La classifica dei miliardari di Forbes stavolta premia un outsider dell’élite economica italiana, ben poco conosciuto al di fuori del suo campo di attività: per la prima volta Andrea Pignataro, fondatore di Ion Group, è ufficialmente l’uomo più ricco d’Italia, superando nomi storici come Giovanni Ferrero, con un patrimonio stimato attorno ai 43 miliardi di dollari. Anche se Pignataro risiede a Sankt Moritz in Svizzera, la sua cassaforte (Bessel Capital) si trova in Lussemburgo, e il gruppo Ion ha sede Oltremanica: il patron, del resto, ha passaporto britannico. Ma ha anche un piede in Toscana: da più di due anni Ion è azionista col 32% di Cassa di Risparmio di Volterra, la seconda banca più grande in regione fra quelle che hanno sede e centri decisionali sul territorio, e la più grande fra quelle che sul territorio hanno anche gli azionisti di controllo.
Pignataro, classe 1970, bolognese di nascita, formazione matematica all’Imperial College di Londra e un dottorato in management alla Bocconi, un’esperienza da trader in Salomon Brothers negli anni ’90, nel 1999 ha costruito Ion Group che oggi è un attore di primo piano nei sistemi di trading, compliance e dati per banche, istituzioni e autorità pubbliche. Personaggio estremamente schivo, sono rarissime le sue interviste, e altrettanto rare le sue foto. Le sue aziende non sono quotate in Borsa. Un anno fa era stato accusato dalla procura di Bologna di aver eluso 1,2 miliardi di euro tra gli anni d’imposta 2016 e 2023, avendo spostato la residenza in Svizzera: chiuso il contenzioso col fisco con un accordo da 280 milioni, l’indagine è stata poi archiviata.
Un “cavaliere bianco” per Volterra
Le operazioni italiane di Ion negli ultimi anni, da acquisizioni come Cedacri (servizi di outsourcing per il settore bancario) e Cerved (credit information e credit management) ai piani di espansione nel credito e nei servizi, mostrano come Pignataro stia provando a intrecciare sistema finanziario tradizionale e tecnologia avanzata. Fra queste operazioni c’è anche l’ingresso nella Cassa di Risparmio di Volterra, banca territoriale toscana con radici che risalgono al XIX secolo e oltre 60 sportelli in regione. Nel 2023 l’istituto ha completato un importante aumento di capitale, passando da 72,3 a oltre 101 milioni di euro di capitale sociale per rispondere alle richieste di rafforzamento patrimoniale della Vigilanza bancaria.
In quella ricapitalizzazione è entrato anche il gruppo Ion, attraverso il veicolo Dgb Bidco, con una quota pari al 32% del capitale sociale, versando circa 15 milioni di euro per acquisire la partecipazione. La presenza di Ion nella compagine azionaria si è affiancata a quella della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra (49,9%), di Crédit Agricole Italia (7,6%), di Banca del Fucino (5,3%), di Net Insurance (3,2%) e della Fondazione Carismi (1,9%). L’ingresso di Ion ha aiutato a rafforzare i fondamentali patrimoniali della banca dopo un periodo complesso, offrendo un contributo concreto alle leve di sviluppo, dalla raccolta del risparmio al credito alle imprese, pur mantenendo la vocazione locale dell’istituto: le due fondazioni mantengono infatti la quota di controllo della Cassa di Risparmio.
Leonardo Testai