Curare l’ecosistema intorno alla propria industria, e diventare parte attiva nella formazione delle risorse umane del futuro: Paolo Noccioni, presidente di Nuovo Pignone-Baker Hughes, risponde così alla domanda sul “che fare?” per scongiurare il rischio di deindustralizzazione della Toscana, chiamando a raccolta i giornalisti in occasione dell’Annual Meeting di Firenze. “Se vogliamo che la Toscana non si deindustrializzi – spiega -, dobbiamo creare territori che siano accoglienti per industrie come noi: e questa cosa la raccontiamo continuamente, alle istituzioni e anche agli altri imprenditori con cui ci confrontiamo”.
Negli ultimi anni, ricorda Noccioni, “andiamo a raccontare la nostra storia in giro alle istituzioni perché pensiamo che possa essere di ispirazione, in qualche modo, anche per altre realtà industriali”. E qual è la ricetta per diventare grandi, non necessariamente un big da oltre 7mila dipendenti in Italia come Nuovo Pignone, pilastro di un colosso mondiale delle tecnologie per l’energia come Baker Hughes? “Nuovo Pignone sta in Italia e in questa regione in particolare da due secoli, e siamo stati in grado di crearci un indotto importante. Buona parte del nostro successo, devo dire, non è creato solo all’interno dell’azienda, ma deriva anche dalla nostra filiera esterna. Se posso dare un consiglio ad altri imprenditori, è quello di curare non solo la crescita della propria azienda, ma la crescita di tutto l’ecosistema che sta intorno”.
“Le tendenze demografiche ci preoccupano”
Il successo, sostiene il presidente di Nuovo Pignone, dipende anche da questo. “Noi stiamo investendo risorse importanti – dice – nel curare questo ecosistema. Siamo uno dei principali attori di Big Academy, insieme a altre grandi aziende, ed è uno sforzo per aumentare il livello manageriale delle piccole aziende che poi fanno parte delle nostre filiere. Noi lo vediamo, i nostri fornitori sono piccoli, non sono internazionali, ed è difficile portarli a competere a livello internazionale, quindi ci siamo presi cura di creare questa scuola di management, al cui interno portiamo anche la nostra esperienza manageriale. Io stesso vado a fare delle lezioni in Big Academy per cercare di elevare il tessuto delle piccole aziende italiane: questo credo sia un impegno che possa contribuire a evitare la deindustrializzazione”.
L’impegno in Big Academy, come quello nell’Its Prime (“linfa vitale per le nostre fabbriche, per portarci personale sempre più specializzato”), è una delle facce del lavoro di Nuovo Pignone sulla formazione in Toscana per il futuro dell’industria. “Un’azienda come la nostra – sottolinea ancora Noccioni – rimane in un territorio se ci sono le condizioni per essere competitivi a livello mondiale, e una delle principali è la disponibilità di risorse. Questa cosa ci preoccupa perché la demografia del paese ha una tendenza che non è esattamente quella che che vorremmo, ci sono sempre meno giovani, molti dei giovani laureati se ne vanno all’estero. Il sud ha le sue dinamiche, i suoi problemi, forse ancora più accentuati”.
“Le fabbriche oggi sono laboratori, non ci si sporca le mani”
Formazione, ma anche orientamento, “Le discipline Stem, che a noi servono tantissimo – prosegue il presidente di Nuovo Pignone -, non è che siano così tanto frequentate quanto ci servirebbe, quindi noi abbiamo un impegno su tutti i territori dove siamo presenti, anche per fare orientamento, abbiamo tante collaborazioni a partire dalle scuole superiori, ma ci portiamo anche i ragazzi delle scuole medie e soprattutto i genitori, perché poi sono quelli loro che dicono che le fabbriche non sono i luoghi migliori per lavorare”. Un mito da sfatare, secondo Noccioni: “Oggi le fabbriche sono laboratori, si lavora quasi come in un ufficio in cui si lavora con un tablet e un telefono, è difficile che ci si sporchino le mani. Non esiste più la forza nella fabbrica: oggi si lavora programmando le macchine, facendo sorveglianza e poco più”.
Leonardo Testai