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17 aprile 2026

L’Economia del Mare in Toscana vale quasi il 5% del Pil (e il 4,3% degli occupati)

A Genova il punto con istituzioni e sistema produttivo: malgrado la guerra, segnali positivi dal mercato dei megayacht.

Leonardo Testai
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Tra cantieristica, shipping e turismo, in Toscana l’Economia del Mare pesa per il 4,7% sul valore aggiunto regionale, contro l’11,3% nazionale, e per il 4,3% sull’occupazione regionale: sono i dati contenuti nel rapporto di Boston Consulting Group per Confindustria presentato oggi a Genova, nell’ambito dell’evento del progetto “Capitali dell’Economia del Mare” promosso dall’associazione. Al centro del confronto con istituzioni e sistema produttivo, la semplificazione normativa, l’innovazione e la formazione come leve per rafforzare la competitività, attrarre investimenti e sostenere l’occupazione qualificata, consolidando il ruolo dell’economia del mare nel futuro industriale del Paese. Tra i presenti, il ministro per la protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci, il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini.

“Il mare è il motore della nostra crescita, della nostra occupazione, del nostro benessere”, ha affermato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni in videocollegamento con l’evento. “Con oltre 200mila imprese e un milione di occupati – ha detto – l’economia del mare genera in Italia un valore aggiunto pari a 76 miliardi, siamo i primi in Europa per volume di merci movimentate a corto raggio, occupiamo i vertici dell’industria cantieristica e nautica ad alta complessità tecnologica con oltre il 40% del mercato mondiale nel settore dei superyacht e delle navi da crociera, un settore strategico che rende l’Italia protagonista nel Mediterraneo”.

Malgrado la guerra vanno forte i megayacht

Secondo il rapporto Bcg la filiera estesa della navalmeccanica in Italia genera circa 14,5 miliardi di valore aggiunto (circa l’1% del Pil nazionale), dando lavoro a quasi 180mila persone con oltre 14mila imprese, di cui il 40% attive nell’industria, il 5% nell’edilizia, il 22% nel commercio e il 33% negli altri servizi. Ogni milione di euro investito nella costruzione di una nave attiva circa 2,7 milioni in valore economico complessivo. A livello nazionale, il 60% dell’impatto economico rimane in Italia (1,1 milioni in effetti diretti, 0,6 milioni in effetti indiretti), mentre il restante 40% si distribuisce nella rete produttiva globale tra Germania (16%), Cina (13%), Francia e Usa (7% ciascuno). Con un valore complessivo delle esportazioni di 9,1 miliardi, l’Italia si conferma ai vertici della cantieristica navale europea, superando Germania, Paesi Bassi e Francia.

Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica, ha evidenziato che “come nautica italiana abbiamo più del 50% dell’export nei megayacht rispetto a tutta la produzione mondiale”, segmento in cui la Toscana è forte. “Abbiamo moltiplicatori finanziari (5.2) e occupazionali (7.1) importanti”, ha aggiunto, sottolineando che a ostacolare la crescita ci sono “pressione fiscale eccessiva, costo dell’energia, norme regolatorie nel rapporto con le pubbliche amministrazioni, tempi secolari della giustizia civile”. Le tensioni in Medio Oriente “influiscono sulla piccola nautica”, secondo Formenti, mentre “i grandi yacht stanno ancora viaggiando a gonfie vele”.

“Serve formare, avremo un fabbisogno di 175mila posti di lavoro”

A giudizio di Mario Zanetti, delegato di Confindustria all’Economia del mare, “quello che serve è lavorare sulla capacità di attrarre occupazione, occupazione qualificata, che vada a colmare un gap. Nel prossimo quinquennio avremo un fabbisogno di 175mila posti di lavoro”. Si tratta, secondo Zanetti, “di posti di lavoro qualificati, posti di lavoro che seguono l’innovazione che pervade tutti i settori, che anticipano le tendenze. Semplificando, innovando e formando riusciamo a chiudere questo gap e rendere l’economia del mare un elemento fondamentale per la competitività delle imprese del nostro Paese e quindi per il nostro Paese”.

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