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20 aprile 2026

Rallenta l’export del mobile toscano nel 2025, l’area fiorentina va meglio di Quarrata

Secondo i dati del Centro studi di FederlegnoArredo è la sesta regione per valore esportato: bene Usa, Uk ed Emirati.

Leonardo Testai
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La Toscana dell’arredo si presenta all’appuntamento col Salone del Mobile di Milano (21-26 aprile) dopo un anno con esportazioni meno sostenute rispetto al precedente: secondo i dati del Centro studi di FederlegnoArredo, nel 2025 è la sesta regione per valore esportato della filiera Legno-Arredo con 813 milioni di euro, il 5,4% in meno nel confronto con il 2024. Nonostante le importazioni siano salite del +13,1% rispetto al 2024, per un valore intorno ai 389 milioni di euro, il saldo commerciale della regione rimane positivo per 424 milioni di euro.

Flussi intorno al -10% in un anno verso Francia e Germania

Considerando soltanto i dati relativi al mobile, il saldo commerciale sale a 434 milioni di euro, tra i più alti in Italia secondo FederlegnoArredo, proprio grazie alle esportazioni, pari a 509 milioni di euro, che pesano il 30% sulla produzione. I principali Paesi di destinazione del mobile toscano sono Francia, Stati Uniti e Germania. La Francia si conferma il primo mercato nonostante evidenzi la perdita più consistente (-10,6% per 79 milioni di euro). In discesa le esportazioni anche verso la Germania (-9,7% per 28 milioni di euro). Due dati negativi in parte compensati dal buon andamento dei flussi verso gli Stati Uniti, primo mercato extra-Ue, il Regno Unito e gli Emirati Arabi Uniti.

La provincia toscana che traina l’export di mobili secondo FederlegnoArredo è Firenze con 195 milioni di euro e una crescita del +13,7%, seguita da Siena (32 milioni di euro, +6,7%) e da Grosseto (+64,2%) ma con un valore davvero esiguo (circa 590 mila euro); di contro, Arezzo, Pisa e Pistoia sono le province dove si accusano i cali più significativi. Un dato, quest’ultimo, che trova conferme nella recente indagine di Intesa Sanpaolo sui distretti del mobile in Italia: il distretto del mobile imbottito di Quarrata e Prato, infatti, nel 2025 ha visto una contrazione dei flussi pari al -13,7%, il dato peggiore fra i distretti italiani presi in esame.

Toscana terza in Italia per numero di aziende di settore

La filiera legno-arredo in Toscana nel 2025 conta 3.742 imprese che occupano 18.218 addetti e produce un fatturato di circa 2,6 miliardi di euro, divisi tra legno (735 milioni di euro per 1.837 imprese e 6.304 addetti) e arredo (1,8 miliardi di euro per 1.905 imprese che impiegano 11.914 addetti), posizionandosi al sesto posto per fatturato tra le regioni italiane. In Toscana, rileva FederlegnoArredo, prevalgono la meccanica e la lavorazione delle pelli (che in parte alimentano anche il distretto del mobile di Poggibonsi).

Considerando solo il fatturato di mobili, pari a oltre 1,6 miliardi di euro, la regione sale al quinto posto nazionale. Nello specifico il 63% del fatturato della filiera è prodotto dai 10.675 addetti impiegati nelle 1.753 imprese del mobile (che valgono alla Toscana la terza posizione tra le regioni italiane come numero di aziende). In Toscana sono localizzate anche imprese che operano nella produzione di materassi e di sistemi per dormire, che sviluppano le sinergie dei distretti presenti sul territorio tra il settore tessile e le lavorazioni meccaniche verso l’arredamento.

A livello nazionale fatturato ed export in lieve crescita

Nel 2025 la filiera legno-arredo a livello nazionale ha registrato un fatturato in lieve crescita (+1,4%), sostenuto dal mercato interno pari a 33 miliardi di euro (+2%) e da un export che si è mantenuto pressoché stabile (+0,4%). “Un risultato tutt’altro che scontato – spiega il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin – che le nostre imprese adesso devono cercare di difendere, pur trovandosi, ancora una volta, a gestire una situazione complessa e imprevedibile. Il Covid prima, la guerra in Ucraina, i dazi Usa, la Guerra in Medio Oriente e il caro energia”.

Adesso, secondo Feltrin, “si rende ancor più necessario rafforzare la presenza internazionale delle imprese, accompagnandole con maggiore decisione nei processi di diversificazione verso nuovi mercati ad alto potenziale, riducendo al tempo stesso l’esposizione alle aree più instabili, difendendo il posizionamento del prodotto italiano su qualità e valore aggiunto, evitando dinamiche di competizione esclusivamente basate sul prezzo. I dati ci dicono che ci sono segnali di miglioramento del clima di fiducia da parte delle imprese, in particolare il saldo dei giudizi sugli ordini espresso a marzo 2026, pur mantenendosi negativo, torna a migliorare dopo i primi due mesi del 2026 di oltre 13 punti percentuali. Adesso le aziende non possono essere lasciate sole”.

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Leonardo Testai

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