Ancora nessuna contromossa da parte di Banco Bpm – forse in attesa di alleati – per rilanciare sul progetto di fusione con Banca Mps: dal Cda dell’istituto lombardo, in una riunione durata cinque ore, non è fuoriuscita alcuna dichiarazione. Secondo alcune fonti, l’amministratore delegato Giuseppe Castagna avrebbe semplicemente aggiornato i consiglieri sulla situazione, senza però adottare nuove iniziative. L’attesa sembra essere quella di attendere una mossa da parte del Monte dei Paschi che possa riportare alla ribalta il progetto di aggregazione tra i due istituti.
Tuttavia attualmente, per effetto dell’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo, Mps è sottoposta a passivity rule e non potrà dunque avviare azioni difensive senza prima passare da un’assemblea straordinaria. Il prossimo Cda di Rocca Salimbeni è fissato per il 22 giugno, anche se all’ordine del giorno ci sarebbero soltanto le operazioni di riorganizzazione societaria di Mediobanca. Mps ha annunciato nei giorni scorsi che valuterà la proposta di Banco Bpm e l’Opas di Intesa: gli advisor sono Ubs e Bofa.
Il gruppo risultante da una fusione tra Mps e Bpm avrebbe una capitalizzazione superiore ai 50 miliardi di euro, una generazione potenziale di utile netto pari a circa 6 miliardi a regime e una posizione patrimoniale ai vertici del settore, con un Cet1 ratio fully loaded attorno al 15%. Le sinergie complessive stimate superano 1,1 miliardi di euro lordi annui: oltre 650 milioni deriverebbero dalla riduzione dei costi e circa 450 milioni dall’incremento dei ricavi. Di questi ultimi, circa 250 milioni sarebbero generati dall’integrazione delle reti commerciali e altri 200 milioni dall’ottimizzazione delle fabbriche prodotto. Banco Bpm stima inoltre una creazione di valore pari ad almeno 5,5 miliardi di euro al netto dei costi di integrazione. (lt)