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04 marzo 2026

Inclusione lavorativa, col progetto Soleil in Toscana “emergono” più di mille migranti

La Regione vorrebbe una legge che prenda le mosse dalla sperimentazione avviata due anni fa (e che scade a settembre).

Leonardo Testai
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Forse non moltissimi se si pensa all’estensione del fenomeno: tuttavia oltre mille lavoratori e lavoratrici migranti in Toscana ‘emergono’ da condizioni di sfruttamento, ricevendo in moti casi anche un’adeguata formazione professionale, grazie a Soleil (Servizi di Orientamento al Lavoro ed Empowerment Interregionale Legale). Un progetto che, in due anni, ha costruito una presa in carico integrata tra servizi pubblici e società civile, fino a portare la Regione a studiare un protocollo per rendere strutturale quella che oggi è una sperimentazione finanziata dallo Stato, e ad annunciare la volontà di emanare una legge regionale ad hoc per portare ben oltre la scadenza di settembre 2026 l’operatività del progetto.

Soleil è un partenariato interregionale biennale sostenuto dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali con 16,75 milioni di euro, con Regione Lazio capofila e la partecipazione di Abruzzo, Marche, Molise e Toscana. La quota destinata alla Toscana è pari a 4.750.000 euro, finanziata dai fondi del Pn Inclusione 21-27. “Un modello che deve essere esteso a livello nazionale”, secondo il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che ha partecipato a un convegno a Firenze nel quale si è fatto il punto sul progetto che “ha il vantaggio di mettere al centro la persona” e di contrastare “questa logica di sfruttamento, di competizione giocata non sulla qualità del lavoro, non sulla qualità dei prodotti, ma giocata unicamente sullo sfruttamento e sulla competizione al ribasso sulla vita e la qualità delle persone”.

Per tanti anche una casa e un percorso formativo

Soleil è stato concepito per strutturare sui territori una presa in carico integrata di persone migranti cadute nella rete o a rischio di sfruttamento e caporalato. Il dato che sintetizza l’impatto fin qui raggiunto in Toscana è quello delle 1.067 vittime o potenziali vittime di sfruttamento lavorativo che, al 31 dicembre scorso, hanno beneficiato delle attività di Soleil. La platea è composta in larga maggioranza da uomini (940, contro 127 donne) e proviene soprattutto da Pakistan (279 persone) e Bangladesh (192), con picchi di prese in carico nelle province di Firenze, Prato e Pistoia.

Per ciascun beneficiario il primo contatto ha significato almeno un’attività tra profilazione, orientamento ai servizi per il lavoro, tutela legale o mediazione linguistica-culturale. Su questa base si sono innestati i passi successivi: 229 persone coinvolte in percorsi di inserimento socio-lavorativo, 133 accompagnate verso alloggi dignitosi, 155 inserite in percorsi formativi. È in questa concatenazione – casa, formazione, reinserimento, tutela – che il progetto rivendica il salto di qualità rispetto a interventi frammentati, puntando su una filiera di servizi che prova a sottrarre i lavoratori alla ricattabilità tipica delle economie sommerse.

In Toscana, nel dettaglio, l’architettura operativa poggia su 35 sportelli e 6 reti territoriali pubblico-private. La filiera dei soggetti coinvolti include Anci Toscana, Arti – Agenzia Regionale Toscana per l’Impiego, Unioncamere Toscana e Comune di Viareggio (capofila della Rete Satis), oltre a una associazione temporanea di scopo composta da sindacati ed enti del Terzo settore.

Giani vuole una legge regionale ad hoc

“Vogliamo una legge regionale” che prenda le mosse dall’esperienza di Soleil “perché possa diventare norma la lotta allo sfruttamento lavorativo”, ha annunciato il presidente della Regione Eugenio Giani, secondo cui “codificandola in legge per poterla sviluppare potremmo attingere anche ai fondi europei, quelli che oggi si chiamano Fondo Sociale Europeo, nel nuovo settennato”. Nella stessa traiettoria si colloca l’assessore regionale al lavoro, Alberto Lenzi: “Crediamo molto in questo metodo interdisciplinare e sistemico con cui vogliamo impegnarci nella lotta allo sfruttamento lavorativo e vogliamo proseguire l’esperienza acquisita anche dopo che l’esaurimento dei fondi nazionali a disposizione”.

Un altro tassello emerso al convegno di Firenze è la richiesta della Cgil Toscana di introdurre “indici di coerenza in agricoltura” nella legge annunciata da Giani. Parallelamente al progetto Soleil, peraltro, la Filctem Cgil ha dato vita a un’azione sindacale, contrattuale, sperimentale e specifica di contrasto allo sfruttamento lavorativo nel distretto della moda fiorentino. In 14 aziende 487 lavoratori che lavoravano nelle filiere e negli appalti sono stati internalizzati dalla committenza o ricollocati (in totale sono stati gestiti 750 casi), mentre per altri 350 è stata fatta una contrattazione di secondo livello. 15 sono stati poi gli accordi quadro del sindacato per il reinserimento lavorativo con imprese, gruppi e associazioni datoriali. “Questo caso dimostra che il combinato tra la presa in carico individuale e l’azione contrattuale collettiva può essere una grande leva di contrasto allo sfruttamento lavorativo”, hanno detto Cgil e Filctem.

Tescaroli chiede tutele per chi collabora con la giustizia

Ospite del convegno di Firenze, il procuratore della Repubblica di Prato Luca Tescaroli ha richiamato il carattere strutturale del fenomeno: “Il contrasto allo sfruttamento lavorativo è assolutamente fondamentale in un Paese democratico”, ha detto, e “ancor di più in una realtà come quella pratese”, come le recenti vicende hanno dimostrato. “Da quando è stato effettuato l’appello a collaborare, nel febbraio 2025, ad oggi – ha sottolineato -, 190 lavoratori hanno assunto un atteggiamento di collaborazione. Lo hanno fatto anche alcuni imprenditori cinesi”.

Sul piano delle misure possibili, il magistrato indica un’ipotesi di estensione di tutele e incentivi: “Penso, ad esempio, all’opportunità che si estenda anche ai lavoratori stranieri che collaborano con la giustizia, e anche agli imprenditori che assumono un atteggiamento di collaborazione, la normativa già prevista per i testimoni e per i collaboratori di giustizia. Si potrebbe attribuire loro ad esempio la cittadinanza, posto che chi collabora in maniera leale e efficace dà un contributo importante e significativo alla vita della nazione. Ma molto altro si potrebbe fare, naturalmente”.

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Leonardo Testai

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