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05 maggio 2026

Piccolo commercio in declino, Confesercenti chiede una legge speciale per Firenze

L’assemblea ha rieletto Claudio Bianchi come presidente dell’associazione metropolitana, con Ilaria Scarselli vice.

Leonardo Testai
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Una legge speciale per Firenze come strumento per riordinare il commercio e valorizzare gli esercizi di vicinato, scongiurando il pericolo della desertificazione a danno dei residenti: è stata questa una delle suggestioni emerse all’assemblea di Confesercenti Firenze Metropolitana, che ha rieletto all’unanimità Claudio Bianchi presidente, con Ilaria Scarselli vicepresidente e la sostanziale conferma di “un gruppo dirigente che ha dimostrato di funzionare” in anni difficili, secondo lo stesso Bianchi, dalla pandemia all’instabilità decretata dalle guerre dell’ultimo quadriennio.

Il documento politico presentato definisce il 2026 come un anno di “transizione fragile”. Sebbene si stimi una crescita del Pil tra lo 0,4% e lo 0,7%, il potere d’acquisto è minacciato da un’inflazione che potrebbe tornare al +2,9% a causa delle tensioni geopolitiche e del conflitto in Iran. L’emergenza prioritaria individuata da Confesercenti per Firenze è la desertificazione commerciale, “un fenomeno che colpisce duramente la coesione sociale e la sicurezza dei quartieri”, sostiene l’associazione, che fra i dieci punti fondamentali per il prossimo mandato pone in testa la valorizzazione dei negozi di vicinato come presidio sociale, e un nuovo impulso alla rigenerazione urbana trasformando i grandi contenitori dismessi in nuove opportunità di crescita per le piccole e medie imprese.

La proposta: una legge speciale per Firenze

Il presidente nazionale di Confesercenti Nico Gronchi, già al vertice del livello provinciale e regionale dell’associazione, ha ricordato l’impegno per costruire, “come faremo nelle prossime settimane, un grande progetto nazionale di rigenerazione urbana permetterà anche di affrontare le particolarità di città come questa”. Ma ha aperto anche a qualcosa di più specifico, parlando con i giornalisti a margine dei lavori assembleari: “In queste settimane – ha detto – è stata promulgata una legge su Roma capitale, e una legge speciale su Firenze”, costruita su quel modello, “potrebbe essere la strada principale” per risolvere “problemi particolari che andrebbero affrontati in maniera particolare”.

Gronchi ha ricordato che Firenze, con 350.000 abitanti, gestisce una pressione turistica di 20 milioni di presenze l’anno, una sproporzione che richiede strumenti eccezionali. La sindaca metropolitana Sara Funaro ha sostenuto la proposta di legge speciale: “Non vediamo perché alcune città che hanno le stesse nostre problematiche possano averla e Firenze no”, ha detto, sottolineando che contro la desertificazione commerciale in città “non bastano le politiche dei divieti” e che occorre “lavorare anche con azioni di stimolo per fare in modo che il commercio di vicinato, il commercio che fa parte dell’identità delle nostre città possa vivere”, citando come esempio l’intervento con fondi in via Guelfa per gli artigiani.

Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha confermato l’impegno regionale, sottolineando la necessità di “vedere il commerciante come soggetto non da tassare, ma da aiutare, perché la prossimità e il vicinato sono essenziali”, e annunciando “un supporto significativo per quello che riguarda Fidi Toscana e quello che sarà il supporto alla finanza”. E’ peraltro in arrivo, annuncia l Regione, il bando 2026 per la valorizzazione dei centri commerciali naturali: la giunta regionale ha approvato gli elementi base della selezione pubblica, curata da Toscana Promozione Turistica e gestita da Sviluppo Toscana, che punta al sostegno del commercio locale, del turismo ad esso legato e della digitalizzazione delle offerte e delle attività. La dotazione finanziaria è di 340mila euro.

A Firenze 4.600 negozi “di vicinato” persi in dieci anni

Dietro al dibattito istituzionale c’è una crisi documentata dai dati contenuto nel documento politico di Confesercenti Firenze, che rilancia numeri e tesi già evidenziati dall’associazione negli ultimi anni. Tra il 2015 e il 2025 in Toscana oltre 1,3 milioni di residenti hanno perso l’accesso a una o più attività commerciali di base. Su 201 comuni si è registrata la scomparsa di almeno una tipologia di esercizio: in 12 non ci sono più forni o panifici, in 36 è sparita la vendita di elettronica ed elettrodomestici, in 27 non esiste più un negozio di bevande, in 23 manca un punto vendita di ortofrutta.

Nel complesso delle attività di vicinato – commercio alimentare, bar, parrucchieri, servizi essenziali – la Toscana ha perso 4.600 imprese in dieci anni (-12,1%). Nei micro-comuni sotto i 5.000 abitanti la riduzione raggiunge il -17,8%, nei piccoli comuni il -13,9%. Il commercio al dettaglio in sede fissa conta oggi circa 48.000 imprese, con un calo del 15,2% rispetto al 2015, più marcato nei centri più piccoli (-18,5% sotto i 5.000 abitanti). Anche il commercio su aree pubbliche è in crisi strutturale: -20,9% in Toscana nell’ultimo decennio, con oggi un quarto dei posteggi totali vuoti e un crollo del valore delle licenze del 70%.

Il nuovo ecosistema digitale non compensa

La crescita della digital economy non colma il vuoto. In Toscana le imprese della cosiddetta economia digitale sono circa 10.009, con un aumento del 52,7% dal 2015, ma il dato è inferiore alla media nazionale (+79,4%). Crescono il commercio via internet (+169,1%), le attività postali e corrieri (+360%) e gli affittacamere e B&B (+46,7%, con un picco del +119,9% a Firenze), ma il commercio fisico continua a ridursi. Si crea così, secondo l’analisi, “un divario crescente tra aree con forte domanda – spesso urbane o turistiche – e territori interni in progressivo impoverimento”.

Le proposte avanzate da Gronchi, per Firenze così come per il livello nazionale, contemplano l’istituzione di zone economiche speciali con “abbattimento normativo, abbattimento fiscale, incentivi alle imprese”, e un modello europeo di Town center management capace di coinvolgere soggetti pubblici e privati per rilanciare i luoghi a partire da quello che già vi esiste. “I quartieri, le periferie delle nostre città sono ormai vittima di una trasformazione che sta desertificando e trasformando i luoghi della vita quotidiana di ognuno di noi”, ha concluso.

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Leonardo Testai

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