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17 febbraio 2026

La Diocesi di Firenze s’interroga sulla reindustrializzazione della Toscana

Per la prima volta, l’istituzione promuove un convegno su un tema del genere, ritenuto fondamentale per la coesione sociale.

Silvia Pieraccini
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Il peso dell’industria sul sistema economico toscano sta diminuendo. Ma al di là dei numeri, il fenomeno si traduce in minore ricchezza prodotta e distribuita, minori posti di lavoro qualificati, minori servizi ad alto valore aggiunto di supporto alla manifattura. Negli ultimi mesi la sfida della reindustrializzazione è stata al centro di un ‘Manifesto’ presentato, prima delle elezioni regionali, da tre economisti – Marco Buti, Stefano Casini Benvenuti e Alessandro Petretto – e anche di un pacchetto di proposte avanzate dai docenti del Dipartimento Scienze per l’economia e l’impresa (Disei) dell’Università di Firenze. Ora al dibattito si unisce la Diocesi di Firenze che, su iniziativa dell’arcivescovo Gherardo Gambelli, promuove un convegno per riflettere sui rischi del declino industriale e stimolare un cambio di passo. Mai era successo che la Diocesi si occupasse di un tema come questo.

Il programma del convegno

Al dibattito (in programma nell’arcivescovado il pomeriggio del 25 febbraio), aperto dall’arcivescovo, prenderanno parte il direttore dell’ufficio diocesano Problemi sociali e lavoro, don Giovanni Momigli; gli economisti Marco Buti, Marco Bellandi e Annalisa Caloffi; l’assessore regionale all’Economia, Leonardo Marras.

Le trasformazioni da governare

“Le trasformazioni sono inevitabili e anche auspicabili – afferma don Momigli – ma vanno governate per essere protagonisti del nostro futuro e sostenere un modello capace di produrre crescita diffusa, lavoro di qualità e redistribuzione della ricchezza, di utilizzare il potenziale generato dalla rivoluzione digitale guidata dall’intelligenza artificiale e di indirizzare la formazione e la conversione delle professionalità alle necessità lavorative in continuo divenire”.

Creare un contesto favorevole allo sviluppo è fondamentale

E aggiunge: “La sfida posta dalla crisi del manifatturiero richiede un surplus di pensiero e una visione relazionale dei ruoli e delle competenze. La parola chiave per guidare le riflessioni, le scelte e l’operatività dovrebbe essere interazione. Interazione fra ruoli e competenze; fra l’esperienza di chi già lavora e le caratteristiche dei giovani che stanno entrando nel mondo del lavoro; fra comparti produttivi diversi; fra competizione e sinergia territoriale. La creazione di un contesto favorevole è vitale per ogni singola impresa, come è fondamentale la coesione sociale”.

Autore:

Silvia Pieraccini

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