anche stipulato di recente uno specifico accordo con la Guardia di Finanza che considero importante”.
Incrementi a due cifre percentuali per molti reati
Nell’ultimo anno giudiziario gli uffici requirenti toscani hanno iscritto più di 170.000 nuovi procedimenti penali, contro i circa 169.000 dell’anno precedente, con definizioni salite da 151.700 a 153.100 ma ancora inferiori alle sopravvenienze, con conseguente accumulo di arretrato. Fra i procedimenti iscritti in tutta la Toscana si rilevano incrementi per i fatti di droga (+6%), riciclaggio (+35%), reati ambientali (+54%), omicidi colposi sul lavoro (+30%), lesioni sul lavoro (+12,5%).
In tema di droga il ruolo del porto di Livorno come snodo dei traffici internazionali, secondo Squillace Greco, richiede un “costante sforzo organizzativo e investigativo” ma anche un coordinamento distrettuale, nazionale e internazionale. I procedimenti più rilevanti continuano a vedere come protagonisti i trafficanti albanesi, stabilmente collegati alle mafie storiche italiane, in particolare la ’ndrangheta. Una quota dei profitti del narcotraffico, ma anche di altri reati, viene sistematicamente reinvestita in Toscana in attività economiche lecite solo in apparenza. “Sappiamo ormai che in questa regione riciclaggio e reinvestimento di capitali illeciti sono una costante che viene realizzata mediante l’inserimento nei circuiti economici legali”, ha evidenziato il pg.
“Difficile contrastare la criminalità cinese”
Sul versante del riciclaggio è preminente anche il ruolo della criminalità organizzata cinese, da tempo attiva in Toscana, “il cui contrasto si presenta difficile per tutta una serie di motivi”, ha osservato Squillace Greco, parlando di “comunità chiuse, poco permeabili, tendenti a risolvere i conflitti al loro interno, con grandi difficoltà a reperire prima per le indagini e poi per i processi interpreti e traduttori affidabili. Certo, se continuiamo a pagarli 14 euro all’ora, noi di interpreti continueremo a trovarne ben pochi…”. I profitti illeciti, evidenzia il magistrato, “vengono riciclati con meccanismi che hanno attirato anche l’attenzione delle nostre mafie storiche compresa la ‘ndrangheta: penso, per esempio, anche agli investimenti in criptovalute. Da qui lo svilupparsi di nuove sinergie criminali a cui bisogna porre particolare attenzione”.
Alla luce di questo, la Procura generale insiste sulla necessità di attenzione costante agli acquisti di beni e attività economiche (immobili, esercizi commerciali, imprese) che “si stanno moltiplicando a Firenze come in altre città della Toscana”, ha aggiunto il Pg, auspicando iniziative di coordinamento più stretto tra Dda e procure circondariali. I reati ambientali, ha proseguito, “continuano a meritare una certa attenzione”, suddividendosi soprattutto in infiltrazioni di rifiuti pericolosi nei terreni e nelle cave, giro bolla, declassificazione, procedure per mascherare i rifiuti con fittizie classificazioni, “analisi e controlli talvolta meno incisivi del necessario”. Reati con forte rilievo economico perché connessi a risparmio illecito di costi di smaltimento, alterazione della concorrenza e danni patrimoniali ai territori.
“Reati del lavoro odiosi e intollerabili”
Particolarmente odiosi e fonte di riprovazione presso l’opinione pubblica – lo dimostrano i casi recenti – sono i reati connessi al lavoro: questioni che, ha sottolineato Squillace Greco, “non riguardano solo le morti nei cantieri, dove sono in via di definizione le indagini sia per il disastro di via Filippo Mariti sia per il disastro di Calenzano. E’ anche lo sfruttamento sul lavoro. Nuove forme di segmentazione del processo produttivo troppo spesso sono funzionali a ridurre il costo del lavoro: cooperative spurie che durano il tempo di un appalto o di un subappalto, nuove forme di caporalato che si diffondono in vari settori economici, non solo nell’agricoltura”.
L’immigrazione illegale, con le connesse forme fraudolente di emersione dalla clandestinità, “è quasi sempre collegata allo sfruttamento del lavoro. Si tratta di meccanismi illeciti che sono ormai collaudati da tempo e che coinvolgono extracomunitari ma anche anche soggetti italiani. E quando da taluno si rivendicano i diritti più elementari, i diritti dei lavoratori, i diritti del lavoro, allora scatta la reazione. E questa reazione è anche talvolta violenta, come ci dimostrano alcune vicende verificatesi di recente nel territorio pratese. E poi spesso non consideriamo anche il fatto che lo sfruttamento del lavoro non è solo un odioso reato socialmente intollerabile, ma è anche una grave violazione delle regole del mercato”.
In Tribunale decolla la composizione negoziata delle crisi d’impresa
La relazione della presidente facente funzioni della Corte d’Appello, Isabella Mariani, ha anche fatto il punto sull’attività dei tribunali sulle materie relative a crisi d’impresa, lavoro e previdenza: il quadro toscano è disomogeneo tra i diversi tribunali, ma con alcune tendenze comuni, fra cui la crescita netta della liquidazione controllata e del sovraindebitamento, stabilità o calo delle vecchie procedure concorsuali; il contenzioso sul lavoro è in aumento in vari circondari, con attenzione prioritaria ai licenziamenti, e una forte presenza anche di contenzioso relativo a scuola e pubblico impiego in genere. La composizione negoziata risulta in forte espansione soprattutto nei tribunali di Firenze, Arezzo, Pisa, Prato, con un incremento di ricorsi per misure protettive e autorizzazioni ex art. 22 che generano lavoro urgente e complesso per i collegi concorsuali.
Leonardo Testai